SPRINGFREESIA

La Ballerina e il Pierrot


Quando una donna ritocca il proprio look o potenzia il proprio istinto di nidificazione cambiando qualcosa nell’assetto della casa è segnale inequivocabile di un qualche cambiamento; una sorta di cartina al tornasole che  comunica come qualcosa stia mutando o sia già mutato nella sua quotidianità, personale o domestica che sia.Decidere di rinfrescare casa era stato, per lei, il primo passo avanti  verso una nuova emancipazione soprattutto di natura mentale. Seguito dal difficile compito, una volta ultimata l’operazione pitturazione della suddetta dimora, di deciderne la riorganizzazione spazio-logistica.Per ovvii motivi di natura pratica aveva risistemato la mobilia originaria rispettando, di ciascun pezzo, l’ordine che quest’ultimo si era guadagnato precedentemente nei vari ambienti. Ma con i complementi d’arredo, la faccenda era andata ben diversamente.I soprammobili erano stati drasticamente ridotti all’essenziale, argenteria compresa, confinati in un piccolo ripostiglio tra le cose ormai messe da parte, a beneficio di pochi oggetti di ceramica che ai suoi occhi avevano conservato un certo  valore. Il dilemma le si era ripresentato a proposito dei quadri; ne aveva riconfermati alcuni e scartati altri. Tra questi ultimi quello della Ballerina ritratta in compagnia del Pierrot.Era un dipinto ad olio che ricordava per fattura e ambientazione certe tele impressioniste, di ottima tecnica; lo aveva comperato, quand’era ancora sposata, da un privato che lo aveva ricevuto in eredità e che voleva disfarsene. L’acquisto del quadro, lo ricordava ancora nitidamente, era stato all’epoca  occasione di una vivace discussione col suo ex-marito, assolutamente contrario a quella che aveva definito“una sua iniziativa unilaterale”. Alla fine l’aveva spuntata, mettendolo davanti a fatto compiuto. E la Ballerina col Pierrot era stato affidato alle mani di un buon corniciaio che aveva sostituito la vecchia cornice in stile veneziano, panna e oro, con una nuova che si intonava meglio a quel soggiorno lineare e moderno.Diventando a pieno titolo un elemento importante di quella stanza.Spesso si era chiesta cosa ci fosse in quello sguardo pacato, quasi rassegnato della ballerina avvolta in strati e strati di tulle, seduta su un sofà d’epoca con il Pierrot raffigurato con la stessa espressione distaccata, anche se non melanconica, della sua compagna. La cosa sconcertante, e solo ora se ne rendeva perfettamente conto,  era che i loro sguardi non si incontrassero affatto. Il pittore li aveva come imprigionati sotto una campana trasparente, ma tangibilissima, d’indifferenza e incomunicabilità.Aveva fantasticato anche sul perché di quell’accadimento: noia? Amore disilluso? Profonda sofferenza? E siccome era stanca di quella fanciulla triste e sola seppure in compagnia del suo Pierrot, aveva deciso di provare a rivendere il dipinto portandolo dallo stesso corniciaio che lo aveva risistemato e che, a tempo perso, era anche mercante d’arte.I due avevano stazionato tra tele di ogni forma, dimensione e soggetto, alcune davvero improbabili, per ben cinque mesi senza che nessuno se ne innamorasse come lei sola lo era stata un tempo, quando aveva deciso di  prenderli sotto la sua ala protettiva e se li era portati a casa. Ma col trascorrere delle settimane e preso atto della situazione, lei era ritornata dall’artigiano che le aveva spiegato che non era riuscito a vendere l’opera, seppur di buona tecnica, per il prezzo da lei richiesto. Era un periodo di crisi per tutti, si sa, e i quadri erano pur sempre un oggetto superfluo, specialmente se non a buonissimo mercato.Lei l’aveva ringraziato e se l’era ripreso senza tentare altre strade. A casa aveva con delicatezza ripulito cornice e vetro e l’aveva appeso in un punto differente della sala. La Ballerina era ancora lì, con il suo carico di aspettative non pienamente soddisfatte ma tuttavia ancora col suo Pierrot. Si chiese cosa avesse tutto ciò voluto comunicarle, dal momento che l’esperienza le aveva insegnato che tutto ciò che avviene nella vita è raro che abbia carattere di casualità. E continuò a chiederselo per tutta la serata, senza sapersi dare risposta, tra il disbrigo di una cosa e l’altra, fino a quando decise che ne aveva abbastanza e che era ora di andare a dormire. La notte le avrebbe, come al solito, portato consiglio. Spense la lampada di Castelli e silenziosamente andò via. Domani, forse … E fu allora che la Ballerina prese vita. Guardò a lungo negli occhi il suo Pierrot  titubante scrutandolo con tranquilla fermezza quasi a infondergli una forza che lui, forse, ancora non possedeva. Poi riprese le sue solite sembianze e tutto, nella stanza, tornò così com’era.
" Prima Ballerina ",  Edva Ferenci