Non c’è niente di più sottilmente gratificante del fatto di essere ricercati dagli altri senza muovere dito o colpo ferire. Attribuire a terzi la responsabilità di farsi avanti e contattarci: in ufficio, a una festa, per strada, in trasmissioni nazional popolari, su un sito internet. Credo che questo inusitato piacere abbia origini lontane, forse in setting fiabeschi patrimonio del nostro inconscio infantile come Pollicino, Cenerentola, Biancaneve o Raperonzolo e affini, in cui i protagonisti, abbandonati dalle persone amate o costretti a vita ad un’accettazione più o meno volontaria di un destino complessivamente ostile, organizzavano la propria esistenza nell’ attesa infinita di un deus ex machina che li salvasse e desse un’impronta meravigliosa a giornate tutto sommato ordinarie, routinarie, scarsamente pericolose. Privandoli, appunto, della responsabilità di “agire”, scegliendo di loro sponte, vite diverse. E ovviamente evitando loro di incappare nel “rischio” di essere rifiutati o sottovalutati in quel meccanismo di domanda-offerta che è sempre stato anche alla base delle relazioni interpersonali. Se, poi, a ciò aggiungiamo l’inconfessabile desiderio di essere avvicinati nuovamente da persone appartenenti magari al nostro passato perché ci “scoprano” sotto una luce nuova, apprezzino oggi ciò che a suo tempo non avevano saputo di noi comprendere appieno, ci omaggino socialmente con la loro amicizia virtuale e non, il dado è tratto.Facebook docet. E a noi non resta che rassegnarci e metterci in vetrina, trendy quanto vuoi ma pur sempre vetrina. In attesa di un principe che con un bacio ci riporti alla vita, o di una principessa postmoderna abile freeclimber che scali per noi la torre eburnea in cui ci siamo, in splendido isolamento rinchiusi, e ci porti via. Magari in realtà meno virtuali, magari felici per sempre … Una strizzatina d’occhio e un bacio a tutti voiS.
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Non c’è niente di più sottilmente gratificante del fatto di essere ricercati dagli altri senza muovere dito o colpo ferire. Attribuire a terzi la responsabilità di farsi avanti e contattarci: in ufficio, a una festa, per strada, in trasmissioni nazional popolari, su un sito internet. Credo che questo inusitato piacere abbia origini lontane, forse in setting fiabeschi patrimonio del nostro inconscio infantile come Pollicino, Cenerentola, Biancaneve o Raperonzolo e affini, in cui i protagonisti, abbandonati dalle persone amate o costretti a vita ad un’accettazione più o meno volontaria di un destino complessivamente ostile, organizzavano la propria esistenza nell’ attesa infinita di un deus ex machina che li salvasse e desse un’impronta meravigliosa a giornate tutto sommato ordinarie, routinarie, scarsamente pericolose. Privandoli, appunto, della responsabilità di “agire”, scegliendo di loro sponte, vite diverse. E ovviamente evitando loro di incappare nel “rischio” di essere rifiutati o sottovalutati in quel meccanismo di domanda-offerta che è sempre stato anche alla base delle relazioni interpersonali. Se, poi, a ciò aggiungiamo l’inconfessabile desiderio di essere avvicinati nuovamente da persone appartenenti magari al nostro passato perché ci “scoprano” sotto una luce nuova, apprezzino oggi ciò che a suo tempo non avevano saputo di noi comprendere appieno, ci omaggino socialmente con la loro amicizia virtuale e non, il dado è tratto.Facebook docet. E a noi non resta che rassegnarci e metterci in vetrina, trendy quanto vuoi ma pur sempre vetrina. In attesa di un principe che con un bacio ci riporti alla vita, o di una principessa postmoderna abile freeclimber che scali per noi la torre eburnea in cui ci siamo, in splendido isolamento rinchiusi, e ci porti via. Magari in realtà meno virtuali, magari felici per sempre … Una strizzatina d’occhio e un bacio a tutti voiS.