SPRINGFREESIA

Déjà vu


  Confessava di aver ceduto alla tentazione di risentirlo e rivederlo, forse per verificare se qualcosa nella vita di lui o nel suo modo di pensare fosse cambiato o si fosse modificato in base agli ultimi eventi vissuti.E così il messaggio di testo  era partito e lo aveva raggiunto. Si erano risentiti e avevano concordato di incontrarsi  scegliendo un orario neutrale ed una location conosciuta a entrambi. Forse per bisogno di rassicurazione, forse nel tentativo inconsapevole di ristabilire antichi equilibri perduti.Lei si era preparata al rendez-vous senza fretta, con calma. Poi era salita in macchina ed aveva raggiunto il luogo prestabilito; aveva parcheggiato e si era disposta ad attendere pazientemente. Sapeva che lui non brillava affatto in puntualità. E invece inaspettatamente la tempistica era stata rispettata e un tamburellare gentile di dita sul finestrino gliel’aveva messo di fronte. Si erano incamminati fianco a fianco su quella spiaggia ancora deserta che cominciava a popolarsi di ombrelloni ma che, tuttavia, non era ancora pronta per ospitare i soliti bagnanti.Lei  si era impegnata a sostenere la conversazione e il lasso di tempo congruo che li aveva divisi l’aveva aiutata in questo. Di cose da dire, da raccontare ce n’erano tante e lei aveva provveduto, snocciolando con un tono che voleva essere brillante e disinvolto, a parlare di sé, delle ultime novità.Lui aveva, dal canto suo, provveduto ad ascoltarla silenziosamente, riempiendo di impronte decise la battigia e di brevi espressioni intercalanti quello che, tuttavia, era in sostanza un monologo, fino a quando lei aveva deciso che avevano camminato abbastanza e aveva scelto come sedile improvvisato una barca rovesciata non ancora sottoposta a manutenzione e tuttavia abbastanza affidabile per sostenerli entrambi.E l’aveva finalmente guardato   in viso, scorgendo nuovamente quei tratti familiari così tanto amati  a lungo impressi nella memoria delle sue notti più lunghe e che di tanto in tanto continuavano a fare capolino nei suoi pensieri, dissodando caparbiamente terreni già sfruttati a perdifiato e che pure avevano dato un qualche frutto che adesso non c’era più.E lui aveva ricambiato il suo sguardo con occhi di ragazzo cresciuto a cui è mancato qualcosa, apparentemente beffardi ma in realtà  ancora alla ricerca  di un soffio di vento, di una boccata di ossigeno  da prendere incondizionatamente, inspirando a fondo e privando del respiro l’altra persona senza chiedere né  concedere niente. Prima di proseguire, ritemprato ma da solo, per il proprio cammino.Lei aveva capito, non senza che il cuore le si stringesse un po’, che ancora una volta la vita aveva provato a corteggiare quell’uomo-bambino invano ma che poi, volteggiandogli con leggerezza  attorno, aveva deciso di lasciarlo prontamente andar via. Lui era quello che era sempre stato. Con le sue illusioni, le sue incertezze e insicurezze, la sua voglia di nuovo senza tuttavia muovere un passo verso il destino per cercare di appropriarsene di un pezzetto. Da lui accusato delle cose peggiori ma mai perseguito con reale convincimento se non in una resa incondizionata e così piena di stanchezza. La stanchezza di un uomo che ha rinunciato a nuotare e che si abbandona alle onde di un mare dalla superficie piatta, sperando che i flutti lo facciano approdare a nuove terre in cui poter, magicamente, ricominciare.Non aveva avuto cuore di dare un seguito a quella tenerezza che sentiva  e che avvertiva condivisa. Perché sapeva che non avrebbe potuto irrigare quel terreno condannato all’improduttività con una brocca d’ acqua, se non procurando un sollievo momentaneo ad un’unica zolla di terra, e che sarebbe prontamente stato sconfessato al risveglio di quel sonno indotto, accompagnato da innumerevoli tentennamenti, sensi di colpa, recriminazioni che facevano male e privavano di energia. Ciò le aveva dato la forza necessaria per sciogliersi da quell’abbraccio perfetto e avvolgente  fatto di calore e amore, permettendogli di fare la stessa cosa.Le loro strade si erano divise e lui agilmente e altrettanto rapidamente si era allontanato per tornare alle sue cose e alla sua vita fatta di abitudini rassicuranti, di ritmi ben scanditi che le conferivano stabilità e calma, di rituali, spazi e luoghi consolidati e privi di sorprese. Una vita in cui l'amore era concepito come una tempesta tropicale: improvvisa, travolgente, devastante. Senza squarcio di nuvole o raggi di sole che fanno capolino invitando a sperare, riempiendo di nutrimento, scaldando e vivificando istanti irripetibili. Unici. Vitali.Una vita in splendido, ricercato isolamento.Alla ricerca di un qualcosa forse impossibile da ottenere. 
" Emotional Storm" di livecreations