Il tailleur di lino bianco slanciava la forma delle mie gambe e risaltava la carnagione dorata, frutto di un estate torrida passata tra la sabbia del mediterraneo, dentro la giacca lasciavo che i miei piccoli seni danzassero al ritmo del Bolero di Ravel, quel dolce strofinio eccitava i miei sensi. Il temporale mi colse di sorpresa, improvviso, violento come una frustata e non potei fare a meno di imprecare mentre saltellando sui miei tacchi cercavo riparo. Lo trovai all'angolo della strada, un vecchio palazzo barocco del centro si prestò ad accogliermi senza proferir parola in quella desolata domenica di settembre. Il silenzio m'inquietava e mi inebriava in egual misura, udivo solo il battito del cuore impazzato per la foga del momento ed il respiro leggermente affannoso mentre tentavo di asciugarmi con un kleenex. Il cielo si fece scuro ed i lampi riempivano l'aria di un'elettrica paura, sbottonai leggermente la giacca e portai la mano sul seno quasi a voler raccogliere le gocce che vi erano scivolate dentro. Non mi accorsi di quell'ombra, ne udii i suoi passi nel fragore dei tuoni, quando lo vidi per un istante rimasi pietrificata, immobilizzata ed incapace di muovere anche un solo fascio di muscoli. La sua voce cordiale mi tranquillizzò e lo trovai un uomo affascinante dentro il suo doppiopetto. Lo sguardo penetrante mi lasciò senza fiato ed anche il mio corpo dava l'aria di gradire, sentii un leggero calore che scendeva dal mio ventre e si espandeva fino alle punte dei piedi, per poi risalire fino a toccare le cime piu alte della mente. Lo stavo desiderando, lo ammetto e non giudicatemi per questo, non giudicatemi sapendo che in un impeto di passione mi feci travolgere dal suo sguardo, non giudicatemi se nel bel mezzo della bufera che si scatenava fuori da quel palazzo,con altrettanta furia si scatenava nella femminilità, il mio tradimento. Furono attimi lunghissimi di dolore e di piacere, il suo sesso fra le mie labbra e poi dentro di me, con furia, bufera dei sensi, vortice di perversa bramosia, mi concedevo senza ritegno e godevo, godevo come mai mi era successo, mi sentivo donna allo stato puro, femmina da monta e non m'importava, non giudicatemi per questo, chi di voi è senza peccato scagli la prima pietra. Poi tacque la bufera e torno l'arcobaleno. Mi sistemai dentro il mio tailleur di lino e ripresi la via della domenica.
Lei, una domenica, un temporale.
Il tailleur di lino bianco slanciava la forma delle mie gambe e risaltava la carnagione dorata, frutto di un estate torrida passata tra la sabbia del mediterraneo, dentro la giacca lasciavo che i miei piccoli seni danzassero al ritmo del Bolero di Ravel, quel dolce strofinio eccitava i miei sensi. Il temporale mi colse di sorpresa, improvviso, violento come una frustata e non potei fare a meno di imprecare mentre saltellando sui miei tacchi cercavo riparo. Lo trovai all'angolo della strada, un vecchio palazzo barocco del centro si prestò ad accogliermi senza proferir parola in quella desolata domenica di settembre. Il silenzio m'inquietava e mi inebriava in egual misura, udivo solo il battito del cuore impazzato per la foga del momento ed il respiro leggermente affannoso mentre tentavo di asciugarmi con un kleenex. Il cielo si fece scuro ed i lampi riempivano l'aria di un'elettrica paura, sbottonai leggermente la giacca e portai la mano sul seno quasi a voler raccogliere le gocce che vi erano scivolate dentro. Non mi accorsi di quell'ombra, ne udii i suoi passi nel fragore dei tuoni, quando lo vidi per un istante rimasi pietrificata, immobilizzata ed incapace di muovere anche un solo fascio di muscoli. La sua voce cordiale mi tranquillizzò e lo trovai un uomo affascinante dentro il suo doppiopetto. Lo sguardo penetrante mi lasciò senza fiato ed anche il mio corpo dava l'aria di gradire, sentii un leggero calore che scendeva dal mio ventre e si espandeva fino alle punte dei piedi, per poi risalire fino a toccare le cime piu alte della mente. Lo stavo desiderando, lo ammetto e non giudicatemi per questo, non giudicatemi sapendo che in un impeto di passione mi feci travolgere dal suo sguardo, non giudicatemi se nel bel mezzo della bufera che si scatenava fuori da quel palazzo,con altrettanta furia si scatenava nella femminilità, il mio tradimento. Furono attimi lunghissimi di dolore e di piacere, il suo sesso fra le mie labbra e poi dentro di me, con furia, bufera dei sensi, vortice di perversa bramosia, mi concedevo senza ritegno e godevo, godevo come mai mi era successo, mi sentivo donna allo stato puro, femmina da monta e non m'importava, non giudicatemi per questo, chi di voi è senza peccato scagli la prima pietra. Poi tacque la bufera e torno l'arcobaleno. Mi sistemai dentro il mio tailleur di lino e ripresi la via della domenica.