Libero di correre

Avere qualcuno che ti pensa, ti fa pensare di essere qualcuno!

 

CONTATTA L'AUTORE

Nickname: Guidobix59
Se copi, violi le regole della Community Sesso: M
Etą: 61
Prov: RM
 

AREA PERSONALE

 

TUTTULTRAMARATONE

Segnala le tue gare e racconta le tue esperienze. 
 

ARCHIVIO MESSAGGI

 
 << Giugno 2021 >> 
 
LuMaMeGiVeSaDo
 
  1 2 3 4 5 6
7 8 9 10 11 12 13
14 15 16 17 18 19 20
21 22 23 24 25 26 27
28 29 30        
 
 
 

I MIEI BLOG AMICI

 

Correre...rilassati!!

Post n°91 pubblicato il 22 Dicembre 2009 da Guidobix59
 
Foto di Guidobix59

           DOVE CORRERE A SATURNIA

 

Chiunque avesse voglia di recuperare grandi fatiche e periodi di vero stress, gli consiglio di trascorrere un breve periodo a Saturnia.Questa località della Maremma Toscana è rinomata per le Terme, ma l’alternativa all’esoso costo del biglietto d’ingresso, sono sicuramente le cosiddette Cascatelle. Il fiume Gorello generato dalle acque provenienti dal nucleo principale, posto all’interno della struttura primaria delle terme, formano dopo circa 1 km di corso, queste famose Cascatelle. La temperatura dell’acqua raggiunge 36-37 °C.Le sue proprietà sono rinomate per risolvere problemi di artrosi, per le dermatiti e per problemi muscolari.Non a caso io stesso ne ho potuto provare gli effetti. Tra l’altro la forza stessa dell’acqua crea un certo effetto idromassaggio dal piacere indefinito. L’importante è sorreggersi alle corde per non essere trasportati via dalla corrente!Arrivati sul posto, avrete sicuramente problemi di parcheggio, in quanto lo spazio è ristretto e spesso è occupato da diversi Camper. Non esistono orari in cui si può trovare meno affluenza e spesso si è costretti a parcheggiare lungo la strada provinciale (Manciano – Saturnia) con il rischio di essere multati dalla Polizia Municipale del Comune di Manciano.

La soluzione migliore (come abbiamo fatto io e la mia compagna) è quella di trovare una sistemazione presso gli agriturismi che sono nelle vicinanze, così da raggiungere a piedi la località delle Cascatelle. Portate con voi una sacca o borsa dove lasciare i vostri indumenti, perché ci si spoglia lungo la strada o nell’area antistante il Garello. Fatevi convincere dalle numerose offerte proposte dagli agriturismi relativamente ai trattamenti per il corpo (massaggi shiatsu, riflessologia plantare, massaggio relax).Per noi amanti della corsa, dal borgo di Saturnia partono numerosi sentieri che vi permetteranno di godere dei paesaggi splendidi della Maremma.I due più caratteristici di questi sentieri, conducono:

a Manciano paese percorrendo 12 km;

a Scansano paese percorrendo 26 km.

In alternativa , con partenza fronte ingresso impianto Terme di Saturnia, si possono percorrere 17 km, su tracciato in parte sterrato e in parte asfalto che gira intorno al colle su cui è situata Saturnia. Quindi, ricapitolando, partiti dalle Terme si sale verso Saturnia direzione Catabbio, ma appena giunti all’incrocio con la Strada che va verso Usi, imboccatela, seguendo sempre le tabelle indicative la Necropoli di Saturnia (in giallo). Superato ad un certo punto il ponte sul fiume Albegna ( e qui potete notare le forre scavate dal fiume stesso), si prosegue su strada asfaltata fino alla seconda indicazione stradale (cartello giallo), che vi indicherà di svoltare a sinistra pe la Necropoli. Imboccherete una strada sterrata che vi condurrà dapprima alla Necropoli e successivamente al culmine di questa sterrata, fino alle due ultime proprietà. Tornando un poco indietro, troverete un altro sentiero che vi permetterà di raggiungere le rive del fiume Albegna. Di fronte potrete scorgere la rocca del borgo di  Saturnia e vi chiederete come arrivarci….semplice! basta guadare il fiume e si potrà riprendere il sentiero che con ripida salita vi riporta ad incrociare, il principale sentiero Saturnia – Manciano. Da qui si può facilmente tornare alle Terme, chiudendo i 17 km!  

Massimo Guidobaldi                                           

 
 
 

AVVENTURA TOUBKAL 4167 M.

Post n°90 pubblicato il 29 Ottobre 2009 da Guidobix59
 
Foto di Guidobix59

                  TOUBKAL….MULO

             Ovvero : il mulo è sicuro…. la salvezza è incerta!  

 Il mio ritorno in Africa dopo 10 anni…..come resistere e non rispondere a quel richiamo, la nostalgia di quegli spazi aperti, distese interminabili.

Il disagio, l’isolamento e il sacrificio dei popoli africani del Magreb, è paragonato ai 125 km di gara, che ho affrontato in questa nuova esperienza!!

Non credo di aver affrontato la gara con la preparazione giusta, con la mentalità giusta!

Dopo aver perso mia madre a marzo e aver vissuto il dramma del terremoto a L’Aquila, partendo come volontario a giugno, questi sono stati gli appuntamenti più importanti di avvicinamento a questa dura prova di resistenza:

la Maratona di Roma;

la Maratona di Torino;

la Abbots Way (Pontremoli – Bobbio);

uscita in montagna a Rocca Altiera di 6 ore con 1000 m di dislivello positivo;

escursione di 2 gg sul Gran Sasso, totalizzando 4000 m di dislivello positivo;

escursione sulla Maiella con 2300 m di dislivello positivo (10 ore circa tra andata e ritorno);

escursione su Monte Greco con 1200 m di dislivello positivo;

escursione su Forca d’Acero (Monte Panico) 1000 m di dislivello positivo;

l’Ultra Trail del Gran Sasso 56 km;

30 km a Berlino;

escursione in montagna sulle Gole del Sagittario altri 1000 m di dislivello positivo.

Come si potrà costatare, le uscite in montagna, sono tutte località dell’appennino abruzzese!

Questo è quanto posso dire degli allenamenti di qualità e quantità. A mio giudizio troppo poco, non di certo adeguati al tipo di gara. Il criterio doveva essere ben diverso, ma come spesso succede, in occasione di queste ultramaratone, per me e per gli altri, che hanno fatto parte della spedizione e che viviamo a pochi metri sopra il livello del mare, è sempre un dilemma trovare percorsi e dislivelli su cui allenarsi!!…

Nonostante ciò e con grande perplessità, si riesce sempre allo scopo!

