LU'LTIMO BACIO

Profumo di gelsomini.


Una sera qualunque di gelsomini, l'odore salmastro del mare le si incollava sulla pelle, ansia di un respiro goloso di voce. Il suo corpo profumava ancora di sesso, e non più della vellutata crema di vaniglia che s'era spalmata nel pomeriggio. Non riusciva proprio scrollarsi di dosso la sensazione e l'odore del maschio che l'aveva posseduta. Persa in quel pensiero si avviò verso la terrazza e si lasciò cadere sulla sdraio in bambù, coperta solo da un sottilissimo pareo che lasciava intravedere le forme minute del suo corpo.Si piaceva. Si decisamente si piaceva.Ripercorse con la mente il pomeriggio trascorso, minuto dopo minuto, attimo dopo attimo. La voce profonda di lui che l'aveva messa in subbuglio e non poco, il suo prepararsi deliziosamente all’incontro, la lenta ed inesorabile vestizione e la trepidazione per l’attesa sotto la balaustra di quel balcone dimenticato nella città vecchia. Quando lui arrivò non vi fu parola fra loro, un lungo abbraccio e poi pochi passi dentro quel cortile, le lingue avvinghiate, mani che cercano, mani che esplorano, mani che bramano sessi già abbondantemente arsi di desiderio, mani forti sulla pelle, sentiva il desiderio di averlo in se che le faceva violenza, la stuprava come se li non vi fosse più solo lui, ma un branco di delinquenti incontrati sotto il portone di casa. Poi il buio. Il ricordo affievolito dall’intenso piacere ed il ritorno a casa inondata nel ventre come spiaggia al crepuscolo.