Umbilicus Pop

La regina delle pozzanghere


Solstizio d'estate.Chiudi gli occhi e pensa.L'estate è arrivata, né prima né dopo il giorno per lei fissato: è stata puntualissima.Usciamo.Annuso l'aria a faccia in su per riempirmi dei colori dell'imbrunire e dell'odore dell'erba di sera.La scena è un fazzoletto verde ritagliato in un parco.Il palcoscenico, tre tappeti poggiati su tavole di legno; funi che scendono dall'impalcatura in alto; un trapezio e due cerchi sospesi; gli strumenti dell'orchestrina; una fila di sedie di legno un po' sgangherate, una diversa dall'altra.Il sipario reso da scampoli di stoffa variamente colorati.I vestiti di scena, un allegro patchwork libero dai dettami imposti dalla moda, che semmai a volte cerca di imitarne lo stile...ma quegli abiti sembravano vestire la vita.Una famiglia tzigana circense: dalla Francia, girovaghi che portano in giro chissà sin dove i propri spettacoli.Il capo famiglia ha un sorriso sincero che gli attraversa il viso da parte a parte e sembra essere in sintonia perfetta con il pancione che un po' gli sbuca dalla camicia azzurra. Con lo sguardo incita, incoraggia ed invita alla prudenza le due bambine ed i bambini snodati ed esili come giunchi che si avvicendano sul palco a fare da gaudioso intermezzo. La sua premura mi è sembrata dolcissima e in quello scambio di sguardi pareva schiamazzasse la possibilità di preservare più a lungo l’innata semplicità e genuinità dei parvoli.Il mimo, di evocazione quasi chapliniana per abbigliamento e modi, ha un’espressività coinvolgente e naif che da sola basta a renderlo simpatico e a desiderare di intavolarci una buffa schermaglia surreale.La giovane funambola. Passeggiare, saltare e ballare in equilibrio su una fune è quello che vorrei imparare, perché in quel miscuglio di determinatezza, leggiadria e maestria assaporo il senso della vita. Un uomo che avevo pensato addetto al solo "backstage", ma il cui disegno della muscolatura mi lasciava perplessa, rivela il suo segreto tirandosi via la camicia ed arrampicandosi fin sul quella sorta di skate bucato che lì in alto, sostenuto da funi, aveva attirato fin dall’inizio la mia attenzione. Lui nel numero finale da guardare col naso per aria con la sua compagna quasi diafana: tengono stretta la mia attenzione raccontandole cose forse già note, esplicitando il senso di una complicità armonica, di un sostegno forte e reciproco che non lascia segni anche se la presa è forte, perché è forte e dolce insieme. Decisa, ma non violenta. Una fiducia consapevole ed un riguardo per sé e per l’Altro (l'intero genere umano, forse) che non evoca distorsioni ed evita pericolose cadute verso il basso.Un sodalizio poetico e scevro da implicazioni altre, preconfezionate.La pozzanghera diventa un mondo fantastico da ammaliare.