Bisognava metterci alla prova anche al Toubkal Trail, dove lo scoglio principale era quello di raggiungere la sommità del Monte Toubkal, la vetta più alta dell’Atlante, che trovasi a 4163 m sopra il livello del mare. I km non mi preoccupavano e per questo cercavo di rassicurare il mio compagno di avventura Domenico Peruzzini.

In questa gara lui cercava di riscattare i due ritiri del Mercantour e della Ultra sulle Tracce dei Savoia al Monte Bianco.  

Dopo un breve soggiorno nella calda Marrakech, ci trasferiamo ad Imlil a 1718 mslm, dove l’organizzatore del Toubkal Trail, Nico Valsesia, ha allestito il Village. L’accoglienza è diversa dalla più grande Marrakech, la gente è più cordiale e le sistemazioni alberghiere (Riad) sono assai confortevoli!

Il paese è un tipico paese di montagna ed in questo periodo, non so se è usuale, la temperatura è mite. Contrariamente a quanto ci comunicava l’amico Riccardo Silva, giunto in Marocco una settimana prima dell’evento, per acclimatarsi.

Le notizie pervenuteci, condizionavano così la nostra scelta dei materiali di abbigliamento che avremmo dovuto indossare in gara. Fatto è che la mia valigia, ancora una volta risultava fuori misura; senza parlare dello zaino! Ottima la mensa allestita dai locali, ottimo ed esplicativo il breafing pre-gara del dott. Marco Pagani del CNR, che ha avuto modo di illustrare alcuni dettagli sull’alta quota, su come alimentarsi e su come affrontare eventuali crisi (mal di montagna). Altri dettagli, relativi al percorso di gara, ai bivacchi e all’assistenza in gara, sono dettati da Nico Valsesia…..che si raccomanda, di non trascurare il materiale obbligatorio previsto, per affrontare sia la gara da 42 km, che la lunga da 125 km. Si capisce una cosa sola, la gara risulta per gli aspetti e per le aspettative molto dura!!!

Dopo il controllo degli zaini con il materiale obbligatorio, apre il buffet con l’abbuffata, visto che all’indomani ci saremmo dovuti sostenere a barrette e integratori!

A tavola si parla di tattica, si fa tesoro dei consigli da parte dei più esperti; si fanno pronostici ed io punto sullo svizzero Marco Gazzola, conosciuto in Libia nel 2007.

Al rientro al nostro Riad, tutti guardano i nostri zaini, il mio e quello di Domenico, sono pesantissimi, ma noi siamo indifferenti ai commenti!

Cos’è che appesantisce i nostri zaini!?

La sicurezza di avere tutto il necessario per gli eventuali e repentini cambiamenti climatici.

L’esperienza alla Petit Trotte del Monte Bianco, dell’amico Gianni Baldini, impegnato solo sulla 42 km al Toubkal, insegna. Grazie a Tarcisio Fresia e Marco Galletto ( presenti anche loro al Toubkal) ora può dire di aver riportato la “pellaccia” (intendo anche quella delle vesciche ai piedi) a casa!!

Ore 5:00 di giovedì 8.10.2009 ha inizio la gara.

Il percorso, ben segnalato, dopo un avvio in salita verso il primo Tizi (passo), ci troviamo a correre per un bel tratto, immersi nel verde e nel profumo di grandi e nodosi Pini di Aleppo.

Mentre perdiamo il contatto con i più veloci, si forma un bel gruppetto di persone con lo stesso ritmo, Domenico Peruzzini, Ferdinando Iacovelli, Gianfranco Cantiani, Fabrizio Morini, il sottoscritto e Gianni Baldini quasi rigenerato dalla precedente esperienza, comunque consapevole di non essere in grado di portare a termine la gara di 125 km ed opta per la corta, per via di un danno preesistente ad un tendine!

Il paesaggio, continuando a salire, si fa sempre più vario, con vallate verdeggianti e corsi d’acqua.

Siamo nel Parco Nazionale del Toubkal, Alto Atlante. Molto suggestiva l’ascesa alle Cascate d’Irhoulidene; non ci si può non fermare per qualche foto!!

Ma il gruppo formatosi, piano piano si riduce. Gianni e Fabrizio nei tratti in cui si riesce a correre, sono più veloci.

Raggiunto il rifugio Toubkal 3160 mslm, il più alto di tutta la catena montuosa, mentre facevamo rifornimento ci accorgiamo che Fabrizio e Marco Perrone Capano, sono fermi ai box perché colti da problemi dovuti all’altura (difficoltà respiratoria, giramenti di testa e conati di vomito). Da qui iniziano tutte le spedizioni dirette sulla vetta più alta dell’Atlante, il Monte Toubkal che trovasi a 4167 mslm.

Credo che abbiano condotto un’andatura troppo sostenuta per le caratteristiche della gara, dove è richiesta moderazione e non improvvise accelerazioni.

E’ questa la tattica migliore che io, Domenico, Gianfranco, Ferdinando, abbiamo adottato.

Un vero suicidio pensare diversamente! Le nostre abitudini e il nostro approccio con la montagna, non ci permette di fare diversamente. Si va a rilento e salendo si incontrano gli atleti che sono gìà arrivati in vetta e quindi si apprestano a tornare al traguardo di Imlil, per la 42 km e a proseguire per i restanti 100 km , per chi è impegnato per la 125 km!

Bisogna stringere i denti e quando si può, fare qualche esercizio di iperventilazione, tanto da abituarsi all’altitudine stessa. Il più reattivo sembra essere Domenico, lui fa l’andatura, si pone alle sue costole Gianfranco, poco dietro e un po’ affaticato, ci sono io. Ferdinando perde terreno, accusa dolori alla schiena, il peso dello zaino risveglia vecchi acciacchi. Tornando alla mia condizione, l’impressione è tale da ricordare il Monte Bianco del 2005, anno in cui dovetti ritirarmi! Brutta sensazione!!

Nonostante ciò si arriva in vetta. Lo scenario, è come la lunga e implacabile salita, mozza il fiato; sullo sfondo il Deserto del Sahara! Riprendo coraggio e in discesa sembro un altro. Certo è, che il raggiungimento di questo obiettivo a 4000 mslm, provoca euforia!!

L’euforia va contenuta, qui si è percorsi solo 25 km! Incontriamo Gianni che non smette di meravigliarsi e scatta foto a ripetizione. Proprio al punto medico Ferdinando decide di proseguire, ma solo per la 42 km, i dolori della sua ernia cervicale lo hanno sopraffatto.

Ora ci ritroviamo in tre e anche Domenico approfitta di un antidolorifico per la sua spalla.

Gianfranco inizia ad avere problemi alle ginocchia in discesa, ciò ci rallenta ancor più!

