Sedeva sulla panca di legno a capo chino sul fumetto intento a leggere storie e storie del topo investigatore. Zaino in spalla e infagottato nell’husky trapuntato blu, le gambe penzoloni in moto perenne“Raffaele!”, il richiamo su due toni che aspettava, e il fumetto finì in quattro e quattr’otto nel tascone anteriore dello zaino mentre il bimbo saltava in terra pronto a mettersi in cammino per tornare a casa. “ Ciao, Mirella! “, un saluto alla portinaia che lo ricambiò annuendo e seguitando a lavorare il centrino all’uncinetto e poi in cortile.La mamma gli sorrise e gli scompigliò i capelli, come al solito. Era un gesto d’affetto sostitutivo del bacio che gli aveva riservato quando frequentava la materna e da cui, già da allora, puntualmente si ripuliva col dorso della mano. Roba da piccoli, assolutamente non degna di un bambino delle elementari …Lasciò, però, che lei gli sfilasse la borsa e se la mettesse a tracolla. Troppo peso anche per un ragazzino grande come lui!“ Andiamo a casa in macchina o a piedi? “, le chiese“ Ma no, pigrone, oggi a piedi. Sono tornata prima dal lavoro e ho potuto parcheggiare con calma”, gli spiegò lei, rinunciando a prenderlo per mano. Anche quello era diventato un gesto obsoleto tra loro due, per cui si accontentò di trollerellargli di fianco, arrancando sulle scarpe a tacco alto.“ E allora com’è … “ “ Sssst, qualcuno potrebbe sentirti, mamma!, la ammonì lui guardandosi furtivo attorno. Anche l’andamento della giornata era questione riservatissima, da trattarsi a porte chiuse“ Raff, ma sei davvero impossibile!”, non potè fare a meno di sbottare tra il serio e il faceto.“ Uffi, tutto bene ti dico, ok?”, la liquidò lui in poco tempo. Ma durò pochissimo perché dopo nemmeno un minuto decise di tirare fuori il rospo“ Oggi giornata sfigata: due verifiche, una di matematica e una di ita … e la maestra di immagine che voleva a tutti i costi che disegnassi una ranocchia copiandola dalla lavagna …ma sai cos’è successo? è suonata la campanella dell’ultima ora e mi sono salvato! Bella fortuna …”“Eh, già “, gli fece lei conciliante, “ … ma la prossima volta..?”Lui fece spallucce.“ La prossima volta si vedrà. Maura ha litigato con Michela e tutte le femmine si sono allontanate dall’aula con la maestra per chiarire…”, iniziò con tono misterioso“ E voi …?”, volle sapere la mamma.“ Noi in silenzio in aula a origliare…abbiamo sentito praticamente tutto, sai? La maestra ha voluto che si abbracciassero e facessero pace, poi sono rientrate. Siamo scesi giù in cortile con cinque minuti di ritardo, quindi meno ricreazione del solito … “ prese a narrare. E continuò sciorinando di Gianni che era stato rifiutato da Maura, nonostante le avesse scritto cinque dico cinque bigliettini decorati con i cuoricini; di Antonio che aveva fatto ridere tutti quando, rispondendo all’insegnante perché le foglie in autunno fossero marroni, aveva detto che era perché si erano abbronzate in estate, di Louis che non gli aveva apposta passato la palla quando avevano giocato a calcio (“Mi hanno messo in porta ma domani gli dico che sempre io no …”). Evitando una pozzanghera e provando, invece, a schiacciare un mucchio di foglie secche per vedere se facevano rumore. Salutando con un cenno di mano e un doveroso “ciao” il signore del secondo piano, per poi cedere all’ attrazione fatale di una lattina vuota calciata ad effetto e portata con sé per un bel pezzo di strada fino all’angolo della via in cui abitava.“ Come va l’appetito?”, chiese lei“ Da lupi. Ho una gran fame, “ gli confermò come al solito lui, lanciandosi subito dopo nella progettazione del pomeriggio al netto dei compiti scolastici“ Mamma, oggi hai da fare?, perché vorrei invitare da noi Federico … “ esordì speranzosamente.” Mi dispiace, amore; oggi ho un rientro; tu e Emma starete con Fabiola “, spiegò lei con calma.Un attimo di silenzio. E poi un sospirone “ E vabbè…ma magari per questo fine settimana … ““ Si può provare a combinare “, gli promise lei, conciliante.Un attimo e già sul pianerottolo. “ Oggi apro io la porta di casa “, propose volenteroso e cominciò ad armeggiare. Questione di mesi e avrebbe avuto anche lui come Emma sua sorella il suo personale mazzo di chiavi.