SPRINGFREESIA

La casa in collina


Era una casa nata dall’amore di suo padre per il suo paese natio. Ed era una casa che si animava e prendeva vita d’estate. Sorgeva arroccata sulle pendici della collina circondata da muretti di pietra a secco, da ginepri, pini marittimi, cipressi, tanta vegetazione spontanea in un verde che la calura estiva trasformava in sterpaglia imbiondita. Lei e i suoi fratelli ci passavano parte di questa stagione prima di prendere la via del mare e di terminare su una costa lontana i mesi estivi senza scuola e senza doveri di sorta. Amava quella casa. In un tempo lontano da bambina aveva  scritto un biglietto in cui, a settembre, e prima di tornare in pianura, aveva salutato la casa affettuosamente augurandosi di poterci presto ritornare e l’aveva lasciato nella sua cameretta. L’estate successiva il nonno le aveva detto di averlo ritrovato e gliene aveva parlato. Lei si era vergognata un po’ per questo, come se voler bene a quella casa la facesse sentire un po’ colpevole.Le sue giornate e quelle dei suoi fratelli in campagna  seguivano sempre un andamento morbido e legato all’  alternarsi del giorno e della notte e alla natura nelle sue manifestazioni più semplici: la scoperta di un nuovo formicaio, le piante di fragoline di bosco piantate dal nonno in giardino che punteggiavano di bianco la bordura e poi spuntavano, pigri pomeriggi passati all’ombra di un pino piantato sempre  dal nonno ascoltando su una sdraio le cicale  frinire ininterrottamente; il vento che a volte trasformava tranquilli pomeriggi estivi in serate insolitamente fredde in cui un golfino era davvero necessario se volevi perderti guardando le  stelle che popolavano, in tanta oscurità, il cielo.A volte, sporadicamente, con i suoi ci si recava anche in autunno e in primavera. Ed era allora che la vegetazione lì intorno si arricchiva di crochi, di viole mammole e di narcisi selvatici, prendendo il posto delle orchidee selvatiche, dei “bocca di leone” e delle rose canine ricordo di periodi più rigogliosi. Avvolti dalla pioggerella fitta fitta e sottile che preannunciava l’arrivo di una nuvola bassa dalla montagna.Era una casa in cui i pensieri prendevano la forma di un sogno lontano o di profonde riflessioni, sfumature azzurre, grigie e rosa-arancio di un’adolescente piena di perché. In cui l’odore del sole era catturato dal bucato che asciugava sventolando all’aperto. O il fresco intenso che seguiva all’eccessiva calura regalato a chi l’abitava dai muri spessi. Una casa accogliente ed essenziale. Custode di tanti piccoli segreti, dolci e un po’ meno.Una casa in cui lei, oggi, aveva difficoltà a fare ritorno, pur udendone il richiamo sommesso.
" Gargano - Tramonto ", Edenella su Flickr