Devo affermare che Domenico è il vero trascinatore, dal gran bivacco del Rifugio Toubkal al Tizi N’Ouanoums , ci sono circa 500 m di dislivello positivo e egli squilla la carica: dobbiamo raggiunger il Lac D’Ifni a 2336 m, prima di notte!

Giusto pensare positivo, ma il terreno e le gambe stanche non lo avrebbero mai permesso!

La discesa di 12 km verso il lago è ripida, non si contano più i nostri scivoloni, ma per fortuna senza danni rilevanti. Adesso che è buio le nostre frontali sembrano dare l’effetto dei fari che puntano un banco di nebbia….il nulla!!

Interminabile discesa, anche quando si raggiunge il piano, un letto di fiume secco, gli innumerevoli sassi, non consentono di correre, neanche un metro!!!

Nottata di miraggi…..le luci in lontananza potrebbero essere i bivacchi!?…chi può dirlo!

Tra piccoli borghi e greggi di pecore, si arriva ad un bivacco, ma è solo un bivacco spontaneo, dove ci offrono solo del te alla menta, l’acqua o altro è a pagamento. Ma noi apprezziamo comunque la sublime bevanda!

Non si è capito bene dove fossimo, ma sembrava uno stabilimento balneare sulle sponde del lago!!

Poco distante da qui il vero bivacco, raggiunto, decidiamo di fare una sosta prolungata  di circa 3 ore. Veniamo accompagnati in una sorta di piano mansardato, dove ci consegnano tre materassini e tre coperte. Stremati, crolliamo dal sonno dopo pochi secondi.

Veniamo risvegliati dagli addetti al bivacco (tutti marocchini) come d’accordo; il tempo di sciogliere le articolazioni e siamo pronti a rimetterci in marcia. Affrontiamo ora, uno dei maggiori dislivelli positivi, con il sorgere del sole alle spalle e la vetta del Toubkal di fronte, di un colore rossastro. La natura ci allevia le fatiche con i suoi effetti!!

Tutto procede al meglio fino al bivacco successivo, altro antidolorifico per Domenico, il primo ormai, aveva culminato l’effetto. Breve stop e si riparte per attaccare un’altra salita e impegnare la discesa successiva, più ripida di tutto il percorso. In fondo c’è il villaggio di Tachedirt, siamo a metà gara. Qui ritroviamo il sacco lasciato alla partenza, in cui potevamo mettere abbigliamento e altro di ricambio, ma abbiamo anche la possibilità di alleggerire i nostri zaini!!

Si riparte, dopo aver ingurgitato un piatto di riso e lenticchie, per Tizi N’Tachedirt a 3220 m; altra discesa al buio e con la stanchezza fisica e mentale che prende il sopravvento. Momento saliente per l’amico Gianfranco, che in cima  al Tizi N’Ouhatiar a 3124 m, preso da un momento di sconforto, dice di voler rimanere qui e fermarsi a dormire un po’ e alleggerire le proprie ginocchia dal duro impegno profuso.

….lasciatemi qui, non me la sento di affrontare questa nuova discesa!

….se ti fermi adesso a 3000 m costringi anche a noi a restare, perché non possiamo lasciarti da solo….. così moriamo in tre!….un minuto di più e si muore assiderati!!

Dobbiamo scendere a tutti i costi, abbassarci di quota, arrivare al bivacco di Oukaimeden e poi potrai decidere di fare quello che vuoi!… mi chiedo: ma non doveva esserci personale di servizio con i muli, che sarebbero intervenuti in caso di emergenza!?….niente, nemmeno una traccia!…..Tracce ce n’erano, quelle lasciate dai depositi maleodoranti dei muli, che tra l’altro ci indicavano l’esatto percorso!! Difficile perdersi!

Altra discesa ripida e si arriva alla cosiddetta Chamonix del Marocco, è notte e Gianfranco decide di sostare per un po’, prendendo posto sotto il tendone berbero, insieme ad altri atleti ospiti. Invano cerca di impossessarsi di un tappeto, ma uno degli addetti al ristoro gli fa capire che il tappeto che stava tentando di sfilare, era il suo e che avrebbe dovuto attendere che qualcuno di quelli che dormivano sotto i tendone, si alzasse per cedergli il posto. Immaginate un dialogo tra sorsi! Uno che parlava oriundo-romanesco ( Gianfranco vive a Fiano Romano) e l’altro in dialetto arabo!!

Non so come è andata, ma io e Domenico decidiamo di non fermarci. Ma forse avremmo dovuto, vista la difficoltà nel procedere, sbandando qua e la, per via del sonno, proprio ora che il fondo “grippabile”, avrebbe permesso correre! Esausti arriviamo al nono Tizi N’ou Addi 2957 m, dove inizia la discesa per il secondo passaggio al Villaggio Tachedirt. Stiamo attenti, altrimenti rischiamo di cadere nel baratro! Grande concentrazione sugli appoggi sempre più precari, sul brecciolino insidiosissimo. La reazione adrenalinica a questa asperità è immediata e ci risveglia dal torpore.  Il gran bivacco ha poco da offrirci ormai, forse siamo gli ultimi! La seconda firma sul tabellone di presenza, breve colazione, altro guado, una donna che fa il bucato sulle sponde del fiume, un berbero che rincorre il proprio mulo e via verso l’ultimo Tizi N’Tamatert a 2302 m.

Finalmente il sole è alto e la giornata è splendida, così come la precedente; da questo punto in poi è tutta discesa, immersa in una rigogliosa pineta, fino al traguardo di Imlil.

Ci sono molti abitanti ad incitarci al nostro passaggio, iniziamo a liberarci della nostra riserva alimentare, donandola  ai bambini che incontriamo…loro felici accettano di buon gusto.

All’arrivo gli amici appena desti, ci festeggiano….è fatta! Qualcuno è incredulo….ma forse anche noi! L’abbraccio caloroso di Stefano Sartori (primo degli italiani alla 125 km), di Marco Gazzola (defraudato del primo posto dal marocchino, sempre nella 125 km), atleti che hanno primeggiato in questo Ultratrail, ci fa solo onore!!

Commuoversi è concesso, troppe immagini, troppi ricordi, tanti sacrifici per coronare un unico obiettivo: il Toubkal Trail!!

 

Massimo Guidobaldi

 

 

        

 

 

 
 
 

Dove correre a Formentera

Post n°88 pubblicato il 08 Agosto 2009 da Guidobix59
 

 Dove correre a Formentera?

 

Per chi sceglie Formentera, dove andare a trascorrere una vacanza, all’insegna del relax, ma continuando a praticare sport, ha scelto bene.

L’isola di Formentera è proprio ciò che ci vuole!

Appartiene all’arcipelago spagnolo delle Isole Baleari ed è vicina (20 min. di traghetto) alla più blasonata Ibiza.

