UOMO NATURA

La lingua italiana doc


Avete un appuntamento per un apericena con un emo? Se non sapete dove andare, provate a googolare per trovare il locale giusto... Le parole usate in queste frasi non appartengono a qualche ristretto gergo giovanile, ma sono entrate a pieno titolo nel vocabolario italiano: apericena ( l'happy hour che sostituisce la cena ) ed emo ( un sottogenere del punk-rock, ma anche gli appartenenti a gruppi giovanili caratterizzati dal look in nero e capelli con frangia ) sono stati inseriti nel dizionario Zingarelli 2011.Per l'American Dialect Society il verbo google ( in italiano diventato googolare ), che indica il fare ricerche sul web, è stato il termine del decennio 2000-2009Le parole colonna della nostra lingua, sono infatti in continua evoluzione: nuovi termini nascono, altri assumono diversi usi o sono rilanciati.
Forse è come in alcuni paesi africani, dove lingue tribali si sono trasformate prima in lingue mix fra le stesse e l'inglese, una delle quali è il cosidetto pidgin nigeriano, per poi diventare sistema di comunicazione comune a tutti parlare in inglese, come dovranno fare, nolenti o volenti, anche gli italiani, perché ahimè la nostra lingua è fra quelle morte, senza futuro.L'italiano, così, si trasforma seguendo il costume, la cronaca, la tv, le tecnologie...... che sono fonti di parole nuove.Molte sono assorbite dall'inglese, dove sono emerse per indicare oggetti o fenomeni nuovi: social network, touch screen, wireless, chat, spam ( dalla marca di una carne in scatola, ripetuto fastidiosamente in uno sketch dei comici inglesi Monty Python e passato ad indicare messaggi spazzatura ), blog ( contrazione di web-log, diario in Rete ) e lol.L'acrinimo ADSL ( Asymmetric Digital Subscriber Line ) è uscito dal linguaggio tecnico.Nuovi verbi si sono diffusi, come messaggiare o downloadare; alcuni sono nati da marchi, come googlare o twittare da google e twitter.
Con internet ed i telefonini nascono dunque parole come blog, social network, smartphone che si sono consolidate nel linguaggio quotidiano per indicare nuovi oggetti, servizi e fenomeni.Per il bisogno di indicare nuove azioni, sono stati creati verbi: così contrassegnare con una tag, una parola chiave, diventa taggare; un messaggio ( post ) si può postare in uno spazio web.Altre parole diventano di moda: come evento, usato dai ragazzi per definire qualsiasi genere di appuntamento copiando l'utilizzo fatto su facebook.Dalla TV arrivano parole come tronista nato dalla trasmissione Uomini e Donne ed entrato ad indicare chi, in uno show, sta al centro dell'attenzione ( o, più genericamente, chi cerca di sfondare pur senza particolari qualità professionali ).Velina, ormai sinonimo di soubrette sexy: era nata per indicare le vallette del programma di Striscia la notizia.I termini vengono anche dalla pubblicità: come videofonino, lanciato dalla campagna della compagnia " 3 ".Il nostro bagaglio linguistico è in continua evoluzione anche grazie ai giornali, che per stare al passo con la cronaca si inventano e diffondono parole per poter descrivere meglio quel che accadde: uno dei migliori esempi è badante, che ha definito un lavoro tra i più richiesti in Italia.Anche la politica è prolifica: si va da no global a neocon ( abbreviazione di neoconservatori ).Rubata al latino è par condicio, voce diffusa per indicare la parità di trattamento nella comunicazione, mentre dal dialetto napoletano arriva inciuccio, che ha cambiato il suo significato da pettegolezzo ad accordo sottobanco.Come nascono le parole nuove? Molti termini sono tratti o derivati da altre lingue, l'inglese soprattutto: da default a feedback e tutti i termini che usano cyber per indicare fenomeni legati alla Rete ( cyberterrorismo, cyberbullismo....).Il più conosciuto è navigare, preso dal linguaggio informatico per definire l'uso del web.C'è un vero nuovo linguaggio, quello degli sms, dove la k ha preso il posto del ch, il 6 quello della seconda persona del presente del verbo essere.Le vocali scompaiono non tutte ma quasi: come diventa cm, tutto è tt, qnd è quando, comunque è cmq, grz per grazie.Sono evitate le maiuscole, punteggiatura, accenti: così la frase " Dove sei? ti aspetto " diventa " dv 6 t asp ", e chi storce il naso è un sorpassato purtroppo.