SPRINGFREESIA

Vita da Strega


Ambra si guardò nello specchio e si scoprì esattamente uguale all’immagine che si era prefigurata di scorgervi. Era una strega, una strega buona ma pur sempre una donna di magia. E quella era la sua notte; una notte di buio senza luna, di gatti neri appollaiati sul tetto, di stelle velate dalle nuvole e di incantesimi.Ne aveva giusto qualcuno in opera; un innamorato tradito e deluso da ricongiungere con ogni mezzo all’amata, una ragazzina innamorata ma non corrisposta da un giovane uomo così adatto a lei, un giusto abbandonato dai suoi proseliti con un  percorso importante  da portare a compimento , una madre preoccupata per il suo ragazzo.Accettava soltanto incarichi a buon fine, impegnandosi a creare piccoli miracoli che riportavano sorriso, serenità e una visione positiva  degli eventi nel cuore della gente. Aiutandola a credere maggiormente in se stessa attraverso filtri magici, amuleti e sacchetti di seta dal contenuto segretissimo e misterioso che non potevano essere aperti. Da tenere nascosti nel cuscino e a cui pensare con intensità prima di addormentarsi ogni sera.  Era soddisfatta di ciò che faceva perché dava un forte senso alla sua vita. Lei aiutava chiunque reputasse meritevole del suo interessamento ed era facile saperlo perché aveva il dono di saper leggere negli occhi di chi aveva davanti.Non era sempre una bella cosa, certamente; a volte si era trovata di fronte a realtà inimmaginabili, impastate di dolore e di sofferenza indicibili procurate da odio e rabbia; di ferocia e cattiveria mascherate sotto sembianze gentili di cortesia puramente formale; di indifferenza, che lei considerava come una sorta di buco nero capace di inghiottire sentimenti, voglia di vivere, umanità …Erano quelli i momenti in cui preferiva chiudere gli occhi e con sorriso autentico ma deciso invitare i suoi consultanti a rivolgersi altrove perché lei non avrebbe potuto far niente per loro, non voleva e non poteva. Semplicemente. E nessuno aveva osato mai contraddirla, alzandosi dalla poltroncina di velluto e guadagnandosi in silenzio l’ uscita.Consapevole del fatto di essere stato in certo qual senso capito e smascherato da quella esile donna dall’età indefinita ma così giovanile di aspetto visibilmente avvolta in un’aura di energia infinita.Ambra poteva aiutare tutti ma non se stessa; era quello il prezzo da pagare per essersi, con discrezione, messa al servizio del prossimo: aver accettato di non esercitare su stessa i suoi poteri.  Pur sapendo, nella sua estrema finitudine, di avere egualmente bisogno di aiuto come chiunque altro. Perché era un essere umano anch’ella, seppur dotata di straordinaria comprensione e sensibilità.Erano quelli gli istanti in cui si avvolgeva nel suo mantello di lana antracite e passeggiava di notte per le strade del mondo.  Purificando il suo animo dai pensieri distruttivi, dal senso di disagio, dall’ infelicità di coloro che andavano da lei per ricevere un segnale di speranza e di fiducia o soltanto per rinnovare ciò che di positivo già possedevano ma che avevano dimenticato di avere. Attingendo energia vitale per se stessa dalla profondità del tempo e dello spazio. Con lo sguardo   puntato sempre verso la sua stella, l’unica visibile in quel cielo notturno di fine ottobre così profondamente bello nella sua sconcertante immobilitàUn cielo di seta marezzata in cui perdersi definitivamente se quel faro naturale di estrema consapevolezza non le avesse amorevolmente e con costanza indicato la strada del ritorno verso casa.