Il paesaggio, non mostra grandi dislivelli (192 m. Max) ed è per gran parte piatto, direi che è adatto a chi fa Triathlon.

Come in tutte le isole è battuta dal vento, con vegetazione bassa mista a lande desolate, terreni adibiti al pascolo, delimitati da muretti in pietra a secco. L’unico percorso, che vi consigliamo fare (io e Mommi), sotto una fitta pineta, è quello che da Calò de S.Agustì arriva fino al Mirador, in soli 100 - 150 m di dislivello e via via, di seguito fino a El Pilar de la Mola, in 5 km. Da qui, prolungando di 2 km, si può raggiungere il Faro de la Mola.

                             

Cosa importante, secondo il nostro giudizio, la maniera migliore per spostarsi sull’isola, senza stress, è la bicicletta.

Sull’isola girano tutti in moto, sono molte le agenzie di noleggio, ma voi……non fatevi prendere dalla pigrizia!! E’ davvero divertente pedalare per lungo, circa 18 km da Port de Savina al faro de La Mola e largo, circa 15 km da Es Pujols al Far de Cap de Barbaria!

 

Si evince perciò che è abbastanza facile muoversi, basta seguire le piste ciclabili e scegliere la propria spiaggia, una volta a nord e una volta a sud!

Tra i percorsi da fare, dove è possibile correre, partendo da Es Pujols e ritorno, vi indichiamo il giro completo dell’Estany Pudent, grande lago salato di circa 10 km di circonferenza, metà su asfalto e metà su sterrato, dove potrete incontrare aironi, cormorani, sarghentane (lucertole) e qualche lepre che vi attraverserà il sentiero. Il percorso è molto aperto e quindi assolato; se non avete fatto tardi in discoteca, vi consigliamo di uscire presto ad allenarvi!

                                                                                                                                     

Per allungare il ….brodo, si può fare il tratto su strada, partendo da Es Pujols, mezzo giro di lago fino a Port de La Savina, poi proseguire in direzione di un altro lago, più piccolo, Estany des Peix, considerato una riserva naturale.

Seguendo il sentiero sterrato, si può anche raggiungere Punta de la Gavina, con la sua torre di avvistamento in un totale di 10 km ad andare, più 10 km di ritorno.

 

Se si vuole evitare l’asfalto, si può sfruttare il vecchio Camì de La Mola, partendo da Sant Francesc Xavier, fino all’altezza di Calò de Sant Agustì, percorso parallelo alla strada principale che va da ovest ad est, di km 6, facendo ritorno a S.Francesc sono 12 km, oppure al ritorno si può deviare per il lago Estany Pudent, giro completo del lago, per un totale di km 26, terminando la corsa sempre a San Francesc.

 

Terminare gli allenamenti con un tuffo nell’acqua di colore blu, di un mare caraibico, è bellissimo!

Basta attrezzarsi, con zaino e riserva d’acqua, si può vivere questa esperienza ogni giorno in spiagge diverse; tra quelle a noi più care c’è Platja de Migjorn entrando da Es Arenal e Platja de ses Illetes seguendo il sentiero delle Ses Salines, entrambe frequentate da naturisti!! ….e non.

 

Guidobaldi Massimo

 

                                                                            

 

 
 
 

Staffetta Roma - Cascia 2009

Post n°87 pubblicato il 01 Giugno 2009 da Guidobix59
 

Staffetta – Pellegrinaggio Roma - Cascia

 

Sono nove i dipendenti del Comune di Roma che si apprestano a ricevere il saluto, sotto la statua equestre del Marco Aurelio al Campidoglio, da parte dell’Onorevole Alessandro Cochi , consigliere comunale con delega allo Sport.

Presenti al via della Staffetta-Pellegrinaggio da Roma a Cascia: Tagarelli Monica, Matteotti Bruno, Guidobaldi Massimo, D’Ambrosi Fabio, Napoleone Gabriele, Tomassi Antonio, Gennaretti Alessandro, Bordi Elio e Girometti Emiliano.

Dopo le foto di rito, si parte di corsa, alternandosi uno ogni ora per un lungo pellegrinaggio di circa 150 km!

Ci accomuna un forte sentimento religioso che va oltre il gesto atletico. Altro obiettivo è quello di portare un messaggio di pace tra i popoli, che insieme alla bandiera italiana, viene anche manifestato indossando dei copricapo come simboli tradizionali. Siamo tutti coscienti del grosso impegno e di quali difficoltà andremo ad affrontare, ma tra noi c’è gente, come il sottoscritto, esperta in questo genere di iniziative. Tutto ciò suscita ilarità e scetticismo da parte dei colleghi che attendono la partenza! Il fisico non manca e nemmeno lo spirito.

Altro scoglio da superare è come uscire da Roma, superare il traffico cittadino non è impresa da poco! Non a caso tra i partenti ci sono agenti di Polizia Municipale, che conoscono il territorio e le opportune alternative. 

La scelta del percorso ha avuto uno studio attento, prima di partire, proprio per salvaguardare l’incolumità di tutti. Si opta per la pista ciclabile esistente sulle rive del Tevere, che condurrà la prima frazionista, accompagnata da Tomassi in bici, Tagarelli Monica. Essi giungono a Via di Villa Spada dopo 13 km circa dal Campidoglio. I successivi frazionisti Bordi Elio, Girometti Emiliano e Matteotti Bruno in bici, si trovano a percorrere quindi parallelamente la SS.Salaria, fino alla Borgata Fidene, per poi riscendere sulla Salaria stessa.

Superato il cavalcavia del G.R.A., la statale sembra abbastanza libera dal traffico veicolare e ben illuminata fino a Monterotondo Scalo. Qui il percorso non presenta rilevanti condizioni di disagio e non richiede grosso impegno fisico agli staffettisti, in quanto è sufficientemente piatto.

Non è voluto, ma il primo vero tratto impegnativo capita a D’Ambrosi (memore dell’edizione 2007) che conclude la sua ora di corsa in prossimità di Passo Corese, maledicendoci!

Oramai il traffico veicolare va scemando e i prossimi ad avvicendarsi sono avvantaggiati per ciò che riguarda la temperatura serale, ma non per quello che riguarda le variazioni altimetriche!

E’ la volta del sottoscritto e di Napoleone Gabriele, chiamati a superare un tratto di strada molto impegnativo che va da Poggio Nativo a Poggio S.Lorenzo. La nottata scorre veloce sotto un cielo limpido e stellato, dove fanno apparizione le lucciole!! (da non confondere!)…insetti di cui a Roma, da tempo se ne sono perse le tracce.

Direi più che colleghi! L’atmosfera è un’altra; sembra esserci conosciuti e frequentati da chissà quanto tempo! Nasce un’intesa quasi perfetta, ognuno di noi è pronto a dare il meglio di sé, anche senza esperienze pregresse. Da dove provengano tali energie è inspiegabile!

