Adela si sfilò lentamente gli occhiali dalla montatura colorata e dalle lenti non graduate, unico vezzo in un look estremamente classico e rassicurante. Sapeva quanto l’occhio avesse voce in capitolo in certe circostanze ed era decisa a far uso sapiente di questa consapevolezza. In qualità di unica titolare dell’ agenzia matrimoniale “Cuori solitari” aveva trasformato in necessità lavorativa la virtù posseduta da bambina di favorire il buon esito delle cotte adolescenziali delle sue amiche, offrendosi di buon grado come mediatrice. La sua era un’agenzia rigorosamente tradizionale, con pochissimo spazio concesso all’informatizzazione e in cui i profili dei suoi clienti erano ordinatamente conservati in poderosissimi faldoni dalla copertina dal colore diverso che ne individuava la categoria di appartenenza: rossa per i casi di facile collocazione, bianca per quelli di incerta, nera per quelle situazioni che avevano un che di impossibile o quasi, grigia per le schede di clienti che non era, ahimè, ben riuscita a mettere a fuoco. Il suo ufficio era anonimo quanto basta per dare la giusta idea di privacy a tutti quelli che, a dispetto di chat lines per single o siti di incontri, continuavano a ricorrere a quel modo tranquillo di approcciarsi sperando in incontri fatali scelti su cataloghi a mo’ di vendita per corrispondenza. Le due sale d’aspetto, una piccolissima l’altra di grandezza maggiore, si allineavano a quel tipo di prospettiva; essenziali, completate da piante artificiali e tanto simili a quelle di uno studio notarile o medico, con pile di riviste patinate abbandonate su un tavolinetto basso per ingannare l’attesa talvolta lunga e annosa di frequentatori abituali ed occasionali.Il contrasto con il suo ufficio era palese; qui tutto parlava di confidenza e familiarità, dal pc non nuovissimo sempre spento, alle foto di famiglia sulla scrivania popolata di oggettini tipicamente femminili come fermacarte vivacemente istoriati, cuori di vetro soffiato, una piantina vera, qualche stampa d’autore alle pareti e una luce moderatamente diffusa da una piantana relegata in un angolo tra un’altra poltroncina bassa e l’ennesimo tavolinetto. E l’immancabile piattino di cioccolatini alla portata facilmente raggiungibile di chiunque volesse servirsene. In genere l’iter era quello di un colloquio informale in cui lei prendeva scrupolosamente cura dei desiderata della gente, occhiali ben inforcati e solitario ben in mostra all’anulare sinistro. Poi c’era lo spoglio delle schede alla ricerca di una fisionomia che potesse ben combinarsi anche attraverso un gioco di frasi pronunciate con pertinenza improntate su situazioni di condivisione e complicità in cui le sue capacità di psicologa dell’animo umano avevano il sopravvento e contribuivano all’impostazione di un clima confidenziale e partecipativo che rasserenava l’interlocutore predisponendolo positivamente ad accettare l’incontro suggeritogli. E naturalmente, a fine conversazione, ciliegina sulla torta, il resoconto gustoso, affettivamente colorato, dei rendez-vous sfociati in vere e proprie love stories dall’ happy ending, in un crescendo di fiduciose aspettative articolato con maestria dissimulata da malcelata modestia.Quella sera poteva chiudere il suo bilancio giornaliero con una certa soddisfazione. L’incontro tra il medico ospedaliero di una certa età in cerca di moglie e l’infermiera trentenne di studio medico associato disillusa da amori poco appaganti pareva essersi concluso con la promessa da parte di entrambi di dare un seguito a quella conoscenza. Avrebbe certamente a breve ricevuto conferma di ciò che al momento poteva solo immaginare, ne era sicura. Sapeva per certo che non c’è collante maggiore di una solitudine vissuta come pesante zavorra e non più come anticamera di libertà, per legare due persone a stretto filo, dal momento che la convenienza e l’opportunità hanno, talvolta e per alcuni, lo stesso sapore afrodisiaco e gratificante di una passione genuina. Un po’ come avvolgere in carta preziosa un presente di media qualità ed offrirlo a chi è sicuro di trovarvi dentro, una volta apertolo, qualcosa di unico e di raro.Chiuso il portoncino a doppia mandata, entrò in ascensore e si fece portare con qualche piccolo traballio al pianterreno.Fuori l’aspettavano le luminarie natalizie volute dai negozianti della zona e che sfavillanti ornavano quei portici di città dalla foggia moderna. Un tragitto compiuto con un po’ di musica dell’autoradio di sottofondo e poi finalmente a casa. Dai suoi animali che l’aspettavano fedelmente e che gioivano del suo rientro riempiendo spazi e tempi della sua quotidianità con appagante presenza. Libera di conservare in un cassetto del trumeau di camera l’anello di brillanti, concessione una tantum di un paio di anni addietro in un momento di spese pazze e gratificanti, e quegli occhiali trendy e civettuoli di molta apparenza e poca sostanza che tanto contribuivano al suo phisic du role di manager dei sentimenti altrui. Fino al lunedì successivo, giorno di riapertura dell’ agenzia, e in occasione della sua prossima consulenza in qualità di appaiatrice di anime più o meno gemelle.
