Quand’è che si diventa pienamente madri? Quando la tua progettualità di vita inizia a contemplare la possibilità di dare vita ad altra vita? Quando leggi sul referto di laboratorio di essere rimasta incinta? O quando senti tuo figlio intorno al quarto mese, mentre il tuo seno e il tuo grembo si ingrossano e la pelle comincia a tendersi, muoversi lieve dentro di te? Oppure quando il partorire con dolore e con gioia ti lega indissolubilmente alla tua creatura?Personalmente credo di essere diventata realmente madre di mia figlia quando l’ostetrica me l’ha poggiata sul mio corpo perché lei potesse sentire il battito del mio cuore e calmarsi. In quel preciso istante lei, riconoscendomi, ha smesso di piangere per poi guardarmi come solo una neonata sa guardare la propria mamma. E questa promessa si è rinnovata il giorno successivo quando mi sono recata nella nursery dell‘ospedale per provare ad allattarla.Me lo ricordo ancora, nitidamente: lei era lì, in braccio alla puericultrice, neonata silenziosa e attenta, l’unica a non piangere in una marea di bebè pigolanti. In paziente attesa, nel suo tacere tranquillo e dignitoso.Mi pare quasi un miracolo vederla oggi, splendida adolescente, bellissima nel suo fascino così particolare e immodestamente modesta nel proclamarsi brutta pur non essendolo affatto. Oggi che può chiedermi cosmetici e cinture in prestito, che può condividere con me con piacere paritario momenti di disimpegno come lo shopping; che può parlarmi delle sue ansie, dei suoi progetti, delle sue prime riflessioni di vita. Oppure sentenziare con una maturità crescente sulle mie scelte o aspetti anche pratici del mio vissuto. Spesso cogliendo nel segno.So bene che i figli ci sono soltanto stati concessi in prestito e momentaneamente. E so benissimo che la vita la porterà lontano da me. L’ho già messo in conto da tempo immemore; da quando, appunto, ho capito che quella bimbetta avrebbe fatto parte della mia quotidianità per sempre. Fisicamente presente o non, avrebbe occupato un posto notevole nel mio universo personale e colorato di sentimenti contrastanti la mia emotività. Ma che non sarebbe mai stata di mia proprietà.Guardandola prepararsi per uscire con le sue amiche in questa serata di sabato mettendo la cura e la passione che contraddistinguono le cose importanti e gli amori della sua vita, mi sento al tempo stesso fragile e forte: per lei che si sta aprendo alla vita quasi pronta a spiccare il volo, per me che solo di recente ho imparato ad accettare serenamente ciò che la vita al minuto mi propone.
Mother & Daughter
Quand’è che si diventa pienamente madri? Quando la tua progettualità di vita inizia a contemplare la possibilità di dare vita ad altra vita? Quando leggi sul referto di laboratorio di essere rimasta incinta? O quando senti tuo figlio intorno al quarto mese, mentre il tuo seno e il tuo grembo si ingrossano e la pelle comincia a tendersi, muoversi lieve dentro di te? Oppure quando il partorire con dolore e con gioia ti lega indissolubilmente alla tua creatura?Personalmente credo di essere diventata realmente madre di mia figlia quando l’ostetrica me l’ha poggiata sul mio corpo perché lei potesse sentire il battito del mio cuore e calmarsi. In quel preciso istante lei, riconoscendomi, ha smesso di piangere per poi guardarmi come solo una neonata sa guardare la propria mamma. E questa promessa si è rinnovata il giorno successivo quando mi sono recata nella nursery dell‘ospedale per provare ad allattarla.Me lo ricordo ancora, nitidamente: lei era lì, in braccio alla puericultrice, neonata silenziosa e attenta, l’unica a non piangere in una marea di bebè pigolanti. In paziente attesa, nel suo tacere tranquillo e dignitoso.Mi pare quasi un miracolo vederla oggi, splendida adolescente, bellissima nel suo fascino così particolare e immodestamente modesta nel proclamarsi brutta pur non essendolo affatto. Oggi che può chiedermi cosmetici e cinture in prestito, che può condividere con me con piacere paritario momenti di disimpegno come lo shopping; che può parlarmi delle sue ansie, dei suoi progetti, delle sue prime riflessioni di vita. Oppure sentenziare con una maturità crescente sulle mie scelte o aspetti anche pratici del mio vissuto. Spesso cogliendo nel segno.So bene che i figli ci sono soltanto stati concessi in prestito e momentaneamente. E so benissimo che la vita la porterà lontano da me. L’ho già messo in conto da tempo immemore; da quando, appunto, ho capito che quella bimbetta avrebbe fatto parte della mia quotidianità per sempre. Fisicamente presente o non, avrebbe occupato un posto notevole nel mio universo personale e colorato di sentimenti contrastanti la mia emotività. Ma che non sarebbe mai stata di mia proprietà.Guardandola prepararsi per uscire con le sue amiche in questa serata di sabato mettendo la cura e la passione che contraddistinguono le cose importanti e gli amori della sua vita, mi sento al tempo stesso fragile e forte: per lei che si sta aprendo alla vita quasi pronta a spiccare il volo, per me che solo di recente ho imparato ad accettare serenamente ciò che la vita al minuto mi propone.