Ci troviamo a transitare nella Valle Santa e nei territori del Cammino di S.Francesco, ma per notare i paesaggi e godere dei  bellissimi panorami, si dovrà attendere le ore 4:30’, dopo che si è superati Rieti con le sue caratteristiche mura perimetrali e la zona dei Laghi Lungo e Ripasottile, sullo sfondo il Terminillo con le vette ancora innevate!

Si raggiunge Apoleggia, Morro Reatino piccoli centri abitati, posti dopo interminabili salite, che solo il mitico “Pirata” Tomassi Antonio può vincere!

Fortunati nella prima loro frazione di corsa, Tagarelli  e Bordi  assaggiano anche loro le asperità. Non ancora terminata la salita di Bordi, interviene un indiavolato Matteotti, redivivo aggiungerei, dopo aver smaltito la fatica della prima sua frazione, che gli aveva causato crampi e per questo aveva viaggiato nel furgone – ammiraglia, disteso nell’abitacolo, gambe all’aria!!

Solo 7 sono i km percorsi in circa 40’, da Matteotti, arresosi poco prima della Torre del Fuscello, punto con più alto dislivello positivo (1050 m) di tutto il tracciato.

Sono appena le ore 5:19’ del mattino del 22 maggio 2009 e fa anche leggermente freddo.

E’ il turno di Gennaretti  Alessandro che dopo aver scollinato, si lancia in direzione di Leonessa transitando sul lungo e altissimo Viadotto della Val Nerina. Al bivio per Monteleone di Spoleto,  mancano 21 km per Cascia.

Notiamo, dal respiro di Gennaretti, che all’esterno l’aria è davvero fredda, a confermare ciò è il sottoscritto che gli da il cambio, percorrendo gli ultimi 17 km affiancato prima da D’Ambrosi e successivamente da Girometti e Bordi.

Insieme si percorre la valle di Monteleone di Spoleto e le sue fredde gole, con bei tratti di salita su tornanti di media montagna.

Gli ultimi 5 chilometri in direzione di Cascia, sono tutti in discesa . Le andature aumentano ed è Matteotti, desideroso di esserci, a non tenere il passo….dopo il gran premio di montagna, lo sprint finale!!!..

L’ultimo chilometro ci sembra di non toccare il duro asfalto che ci conduce trionfanti e soddisfatti alle ore 8:41’ (dopo 13 ore circa) al centro di Cascia. Giusto in tempo, prima che per ordine pubblico, venga chiusa la strada per permettere il passaggio della processione storica, classica rappresentazione nel giorno dedicato a S.Rita.

 

Massimo Guidobaldi

 

 
 
 

105 The Abbotts Way Ultra Trail

Post n°86 pubblicato il 19 Maggio 2009 da Guidobix59
 

105 The Abbotts Way Ultra Trail

Tanti sono i chiamati……pochi gli eletti!!

 

L’Abate Guidobalduccio da Pontremoli…un “vecchio” pellegrino (vecchio per saggezza, ma non per età) esperto in lunghe traversate, fatte soprattutto all’estero, accolse l’invito di frate Luigi Groppi da Piacenza (famoso nell’arte pasticcera), a ripercorrere l’antica “via degli abbottati”, che conduceva a Roma. Una volta giunti in Piazza del Campidoglio (si racconta fossero le 3 di notte) dove era posto il convento dei frati francescani, il priore Fra’ Massimo li ospitò nel grande refettorio, per gustare e dividere con gli altri confratelli  tutto quello che erano riusciti a racimolare di mangereccio lungo il tragitto (abbottati, perché appartenenti all’ordine dei frati cercatori, famosi per le loro abbuffate anche in tempi di carestia!).

La storia narra che il frate terziario Elio dai “Racconti” Piccoli (da non confondere con Elio e le storie tese!), parlò a Luigi di un nuovo percorso in Lunigiana da fare a ritroso, da Pontremoli a Bobbio, dalla Toscana all’Emilia-Romagna di 125 km su sterrate, pietraie, sentieri fangosi e molto spesso con forti dislivelli.

…….non si sa bene quali peccati dovesse espiare, ma il Guidobalduccio volle comunque provare questa nuova esperienza. Incontrò, proprio nel castello di Pontremoli, altri viandanti e fratelli provenienti da varie regioni, che vollero incamminarsi insieme a lui……..

 

……Anno 2009 …….Luigi Groppi mi ha parlato di una gara di 125 km in due tappe che si svolge da Pontremoli a Bobbio e che ripercorre tratti della Via Francigena, la via fu attraversata nel medio evo dagli Abati irlandesi per raggiungere Roma, ma utilizzata anche per gli spostamenti fra i loro possedimenti monastici. L’organizzatore Elio Piccoli è un suo amico e dopo qualche e-mail per richieste e informazioni varie sulla gara, mi ritrovo a partire da Roma insieme ad altre 20 persone, incuriosite.

La formula prevedeva due tappe, una da 65 km e una da 60 km, da fare anche a staffetta in coppia. Il primo maggio c.a. a Pontremoli, dopo aver ritirato i numeri di pettorale e i pacchi gara, prendiamo posto per dormire su letti a castello, nelle sale dello stesso castello di Pontremoli (che bel giochino di parole!?). Il giorno seguente, circa 170 concorrenti sono pronti a partire. Saranno 13 le ore di tempo massimo, per portare a termine la prima tappa. Qualcuno di noi è un po’ preoccupato, forse è un tempo troppo stretto!

Il percorso della prima tappa prevede subito qualche km di salita su asfalto; il panorama su Pontremoli e la sua rocca è stupendo.

Mi sembra però di notare una certa eccitazione da parte di tutti i presenti; non credo sia il criterio e ne lo spirito giusto di affrontare una gara a tappe, soprattutto questa che prevede due ultramaratone! Mi ritrovo a correre con l’amico guerriero Alessandro Tarallo; dosare le nostre forze è prioritario, temporeggiare è saggio ed Alex ne conviene.

Intanto sfrecciano i concorrenti dei team, coppie di atleti che si alternano ogni 30 km. Un impegno serio ovviamente, ma meno gravoso di chi deve farne 65 e 60 di km!

Forse no tutti hanno compreso bene la difficoltà dei primi 800 m di dislivello positivo nei primi 20 km! Senza pensare ai successivi 600 m di discesa, per poi salire nuovamente per altri 600 m fino a raggiungere il 45° km.

Coscienti di non trovare un terreno favorevole, per asperità e lunghezza, io e Alex, procediamo cercando di correre sui tratti di pianura e controllare l’inerzia in discesa, sulle salite, si cammina ma senza impegnarle troppo.

