UOMO NATURA

La Democrazia Dell'Acqua


Il diritto all'acqua potabile e sicura, inclusi i servizi igienici, è stato dichiarato dall'Assemblea delle Nazioni Unite un diritto esenziale per il godimento della vita e di tutti i diritti umani: un evento storico, fatto in sordina, perché le dichiarazioni dell'ONU non possano determinare scelte politiche degli Stati Membri.
I servizi e la genstione idrica, a partire dal Medio Oriente dove scarsità e conflittualità sono più evidenti, non rispondono più al diritto logico ma al diritto del bisogno.Vent'anni di martellamento di mercato da parte della Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale e Organizzazione Mondiale del commercio hanno trasformato un bene pubblico e comune in un prodotto commerciale.Non più uguaglianza e welfare universale per i cittadini, ma servizio publicizzato nel mercato per gli utenti.Quanto vale l'acqua per chi non ne ha? la risposta è un prezzo affidato al meccanismo di domanda ed offerta che con i beni naturali non funziona come ci ricordano niente meno che premi Nobel per l'economia.L'acqua si vende, si privatizza, si quota in borsa ed è entrata nel sistema del mercato finanziario e le compagnie trust di capitale già si stanno attrezzando per gli iceberg ed i ghiacciai.L'acqua che serve l'agricoltura, le città, le industrie, quella che arriva dalle montagne e torna al mare, è una sola: un solo ciclo.Chiunque voglia parlare di mutamenti climatici, di diritti universali e di cibo unitamente a lavoro, energia, economia e di consumi, dovrà sempre fare i conti con l'acqua e con le due questioni che la caratterizzano: scarsità e mercificazione.L'acqua determinerà la politica del XXI secolo e la visione Nord-Sud del mondo.I confini di Nazioni e Metropoli dove i poveri saranno esclusi dai beni essenziali ( acqua, ambiente, sanità. istruzione, casa, cibo ).
Da una parte della barricata ci saranno i villaggi residenziali, protetti da muri, sormontato da filo spinato e guardati a vista da poliziotti privati: villette e prati all'inglese irrigati automaticamente, campi da cricket e da calcio, piscine piene di giochi d'acqua e bambini che si divertono.Dall'altro lato degradanti slum dove si ammassano milioni di persone: baracche e fogne a cielo aperto dove i bambini giocano nell'acqua ma rischiano di morirci.Non ci sono servizi igienici e l'unica acqua potabile arriva ogni mattina coi camioncini, in recipienti di plastica col marchio Coca Cola, Sprite, Schweppes ecc.Acqua che costa perlomeno quindici volte più di quella che sgorga dai rubinetti ed innaffiatoi dall'altro lato della barricata.Cosa separa la vita o la morte su quella linea di demarcazione? E' la civiltà, quella civiltà autodichiarata dei popoli occidentali capitalisti che oltretutto snobbano gli slumers per la loro condizione sociale. Si dichiarano promotori di azioni di aiuto che non sono altro che forme di prestito, il cui unico scopo è di farli sprofondare sempre più nella schiavitù del potere delle élite mafiose precostituite.Civiltà di una élite che non vuole capire il significato di questa parole esclusivamente o per tornaconto personale o per grettezza ed abitudinarietà di mente.Che cosa separa la vita o la morte lungo questa strada? Cento metri di tubo che non ci sono perché un piano regolatore ed il riconoscimento del diritto di abitare in quelle baracche non permette la possibilità di allacciamento alla rete idrica.Che cos'è la democrazia? Da questa domanda si giudica la politica di gran parte del Parlamento italiano che, dopo un lungo percorso di decreti ed emendamenti in materia di servizi idrici, ha votato nel 2009 l'obbligo per tutti i comuni italiani di privatizzare i servizi idrici locali entro il 2011.Scelta in controtendenza rispetto a metropoli come Parigi e Berlino che, grazie alla volontà di chi governa o a referendum popolare sono tornati a rilanciare l'acqua dei loro rubinetti, o paesi tipo Equador, Uruguay, Bolivia che difendono il bene naturale da ogni appropiazione e speculazione con norme costituzionali votate.Tutto questo ci spinge a rispondere chiaramente ad una semplice domanda: qual'è il motore della società? Il denaro o i diritti; le Borse o le Costituzioni; gli interessi di ciascuno o l'interesse pubblico e comunitario?.Chi deve prendere la parola per primo: i cittadini o le aziende?.