“ Di corsa in bagno a lavarti le mani; tra cinque minuti metto in tavola”, gli ricordò lei con decisione, ma lui era già in camera a sbirciare con orgoglio la figurina rara che era riuscito dopo mille trattative ad avere. La nascose con cura in uno scomparto appartato della sua scrivania, ripromettendosi di metterla nel box di plastica rossa assieme alle altre per poi vantarsene l’indomani a scuola, magari proprio con Louis, già da un bel po’ alla ricerca di quella preziosità.“ A tavola ! “. Un ultimo sguardo al suo piccolo e interessante mondo. Poi di corsa fischiettando in cucina, al seguito di un invitante profumino di spaghetti al pomodoro, in compagnia della mamma tra una chiacchiera, una facezia e qualche scaramuccia con Emma, il suo mito e il suo cruccio, tra poco di ritorno anche lei dal liceo. Raffaele si tolse con calma gli occhiali per evitare che si appannassero per il vapore.“ Spaghetti stupendi, mamma! ““ Grazie, micio. Vedi di fargli onore “, lo ringraziò lei davanti alla sua fettina con insalatina.“ Puoi scommetterci “, fu la sua replica convinta. E per un attimo fu silenzio molto interessato.Poi il trillo del campanello.“ Emma! Scommetti che anche oggi non ha voglia di entrare con le sue chiavi?” le rimarcò con fare da gran saputello.“ Vedremo “, fu la sua replica paziente.Ma il chiaro rumore della chiave che girava nella toppa fugò ogni dubbio. E a Raffaele non restò che continuare ad arrotolare spaghetti riflettendo sulla imprevedibilità dell’ universo femminile di sua conoscenza.“ Ciao, gente! Rispondo a un messaggino e sono da voi … “ esordì una vocina squillante e decisa.“ Ok, ma vedi di fare velocemente; noi siamo già a tavola … “. Pazienza o pacata rassegnazione?Cose di ordinaria amministrazione, apparentemente prive di significato per qualcun altro ma quanto, invece, significative per lei …Momenti di routine familiare. Affettuosamente scontati, banalmente ripetitivi ma rassicuranti, lenti ma chiari e forti segnali di vita che scorre. Come acqua di fiume che va al mare." Walking " di Ulfio
Piccolo mondo antico
Sedeva sulla panca di legno a capo chino sul fumetto intento a leggere storie e storie del topo investigatore. Zaino in spalla e infagottato nell’husky trapuntato blu, le gambe penzoloni in moto perenne“Raffaele!”, il richiamo su due toni che aspettava, e il fumetto finì in quattro e quattr’otto nel tascone anteriore dello zaino mentre il bimbo saltava in terra pronto a mettersi in cammino per tornare a casa. “ Ciao, Mirella! “, un saluto alla portinaia che lo ricambiò annuendo e seguitando a lavorare il centrino all’uncinetto e poi in cortile.La mamma gli sorrise e gli scompigliò i capelli, come al solito. Era un gesto d’affetto sostitutivo del bacio che gli aveva riservato quando frequentava la materna e da cui, già da allora, puntualmente si ripuliva col dorso della mano. Roba da piccoli, assolutamente non degna di un bambino delle elementari …Lasciò, però, che lei gli sfilasse la borsa e se la mettesse a tracolla. Troppo peso anche per un ragazzino grande come lui!“ Andiamo a casa in macchina o a piedi? “, le chiese“ Ma no, pigrone, oggi a piedi. Sono tornata prima dal lavoro e ho potuto parcheggiare con calma”, gli spiegò lei, rinunciando a prenderlo per mano. Anche quello era diventato un gesto obsoleto tra loro due, per cui si accontentò di trollerellargli di fianco, arrancando sulle scarpe a tacco alto.“ E allora com’è … “ “ Sssst, qualcuno potrebbe sentirti, mamma!, la ammonì lui guardandosi furtivo attorno. Anche l’andamento della giornata era questione riservatissima, da trattarsi a porte chiuse“ Raff, ma sei davvero impossibile!”, non potè fare a meno di sbottare tra il serio e il faceto.“ Uffi, tutto bene ti dico, ok?”, la liquidò lui in poco tempo. Ma durò pochissimo perché dopo nemmeno un minuto decise di tirare fuori il rospo“ Oggi giornata sfigata: due verifiche, una di matematica e una di ita … e la maestra di immagine che voleva a tutti i costi che disegnassi una ranocchia copiandola dalla lavagna …ma sai cos’è successo? è suonata la campanella dell’ultima ora e mi sono salvato! Bella fortuna …”“Eh, già “, gli fece lei conciliante, “ … ma la prossima volta..?”Lui fece spallucce.