Questo ci permette di fare attenzione alle segnalazioni  sul percorso e non incorrere in errore.

Proprio nei percorsi più lunghi spesso ci si deconcentra e si prende il sentiero sbagliato; come è capitato in un paio di occasioni a dei concorrenti, da noi richiamati tempestivamente.

Ma pur adottando tutte le precauzioni, davanti a pietraie, zone fangose, insieme ai tratti di fitta boscaglia, dove non filtra luce solare e il fondo è ricoperto da fogliame, che nasconde sassi, rami e radici, si contano già i primi ritiri a causa degli infortuni. Le forti andature inoltre, hanno mietuto altri ritiri. Lo sforzo prodotto, la temperatura elevata, ha in certi casi condizionato le prestazioni, con casi di disidratazione e crampi. Proprio i crampi hanno costretto anche il nostro amico Alcini a fermarsi diverse volte; il nostro aiuto ha consentito a Raffaello di proseguire fino al traguardo della prima tappa, ma non di ripartire il giorno dopo per la seconda tappa. Lungo il percorso si attraversa otto fiumi e tanti altri piccoli corsi d’acqua, tutto ciò ci rallenta in qualche modo la corsa. Avere per lungo tempo i piedi bagnati comporta la formazione di vesciche. Ma l’ottima prevenzione dei precedenti giorni con Akileine, mi ha salvato da ciò. I passaggi nei borghi dei piccoli centri abitati, era per noi un momento felice e di conforto, per  l’accoglienza mostrata dai residenti, che mettevano a nostra disposizione le loro prelibatezze. Nei borghi più isolati erano le fontane a ristorarci. La descrizione delle caratteristiche della prima tappa, da parte di Groppi, sono in realtà risultate non veritiere. Ci ha spiazzato anche l’altimetria, che forse faceva riferimento a quella dell’anno scorso.

Per cui il dislivello totale è di 6145 m, con 3035 m positivi & 3110 m negativi. Mi ha fatto piacere percorrere un breve tratto con l’amico ritrovato Silvio Arzenton, compagno nel 2007 al Mercantour! Il nostro arrivo a Bardi è accolto in modo festoso, ma bisogna già pensare al recupero fisico e mentale. Dopo la meritata doccia e l’appropriato massaggio nella palestra comunale, si consuma il pasta party in una trattoria convenzionata con l’organizzazione; poi si va a stendere le gambe!

E’ domenica 3 maggio, alla partenza della seconda tappa, mancano all’appello i nostri Carlo Ricci per via di una bronchite pregressa; Teseo Mastrangeli per una distorsione ad una caviglia; Armando Andolfi spremuto come un limone, Emiliano Adanti  e Antonio Camertoni spremuti come due cedri e giunti all’arrivo della prima tappa a limite del tempo massimo, decidono per il ritiro; Enrico Lo Nigro è arrivato in 12:56’, nella prima tappa, vuole comunque esserci!

Non per merito e ne per demerito….tanti sono i chiamati…..pochi sono gli eletti!!!

Pochi i sopravvissuti insieme al sottoscritto: Giovanni Battista Torelli, Giovanni Baldini, GianLuca Belardini, Alessandro Tarallo e Enrico Lo Nigro. Il ritiro di Silvio Arzenton lascia intendere la durezza di questa gara!

I primi 12 km con 440 m di dislivello positivo sono ben amministrati. Tutti adottano un’andatura a risparmio, per poi sfruttare la discesa che termina a Farini, altro piccolo e bello centro della Lunigiana, bagnato dal torrente Nure. Appena il tempo di fare un fugace ristoro e si riparte. Le uniche persone che condividono con me la lunga salita di 870 m di dislivello di 15 km, sono i frazionisti dei twin team. Dalla Sella dei Generali a 1300 m di altezza, per 1010 m di dislivello negativo, mi ritrovo ad avere una buona azione di corsa, ma in solitaria, perché i componenti dei team, più freschi, procedono più velocemente.

La cosa che ricordo con più piacere è la grande partecipazione da parte dei concorrenti ritirati che continuavano ad incitarci, fino al ponte che collega le rive del fiume Trebbia e che conduce fino alla piazza principale di Bobbio, dove è posto il sospirato traguardo!

         Massimo Guidobaldi

 
 
 

Maratona di Torino

Post n°85 pubblicato il 30 Aprile 2009 da Guidobix59
 

Maratona di Torino …una nuotata di 42 km.

 

Con l’aiuto del satellitare e con una carta della città molto approssimativa, io , Torelli e Flaviani, arriviamo in Piazza Castello a Torino e di là all’Hotel Fortino, dove prendiamo possesso della ns camera. Si cena abbastanza velocemente in un ristorantino, La Lampara, nelle immediate vicinanze.

Siamo d’accordo con Mauro Firmani, il coordinatore dei pace makers, che ha ritirato per noi i pettorali e ci li consegnerà la domenica prima della partenza. La mattina della gara ci si sveglia sotto un cielo “nordico” tipico d’inverno. Inizia il rito della vestizione…..e ora che mi metto?

……..di solito quando piove si tende a non infagottarsi troppo e come sentenzia il buon Torelli…più roba indossi, più roba si bagna!!…quindi, aumento del carico da trasportare!

Flaviani si interroga:….ma come!? Hai ancora il vecchio completino!?…..tu che sei il vice Presidente del Roma Road Runners Club, dovresti dare l’esempio!

Hai ragione Nestore!….ma questo è ciò che significa essere attaccati ai colori sociali!!!

Si va a fare colazione abbondante, cercando di allontanare qualsiasi crisi di fame in gara.

Siamo allineati a Piazza Castello pronti a partire….e piove!

Mi accorgo di una cosa….ma, Nestore! Il cip non lo hai messo!?…..

Come, dov’era?…..era nella busta insieme al pettorale!……

Rilassati, fai ancora in tempo ad andare a riprenderlo…ammesso che lo trovi!

E’ nella busta di carta che Giovanni ha abbandonato al centro Maratona……

Corro!

Nestore riesce a partire subito dopo lo start e dopo 2 km mi raggiunge.

So di non avere le stesse andature di Nestore e Giovanni, per cui mi lascio trasportare dai pace makers delle 3:45’.

Andatura questa, che mi permette di parlare e non soffrire. E’ stato un piacere correre al fianco di Roberto Burtone, grande Presidente degli Amatori Castelfusano e grande lottatore.

La cosa strana è che, nonostante le scarpe imbevute dall’acqua dell’insistente pioggia, mi accorgo di avere un passo piuttosto leggero. Passiamo il 21 km abbastanza compatti, si attraversa Orbassano e al 25 km provo a staccarmi dal gruppo, ma non riesco a mantenere un’andatura costante e sulla lunga salita che conduce al 27 km, vengo quasi risucchiato dal gruppo.

