Che voglia antica in questa pigra mattinata di fine agosto di riscoprire gusti, sensazioni, profumi e immagini lontane … Di un tempo in cui la principale preoccupazione di mia madre era quella di monitorare attentamente il passaggio da una stagione all’altra scegliendo per tutti noi abiti di medio peso per la primavera e l’autunno, o in cui la scansione, regolare e sistematica del tempo suddiviso in dodici mesi era annunciata da frutta e prodotti della terra propri del tempo vissuto: una fetta di pane, olio e pomodoro per le mie merende estive, odore di sterpaglie bruciate in campagna al passaggio da un campo di grano all’altro a fine giugno, la raccolta delle more mature dal gusto dolce e discreto in estate, uva da luglio a settembre e profumo di mosto per le strade del mio paese. A novembre l’odore pungente e fresco delle olive macinate proveniente dai frantoi, dicembre annunciato dall’ aroma lieve di cannella. E poi profumo di arancia appena sbucciata che mi accoglieva al mio ritorno da scuola, mescolato buffamente e dispettosamente alla fragranza del pane comprato di fresco fino alle prime avvisaglie di primavera…Quanta nostalgia e quanto desiderio di ristabilire equilibrio in giornate, mesi, stagioni in un’epoca in cui tutto oramai si confonde in un’uniformità che ti lascia con un senso di indifferenza e che non ti appaga…dalle scaffalature straripanti di cibi disponibilissimi in ogni periodo dell’anno, al cotone, alla seta e alle stoffe leggere accostate alle pesantezze invernali che non lasciano più margine ai nostri desiderata e all’immaginazione…bianco e nero senza sfumature intermedie che ci permettano di colorare compiutamente le nostre ore, valorizzando anche quei piccoli momenti all’apparenza insignificanti…A me resta il ricordo di crostate di marmellata di mele cotogne, il calore ruvido e schietto di un golfino di lana fatto ai ferri per l’inverno, il caldo secco e intenso che accompagnava la festa patronale del mio paese e che segnava definitivamente l’arrivo della bella stagione, l’odore forte e deciso di un temporale estivo in tutta la sua fragorosa bellezza.
Crostata di mele cotogne
Che voglia antica in questa pigra mattinata di fine agosto di riscoprire gusti, sensazioni, profumi e immagini lontane … Di un tempo in cui la principale preoccupazione di mia madre era quella di monitorare attentamente il passaggio da una stagione all’altra scegliendo per tutti noi abiti di medio peso per la primavera e l’autunno, o in cui la scansione, regolare e sistematica del tempo suddiviso in dodici mesi era annunciata da frutta e prodotti della terra propri del tempo vissuto: una fetta di pane, olio e pomodoro per le mie merende estive, odore di sterpaglie bruciate in campagna al passaggio da un campo di grano all’altro a fine giugno, la raccolta delle more mature dal gusto dolce e discreto in estate, uva da luglio a settembre e profumo di mosto per le strade del mio paese. A novembre l’odore pungente e fresco delle olive macinate proveniente dai frantoi, dicembre annunciato dall’ aroma lieve di cannella. E poi profumo di arancia appena sbucciata che mi accoglieva al mio ritorno da scuola, mescolato buffamente e dispettosamente alla fragranza del pane comprato di fresco fino alle prime avvisaglie di primavera…Quanta nostalgia e quanto desiderio di ristabilire equilibrio in giornate, mesi, stagioni in un’epoca in cui tutto oramai si confonde in un’uniformità che ti lascia con un senso di indifferenza e che non ti appaga…dalle scaffalature straripanti di cibi disponibilissimi in ogni periodo dell’anno, al cotone, alla seta e alle stoffe leggere accostate alle pesantezze invernali che non lasciano più margine ai nostri desiderata e all’immaginazione…bianco e nero senza sfumature intermedie che ci permettano di colorare compiutamente le nostre ore, valorizzando anche quei piccoli momenti all’apparenza insignificanti…A me resta il ricordo di crostate di marmellata di mele cotogne, il calore ruvido e schietto di un golfino di lana fatto ai ferri per l’inverno, il caldo secco e intenso che accompagnava la festa patronale del mio paese e che segnava definitivamente l’arrivo della bella stagione, l’odore forte e deciso di un temporale estivo in tutta la sua fragorosa bellezza.