Agenzia matrimoniale
Adela si sfilò lentamente gli occhiali dalla montatura colorata e dalle lenti non graduate, unico vezzo in un look estremamente classico e rassicurante. Sapeva quanto l’occhio avesse voce in capitolo in certe circostanze ed era decisa a far uso sapiente di questa consapevolezza. In qualità di unica titolare dell’ agenzia matrimoniale “Cuori solitari” aveva trasformato in necessità lavorativa la virtù posseduta da bambina di favorire il buon esito delle cotte adolescenziali delle sue amiche, offrendosi di buon grado come mediatrice. La sua era un’agenzia rigorosamente tradizionale, con pochissimo spazio concesso all’informatizzazione e in cui i profili dei suoi clienti erano ordinatamente conservati in poderosissimi faldoni dalla copertina dal colore diverso che ne individuava la categoria di appartenenza: rossa per i casi di facile collocazione, bianca per quelli di incerta, nera per quelle situazioni che avevano un che di impossibile o quasi, grigia per le schede di clienti che non era, ahimè, ben riuscita a mettere a fuoco. Il suo ufficio era anonimo quanto basta per dare la giusta idea di privacy a tutti quelli che, a dispetto di chat lines per single o siti di incontri, continuavano a ricorrere a quel modo tranquillo di approcciarsi sperando in incontri fatali scelti su cataloghi a mo’ di vendita per corrispondenza. Le due sale d’aspetto, una piccolissima l’altra di grandezza maggiore, si allineavano a quel tipo di prospettiva; essenziali, completate da piante artificiali e tanto simili a quelle di uno studio notarile o medico, con pile di riviste patinate abbandonate su un tavolinetto basso per ingannare l’attesa talvolta lunga e annosa di frequentatori abituali ed occasionali.Il contrasto con il suo ufficio era palese; qui tutto parlava di confidenza e familiarità, dal pc non nuovissimo sempre spento, alle foto di famiglia sulla scrivania popolata di oggettini tipicamente femminili come fermacarte vivacemente istoriati, cuori di vetro soffiato, una piantina vera, qualche stampa d’autore alle pareti e una luce moderatamente diffusa da una piantana relegata in un angolo tra un’altra poltroncina bassa e l’ennesimo tavolinetto. E l’immancabile piattino di cioccolatini alla portata facilmente raggiungibile di chiunque volesse servirsene. In genere l’iter era quello di un colloquio informale in cui lei prendeva scrupolosamente cura dei desiderata della gente, occhiali ben inforcati e solitario ben in mostra all’anulare sinistro. Poi c’era lo spoglio delle schede alla ricerca di una fisionomia che potesse ben combinarsi anche attraverso un gioco di frasi pronunciate con pertinenza improntate su situazioni di condivisione e complicità in cui le sue capacità di psicologa dell’animo umano avevano il sopravvento e contribuivano all’impostazione di un clima confidenziale e partecipativo che rasserenava l’interlocutore predisponendolo positivamente ad accettare l’incontro suggeritogli. E naturalmente, a fine conversazione, ciliegina sulla torta, il resoconto gustoso, affettivamente colorato, dei rendez-vous sfociati in vere e proprie love stories dall’ happy ending, in un crescendo di fiduciose aspettative articolato con maestria dissimulata da malcelata modestia.Quella sera poteva chiudere il suo bilancio giornaliero con una certa soddisfazione. L’incontro tra il medico ospedaliero di una certa età in cerca di moglie e l’infermiera trentenne di studio medico associato disillusa da amori poco appaganti pareva essersi concluso con la promessa da parte di entrambi di dare un seguito a quella conoscenza. Avrebbe certamente a breve ricevuto conferma di ciò che al momento poteva solo immaginare, ne era sicura. Sapeva per certo che non c’è collante maggiore di una solitudine vissuta come pesante zavorra e non più come anticamera di libertà, per legare due persone a stretto filo, dal momento che la convenienza e l’opportunità hanno, talvolta e per alcuni, lo stesso sapore afrodisiaco e gratificante di una passione genuina. Un po’ come avvolgere in carta preziosa un presente di media qualità ed offrirlo a chi è sicuro di trovarvi dentro, una volta apertolo, qualcosa di unico e di raro.Chiuso il portoncino a doppia mandata, entrò in ascensore e si fece portare con qualche piccolo traballio al pianterreno.Fuori l’aspettavano le luminarie natalizie volute dai negozianti della zona e che sfavillanti ornavano quei portici di città dalla foggia moderna. Un tragitto compiuto con un po’ di musica dell’autoradio di sottofondo e poi finalmente a casa. Dai suoi animali che l’aspettavano fedelmente e che gioivano del suo rientro riempiendo spazi e tempi della sua quotidianità con appagante presenza. Libera di conservare in un cassetto del trumeau di camera l’anello di brillanti, concessione una tantum di un paio di anni addietro in un momento di spese pazze e gratificanti, e quegli occhiali trendy e civettuoli di molta apparenza e poca sostanza che tanto contribuivano al suo phisic du role di manager dei sentimenti altrui. Fino al lunedì successivo, giorno di riapertura dell’ agenzia, e in occasione della sua prossima consulenza in qualità di appaiatrice di anime più o meno gemelle.