Al termine della salita, vengo superato da due “schegge impazzite”, con cui avevo fatto qualche chilometro precedentemente…questo è un treno buono, provo ad agganciarli e sembra che la cosa riesca. Mi mantengo alle spalle lasciando loro l’iniziativa di condurre. Non so cosa sia successo e a cosa devo questa immediata reazione, ma so solo che le gambe tengono il ritmo e vado senza accusare problemi fisici.

La temperatura fresca, ci permette di proseguire, senza sosta ai ristori.

Al 30 km chiedo:….ma è tutta in discesa?….da questo momento in poi, sì!….rispondono.

Scatta così, una molla ( credo fosse di acciaio armonico) che mi carica. S’avanza senza profferire parola, la respirazione è regolare e le spalle rilassate. Origliando, i due che mi precedono confrontano i tempi….stiamo viaggiando a 4’50” al km!!

Il gesto atletico è notevole, la progressione è micidiale, non si evita più neanche le pozzanghere …dritti verso il traguardo, sempre più vicino….. leggo 3:37’!…non ci posso credere!

Non vi dico l’emozione. Segue l’abbraccio finale, in particolare con Battigalli Vincenzo, con cui ho prodotto lo sprint adrenalitico!!!

Disconosco quali siano state le impressioni di Giovanni Battista Torelli e di Nestore Flaviani, ma i commenti a fine gara danno: Torelli chiude in 3:08’ con problemi di stomaco quasi sul finire;

Flaviani ha amministrato bene la sua gara, nonostante il nervosismo iniziale e un altro contrattempo che ha avuto con il chip (rilevatore di real time), perso in corsa poiché allacciato male sulla scarpa.

La cosa divertente è che Nestore ha fatto dietrofront per recuperare il chip ( che gli avrebbero addebitato una volta smarrito)…e lo ha fortunatamente ritrovato! Con esso trova anche un bel traguardo finale con 3:19’……e piove!!!

 

Massimo Guidobaldi

   

 
 
 

Corri senza lasciare traccia

Post n°84 pubblicato il 14 Aprile 2009 da Guidobix59
 
Foto di Guidobix59

Corri senza lasciare traccia…la nuova era!

 

La nuova era del Trail Running si apre con il motto “Corri senza lasciare traccia”, che ha inizio con la X edizione del Classic Trail della Capitale.

I circa 300 partecipanti hanno dimostrato grande sensibilità al richiamo dell’A.S.D. Roma Road Runners Club, società organizzatrice, alla eco-sostenibilità. Ciò che in U.S.A. e in Francia viene praticato da tempo, ora viene attuato anche da noi. Bisognava dare una svolta e diverse sono state le novità.

Nei giorni precedenti alla gara, gruppi di volontari coadiuvati da Massimo Guidobaldi, ideatore, insieme ad Aurelio Michelangeli, del Trail della Capitale, hanno ripulito da ogni rifiuto, di facile asportazione, tutti i sentieri interessati al percorso di gara. L’Amministrazione Comunale di Rocca di Papa, paese ospitante, ha per così dire, “dato carta bianca” ed ha apprezzato l’impegno e il risultato dimostrato.

La tracciatura del percorso è stata segnalata con vernice effimera e nastro bianco e rosso in Mater-bi (derivato dal mais).

Ad evitare sprechi di acqua ai ristori e al fine di evitare la dispersione e l’abbandono di bottiglie e bicchieri di plastica, all’atto dell’iscrizione alla gara, ad ogni concorrente è stata consegnata una eco-tazza ( brevetto svedese, in dotazione al proprio esercito), in gomma alimentare, di facile utilizzo e trasporto. La tazza ha così permesso agli atleti, di bere direttamente dai fusti metallici posti nei due ristori, lungo il percorso.

Ogni tazza inoltre, riportava lo stesso numero di pettorale del concorrente, utile agli organizzatori per risalire all’atleta che l’avesse abbandonata ed infliggere la giusta penalità (metodo questo, molto usato in Francia nelle gare in autosufficienza). 

 

Altra iniziativa, da parte del Roma Road Runners Club, è stata la raccolta delle scarpe da corsa usate, a cui molti hanno aderito. Il recupero verrà destinato ad una associazione che si occupa di riciclo di questi materiali.

Gli appelli via internet (modo più immediato per pubblicizzare l’evento senza uso di volantini o altro materiale cartaceo) da parte del Roma Road Runners Club, su come raggiungere la località del Vivaro – Rocca di Papa, sono stati in parte recepiti; per cui si sono formate diverse pool cars, a vantaggio del minor spazio occupato nei parcheggi, messi a disposizione dal proprietario dell’Area Pic Nic dell’Associazione Terra Nostra, ma soprattutto ne ha beneficiato l’ambiente.

Questa linea verrà adottata sicuramente anche in seguito, da tutte le organizzazioni di ogni manifestazione presente nel calendario 2009 del Circuito Parks Trail.

La pionieristica nostra iniziativa, vuole sollecitare ogni praticante a determinati comportamenti, al fine di indirizzare ogni gara del circuito ad impattare meno con l’ambiente circostante.

Istruire culturalmente chi corre riguardo il tema eco-ambientale è il nostro obiettivo, l’autosufficienza alimentare deve servire ad evitare di lasciare traccia di rifiuti, ciò deve essere un “dovere” per tutti!

Vogliamo essere da monito anche a chi praticando altre discipline sportive, frequenta in modo regolare questi luoghi, quali i camminatori, i bikers e gli equituristi.

Massimo Guidobaldi

 
 
 

Ultime sulla X edizione del Trail della Capitale

Post n°83 pubblicato il 21 Febbraio 2009 da Guidobix59
 

                            

 

La zona di partenza e arrivo non risulta avere particolari problemi, in quanto è la zona di proprietà dell’Associazione Terra Nostra, un’area attrezzata per il pic-nic, presenta un manto erboso sempre molto curato, con spazio adibito al parcheggio.

Quest’area inoltre,può offrire, a chi intende fermarsi dopo gara con la propria famiglia, la possibilità di mangiare, cucinando prodotti (portati da casa) propri  usando i bracieri e la legna a disposizione.

IMPORTANTE! Chi si presenterà dopo la partenza della gara, prevista per le ore 10:00, dovrà pagare l’ingresso!!

 

Il via della manifestazione verrà dato proprio dall’interno di questa area (5 ettari) e consentirà agli atleti di entrare direttamente nel sentiero.

In caso di pioggia il fondo potrà essere umido ma compatto, per la gran parte del tracciato, fangoso ma praticabile, in alcuni punti all’interno del bosco, per effetto del passaggio delle macchine operatrici che effettuano disboscamenti e raccolta della legna da ardere. Per questo motivo, consiglio di indossare scarpe da trail running, con grip o suola molto scolpita. Se non ci saranno piogge, allora tutto sarà più facile a parte il dislivello di 1087 m. (560m + / 527m -) che caratterizza questo percorso.

