Martina si svegliò con la luce che filtrava attraverso la pesante tapparella di legno della sua cameretta ed il pensiero andò subito alla giornata che l’attendeva.Era giorno di consegna della pagella, in un’estate di fine giugno del suo paese.Si sentì un po’ emozionata per questo, come poteva esserlo una bambina di otto anni e pensò, pregustandoli, ai momenti che avrebbero caratterizzato quella giornata: sarebbe stato un giorno di scuola inusuale, senza compiti né valutazioni, in cui avrebbe festeggiato con i suoi compagni e la sua maestra l’inizio delle vacanze estive. Avrebbero fatto merenda a metà mattinata con i dolcini preparati dalle mamme, giocato in cortile e poi, a fine orario, avrebbe ricevuto il frutto del lavoro di quell’anno scolastico dalle mani dell’ insegnante, da mostrare con orgoglio alla sua mamma e al suo papà , di cui vantarsi con i nonni entrambi ex insegnanti…e poi non osava pensare al pomeriggio…a quando avrebbe rivendicato il suo pieno diritto di scolara studiosa, uscendo a passeggio con il nonno per farsi comperare un piccolo dono, non sapendo ancora se scegliere una borsina di pelle rossa simile a quella della mamma con una lunga tracolla a catena o un libro dal titolo invitante occhieggiato nella vetrina del giornalaio della piazza grande, a pochi passi dall’austero ed antico edificio di fine ‘700 che ospitava ancora il palazzo di città, col suo orologio in cima che lei poteva sentire di notte quando era abbastanza caldo e afoso per poter dormire con le imposte aperte.Indossò il vestitino di piquet rosa smerlato di blu. Sapeva di buono ed era stato appena stirato e inamidato dalla sua mamma. Era ora di mettersi in cammino, pochi passi per la sua scuola. Solo che oggi poteva comodamente lasciare a casa grembiule e cartella rossa, la maestra aveva deciso che ne avrebbero fatto a meno, e concentrare tutta la sua attenzione sul vassoietto di dolci badando a non inclinarlo troppo, come le avevano ampiamente raccomandato .Lungo il tragitto rondini sfreccianti e impazzite in un cielo azzurrissimo senza ombra di nuvole e un’aria tiepida che le riportava qualche voce raminga o una canzone suonata alla radio e sbandierata un po’ troppo a volume alto; agli angoli delle stradine un refolo di vento fresco che sapeva di piante di basilico e di profumo di fiori di geranio. Sotto i suoi sandaletti morbidi l’irregolarità dei lastroni di pietra lucida che quando pioveva doveva stare attenta a calpestare per non scivolare e finire a terra. Eh, si…la vita poteva davvero essere bella per una bambina con le treccine della sua età. Soprattutto se le rimandava bei pensieri e prospettive di vita infinite. Facendola inorgoglire nel sentirsi grande ed apprezzata e al centro di una festa, oggi, tutta per lei.
La pagella
Martina si svegliò con la luce che filtrava attraverso la pesante tapparella di legno della sua cameretta ed il pensiero andò subito alla giornata che l’attendeva.Era giorno di consegna della pagella, in un’estate di fine giugno del suo paese.Si sentì un po’ emozionata per questo, come poteva esserlo una bambina di otto anni e pensò, pregustandoli, ai momenti che avrebbero caratterizzato quella giornata: sarebbe stato un giorno di scuola inusuale, senza compiti né valutazioni, in cui avrebbe festeggiato con i suoi compagni e la sua maestra l’inizio delle vacanze estive. Avrebbero fatto merenda a metà mattinata con i dolcini preparati dalle mamme, giocato in cortile e poi, a fine orario, avrebbe ricevuto il frutto del lavoro di quell’anno scolastico dalle mani dell’ insegnante, da mostrare con orgoglio alla sua mamma e al suo papà , di cui vantarsi con i nonni entrambi ex insegnanti…e poi non osava pensare al pomeriggio…a quando avrebbe rivendicato il suo pieno diritto di scolara studiosa, uscendo a passeggio con il nonno per farsi comperare un piccolo dono, non sapendo ancora se scegliere una borsina di pelle rossa simile a quella della mamma con una lunga tracolla a catena o un libro dal titolo invitante occhieggiato nella vetrina del giornalaio della piazza grande, a pochi passi dall’austero ed antico edificio di fine ‘700 che ospitava ancora il palazzo di città, col suo orologio in cima che lei poteva sentire di notte quando era abbastanza caldo e afoso per poter dormire con le imposte aperte.Indossò il vestitino di piquet rosa smerlato di blu. Sapeva di buono ed era stato appena stirato e inamidato dalla sua mamma. Era ora di mettersi in cammino, pochi passi per la sua scuola. Solo che oggi poteva comodamente lasciare a casa grembiule e cartella rossa, la maestra aveva deciso che ne avrebbero fatto a meno, e concentrare tutta la sua attenzione sul vassoietto di dolci badando a non inclinarlo troppo, come le avevano ampiamente raccomandato .Lungo il tragitto rondini sfreccianti e impazzite in un cielo azzurrissimo senza ombra di nuvole e un’aria tiepida che le riportava qualche voce raminga o una canzone suonata alla radio e sbandierata un po’ troppo a volume alto; agli angoli delle stradine un refolo di vento fresco che sapeva di piante di basilico e di profumo di fiori di geranio. Sotto i suoi sandaletti morbidi l’irregolarità dei lastroni di pietra lucida che quando pioveva doveva stare attenta a calpestare per non scivolare e finire a terra. Eh, si…la vita poteva davvero essere bella per una bambina con le treccine della sua età. Soprattutto se le rimandava bei pensieri e prospettive di vita infinite. Facendola inorgoglire nel sentirsi grande ed apprezzata e al centro di una festa, oggi, tutta per lei.