“ La prossima volta si vedrà. Maura ha litigato con Michela e tutte le femmine si sono allontanate dall’aula con la maestra per chiarire…”, iniziò con tono misterioso“ E voi …?”, volle sapere la mamma.“ Noi in silenzio in aula a origliare…abbiamo sentito praticamente tutto, sai? La maestra ha voluto che si abbracciassero e facessero pace, poi sono rientrate. Siamo scesi giù in cortile con cinque minuti di ritardo, quindi meno ricreazione del solito … “ prese a narrare. E continuò sciorinando di Gianni che era stato rifiutato da Maura, nonostante le avesse scritto cinque dico cinque bigliettini decorati con i cuoricini; di Antonio che aveva fatto ridere tutti quando, rispondendo all’insegnante perché le foglie in autunno fossero marroni, aveva detto che era perché si erano abbronzate in estate, di Louis che non gli aveva apposta passato la palla quando avevano giocato a calcio (“Mi hanno messo in porta ma domani gli dico che sempre io no …”). Evitando una pozzanghera e provando, invece, a schiacciare un mucchio di foglie secche per vedere se facevano rumore. Salutando con un cenno di mano e un doveroso “ciao” il signore del secondo piano, per poi cedere all’ attrazione fatale di una lattina vuota calciata ad effetto e portata con sé per un bel pezzo di strada fino all’angolo della via in cui abitava.“ Come va l’appetito?”, chiese lei“ Da lupi. Ho una gran fame, “ gli confermò come al solito lui, lanciandosi subito dopo nella progettazione del pomeriggio al netto dei compiti scolastici“ Mamma, oggi hai da fare?, perché vorrei invitare da noi Federico … “ esordì speranzosamente.” Mi dispiace, amore; oggi ho un rientro; tu e Emma starete con Fabiola “, spiegò lei con calma.Un attimo di silenzio. E poi un sospirone “ E vabbè…ma magari per questo fine settimana … ““ Si può provare a combinare “, gli promise lei, conciliante.Un attimo e già sul pianerottolo. “ Oggi apro io la porta di casa “, propose volenteroso e cominciò ad armeggiare. Questione di mesi e avrebbe avuto anche lui come Emma sua sorella il suo personale mazzo di chiavi.“ Di corsa in bagno a lavarti le mani; tra cinque minuti metto in tavola”, gli ricordò lei con decisione, ma lui era già in camera a sbirciare con orgoglio la figurina rara che era riuscito dopo mille trattative ad avere. La nascose con cura in uno scomparto appartato della sua scrivania, ripromettendosi di metterla nel box di plastica rossa assieme alle altre per poi vantarsene l’indomani a scuola, magari proprio con Louis, già da un bel po’ alla ricerca di quella preziosità.“ A tavola ! “. Un ultimo sguardo al suo piccolo e interessante mondo. Poi di corsa fischiettando in cucina, al seguito di un invitante profumino di spaghetti al pomodoro, in compagnia della mamma tra una chiacchiera, una facezia e qualche scaramuccia con Emma, il suo mito e il suo cruccio, tra poco di ritorno anche lei dal liceo. Raffaele si tolse con calma gli occhiali per evitare che si appannassero per il vapore.“ Spaghetti stupendi, mamma! ““ Grazie, micio. Vedi di fargli onore “, lo ringraziò lei davanti alla sua fettina con insalatina.“ Puoi scommetterci “, fu la sua replica convinta. E per un attimo fu silenzio molto interessato.Poi il trillo del campanello.“ Emma! Scommetti che anche oggi non ha voglia di entrare con le sue chiavi?” le rimarcò con fare da gran saputello.“ Vedremo “, fu la sua replica paziente.Ma il chiaro rumore della chiave che girava nella toppa fugò ogni dubbio. E a Raffaele non restò che continuare ad arrotolare spaghetti riflettendo sulla imprevedibilità dell’ universo femminile di sua conoscenza.“ Ciao, gente! Rispondo a un messaggino e sono da voi … “ esordì una vocina squillante e decisa.“ Ok, ma vedi di fare velocemente; noi siamo già a tavola … “. Pazienza o pacata rassegnazione?Cose di ordinaria amministrazione, apparentemente prive di significato per qualcun altro ma quanto, invece, significative per lei …Momenti di routine familiare. Affettuosamente scontati, banalmente ripetitivi ma rassicuranti, lenti ma chiari e forti segnali di vita che scorre. Come acqua di fiume che va al mare." Walking " di Ulfio