Con il satellitare sono riuscito a misurare 18 km.

Le segnalazioni saranno realizzate con nastro bianco/rosso di Mater-bi (biodegradabile) e bandierine rosse conficcate nel terreno.

 

Punti difficili del percorso:

la salita da Valle Manciola all’ex Casale dei Guardiani;

la salita a Colle Iano di circa 1 km;

la salita al Maschio delle Faete dalla Madonnella, di circa 1km ;

il tratto di cresta sui Monti delle Faete con presenza di rocce, comprendente una breve arrampicata;

la discesa sul sentiero del Monte Sarapullero, verso la fine del percorso, caratterizzata da pietre di lapillo arrotondate, coperte dal fogliame.

Anche fuori da questi punti, il percorso non permette distrazioni!!

Per questo tengo a precisare che chiunque, durante la gara percorresse più di 300 metri senza trovare segnalazioni, è pregato di tornare indietro nell’ultimo punto segnalato o di controllo, dove gli saranno date nuove indicazioni. Alla partenza vi sarà consegnata una piccola road map, carta dettagliata del percorso con alcune segnalazioni e caratteristiche. Fatene tesoro!

 

Alla gara è stato dato un tempo massimo per concluderla che è di 3:00’!

Dopo questo tempo limite non saranno garantiti ne i ristori e ne l’assistenza in caso d’infortunio.

  

Massimo Guidobaldi    

 
 
 

Tifosi sostenitori del Trail Running....per un mondo pił verde!

Post n°82 pubblicato il 06 Febbraio 2009 da Guidobix59
 

Ciao Massimo,
è sempre un piacere leggerti e condividere queste idee che si concretizzano in vere iniziative.
Di seguito ti ho "incollato" un commento di Vincenzo Castellano che, oltre ad essere un vero trailer doc, è stato tra i creatori della Ecomaratona del Ventasso.
Ti sarei grato se potessi condividere con tutti gli altri dell'elenco queste poche righe.
Un abbraccio
Paolo Rubbi
Bravo Massimo questa è per noi la strada da perseguire, ci abbiamo sempre creduto e continueremo a perseverare.
Noi al Ventasso facciamo già la raccolta differenziata e promuoviamo da sempre la ECOSOSTENIBILITA' di tutti gli eventi sportivi.E' un rispetto dovuto alle comunità che ci ospitano e alla bellissima natura che ci circonda.
Oltre ad usare stoviglie in materbi "prodotto derivato dal mais e da smaltire nell'umido" pensiamo di donare agli atleti una maglia in fibra di cotone non trattato e delegheremo ai bimbi del paese rivolta agli adulti la sensibilizzazione alla raccolta differenziata.
Ottima l'idea della raccolta di scarpe ancora integre per i meno abbienti, sicuramente faremo nostra questa idea.
Attraverso una rete di idee "e di fatti" forse anche noi tutti contribuiremo a un mondo migliore.
Speriamo che questi messaggi vengano recepiti anche dagli stradisti.
Un saluto a tutti gli ECOpodisti.

 

Vincenzo Castellano volontario dell' Ecomaratona del Ventasso ventasso@gmail.com

 

Avrete visto che sull'ultimo numero di Runners World si parla proprio della raccolta di scarpe e fa riferimento ad una associazione Soles4souls.org . Ma non c'è solo questa; One World Running distribuisce scarpe in Africa, Haiti e CentroAmerica (oneworldrunning.blogspot.com). C'è anche Sole Responsibility che invia scarpe usate in Rwanda (soleresponsibilty.org). Infine la stessa La Sportiva in Colorado, ha organizzato una distribuzione e riuso di scarpe per gli homeless (Sportiva.com). La fonte di queste notizie sono prese dalla rivista specializzata americana TrailRunner.       

 

Massimo Guidobaldi

 
 
 

Regole per la pratica del Trail Running

Post n°81 pubblicato il 02 Febbraio 2009 da Guidobix59
 
Foto di Guidobix59

Cari amici,
Vi informo delle tre gare che la ns società A.S.D.Roma Road Runners Club organizza in sequenza:
Urban Trail di Cesano           29 marzo 2009;
Trail della Capitale                    5 aprile 2009;
Trail del Monte Soratte   13 settembre 2009;
 
Il trail running è oramai una realtà, che porta a far conoscere con la corsa a piedi, luoghi in natura vicini alla Città ma spesso sconosciuti.
Le tre manifastazioni aderiscono alla campagna ambientale "Corri senza lasciare traccia".
Quì di seguito vengono elencate le regole di comportamento per ridurre l'impatto con l'ambiente, diretto agli organizzatori di queste manifestazioni e ai trailers che ne prendono parte:
 
Regole per gli Organizzatori:
 
1 - Organizza uscite di  raccolta rifiuti, prima della data in cui si svolgerà la manifestazione. Raccolta differenziata lungo i sentieri interessati al percorso di gara;
2 - Dona parte dell'incasso per il rimboschimento;
3 - Organizza un punto di raccolta di scarpe usate da spedire o donare a popolazioni di paesi poveri;
4 - premiare gli atleti con materiale sportivo composto in fibre naturali o ecologiche o poliestere riciclato o nylon a basso contenuto di petrolio; premiare con prodotti naturali (alimenti), fa che siano prodotti locali.
 
Regole per gli Atleti: 
 
1 - Raggiungi il luogo di gara organizzando un carpooling (un Gruppo di persone in un solo veicolo). Ammortizzerai la spesa di carburante e i tickets autostradali, ridurrai le emissioni di CO2 e libererai posti auto nei parcheggi;
2 - Alloggia in alberghi o altro di simile, ecologici;
3 - Non lasciare altra traccia se non quella dei tuoi piedi. Non disperdere alcun materiale, non uscire fuori dai tracciati segnalati.
 
Per qualsiasi altra info segui Massimo Guidobaldi su Face Book 
Un abbraccio a tutti
Massimo Guidobaldi

 
 
 
 
 

INFO


Un blog di: Guidobix59
Data di creazione: 05/12/2007
 

CONTATTA L'AUTORE

Nickname: Guidobix59
Se copi, violi le regole della Community Sesso: M
Etą: 61
Prov: RM
 

FACEBOOK

 
 

I MIEI BLOG AMICI

Citazioni nei Blog Amici: 4
 

ULTIME VISITE AL BLOG

micegiobatrunner1cassetta2silricfracarlorizzopelatovaleria761maxsilver61scegliterugby15thereformemaurorotondibea86_dELIOS650gm952ilariapasa
 

TAG