SPRINGFREESIA

Vite in saldo


Era da tempo che volevo farci una capatina e finalmente l' ho fatto. Ho visitato uno dei tanti mercatini dell' usato, cresciuti  copiosamente nelle nostre città come funghi alle prime piogge autunnali. Quello da me scelto è nel luogo in cui lavoro, esploso a dismisura e quasi fuori controllo tra mare e collina. Da un lato Pescara, città fiorente di provincia, dall' altro il fiume Saline. Inquieto e in decadenza avanzata. Montesilvano, città border line in tutti i sensi, avamposto di tutti quelli che decidono scientemente di stabilirvisi per comodità, per convenienza, forse per pigrizia. Prolungamento urbano di un sogno cittadino che non è per tutti. Al mercatino, ben frequentato, non è raro imbattersi in signore assai distinte in coda alla cassa, numeretto alla mano, in attesa di mostrare a un paio di commesse rampanti e  frettolose abiti riposti di stagione in stagione da un armadio all' altro senza soluzione di continuità, mai più indossati. Scatoloni e scatoloni di "cioccoli" (sic!): vasetti di ceramica locale e importata, bicchieri, bacheche in vetro. Dipinti, abat-jours completati da improbabili paralumi. Sciorinano sul bancone averi di ogni tipo ripescati dal fondo di una madia o in garage per sottoporli all' impietosa ( e frettolosa ) valutazione di due ragazze appena ventenni che giocano a fare " lo scarto ", come si dice qui: scegliendo con una punta di snobismo nemmeno dissimulata, in base a priorità che nulla hanno a che fare con l' estetica o la qualità di ciò che sfila loro davanti, cosa mettere in vendita a prezzi preconfezionati. Desolantemente bassi, esigui da far paura se si pensa che in media al mercatino spetta dal 30 al 50% del guadagno che s' avrà da fare. Se si farà. E capita che la signora che ha tentato invano di rivendere un robe manteau quasi nuovo bordato di pelliccia si sia dimenticata di riscuotere il magro guadagno di due abitini di maglia. Passato in prescrizione dopo due anni di attesa. Dall' altra parte della barricata, al lato acquisti, c'è la fila smaltita con maggiore solerzia degli acquirenti. Per buona parte extracomunitari: russi, ucraini, albanesi, come riesco a notare dall' idioma che ho imparato a ben distinguere conversando con i loro figli a scuola. E qualche italiano, per la verità in schiacciante minoranza. Irretita dal miraggio di poter far fruttare anch' io qualcosa ho portato con me due oggetti di vetro di murano di una famosa ditta veneziana. Costosissima e poco intonata al mercatino. Cordialmente detestati e relegati in soffitta dal  momento in cui sono entrati a far parte della mia quotidianità come  pretenziosi regali di nozze. La commessa arriccia il naso e li squadra attenta cercandone il marchio di fabbrica e con disapprovazione replica ai miei suggerimenti d' asta con un prezzo notevolmente inferiore. Alla fine ci accordiamo a metà strada; intanto la fila del lato consegne è cresciuta di molto e io mi sento decisamente sfinita e forse un po' triste. Poc' anzi ho assistito a una sfuriata delle ragazze; a muso duro hanno invitato la signora del cappotto con pelliccia, sorpresa in trattative extra con una loro vecchia cliente per tentare una compravendita al volo, a lasciare il mercatino minacciando quest' ultima di non concederle più spazio in negozio. Guardo i miei pinguini oramai in vetrina e scappo via. In calce al mini contratto da me sottoscritto c'è la possibilità, dopo il primo mese di permanenza, di richiederli indietro se nessuno li ha comperati. E' quello che farò, e non importa se il mio trasloco a fine primavera sarà gravato anche di oggetti inservibili come questi. Ci sono cose che non si possono liquidare così facilmente. Sicuramente non il nostro passato, bello o brutto che sia.Baci tantiLucia