Entro nel palazzetto del centro storico che ormai è una banca dal 1902 e prendendo la penna in mano sospiro, pensando a quante volte dovrò leggere il giornale on-line prima che arrivino le tredici e trenta. Mi ributto nella mischia. Per pranzo, come faccio spesso, preferisco nutrire l’anima che il corpo e mi siedo sul divanetto della libreria vicina alla banca. Per fortuna si possono sfogliare i libri con tutta calma e nessuno ti chiede di smettere. Se avessi comprato tutti i libri che ho letto di straforo, sarei sul lastrico.Esco con un’edizione economica dei Miserabili in mano e incrocio il mio capo.- Ma lo vuoi leggere tutto quel libro ? butta lì sogghignando, tutto tronfio per la sua battuta. Vabbè, per lui i miserabili sono quelli che non hanno l’Iphone con centoventi giga, la fotocamera da trenta megapixel con controllo vocale e applicazioni indispensabili come la bussola (come ignorare da che parte è il nord ?), la bolla (come hanno fatto finora a montare le mensole dritte senza telefonino), i dadi (quante volte al giorno vorreste poterci giocare anche in macchina) e il fuso orario (a chi non è capitato che ti fermino per strada chiedendoti che ore sono a Shangai ?) Pensando alle rate del mio mutuo che scadono nel 2021, non lo mando dove meriterebbe e noto che lui ha una borsa da cui spuntano i jeans del momento. “WATERFOD i jeans made in Italy per chi ha un gusto mondiale”. Costo 240 euro. Lui ovviamente non può non averli. Nota orgogliosamente il mio sguardo sulla borsa coperta dal marchio di lusso. - Tu che jeans usi ? Mi chiede- Ah…ogni tanto viene a casa mia un volontario della Caritas e mi lascia qualcosa da vestire, sai, con il mio stipendio non posso comprare roba nuova.Spiazzato, ha un attimo di esitazione e accenna un’aria compassionevole quasi pentito per la brutta figura. Per capire che lo sto prendendo in giro ci impiega quasi dieci secondi in cui il silenzio cala impietoso. Senso dell’umorismo: ZERO. E’ fondamentale per fare carriera. E lui non fa eccezione. - Beh, per fortuna che hai voglia di scherzare. Ti aspetto nel mio ufficio per firmare il programma settimanale di vendita. Ti ho anche mandato una mail per avvisarti. E ricordati che domani hai un corso sulla comunicazione costruttiva. - Come no. Lo aspetto ansiosamente da mesi. E’ la mia ragione di vita.Lui crede che dica sul serio e si incammina verso il suo ufficio. Il pomeriggio si trascina quieto. La filiale è quasi vuota e le cinque meno un quarto arrivano abbastanza in fretta. Mi fiondo verso casa dove mi aspettano la spesa, le pulizie e una meritata serata di relax. Mi cambio e comincio con una passata di aspirapolvere. Ci dev’essere ancora qualche patatina della sfida di venerdì scorso a PES. E’ l’unico calcio che gioco, e modestamente me la cavo. Il venerdì è la serata delle partite con l’X-Box con gli amici. Due contro due. La cosa più divertente è lo sfottò a fine serata. Spesso stiliamo anche le pagelle via mail dove i perdenti vengono massacrati senza pietà. L’ultima volta sul filo delle tre partite pari abbiamo fatto le due e mezza. Quando mi sono reso conto che urlavamo come allo stadio a quell’ora, ho cacciato tutti fuori e sono andato a dormire. Motivo per cui oggi devo sbrigare il casino di bicchieri, briciole e sacchetti di patatine vuoti che giacciono in salotto. Per fortuna l’appartamento è piccolo e in un’ora faccio tutto. Secchio e straccio compresi Ore ventuno circa. Mentre frugo nel mio armadio che funge da ripostiglio-scarpiera-portadetersivi-angolodelbricolage-tohguardac'èancheunpeperonedellapizzamangiatavenerdì, mi prende il sacro fuoco dell'ordine e decido che è ora di smetterla di chiuderlo a spallate, sapendo che chi lo aprirà (IO, ovviamente, vivo da solo !) rischia che gli finisca in testa ogni cosa.Mi armo di sacchetti per eliminare quello che non serve più (e blocca il circolo dell'energia dice il Feng-Shui), di stracci per pulire i ripiani e di olio di gomito. Tempo un'ora e ho risistemato in modo che anche la Signora Rottermeier sarebbe contenta. (Forse anche la mia vecchia coinquilina, ma questa è un'altra storia). E' tutto ordinato, a portata di mano e pulito. Mi sono rimasti tre sacchetti di rifiuti. (sono patito della raccolta differenziata) e decido pertanto di scendere a buttarli. Abbigliamento del sottoscritto: Braghe in felpa grigie, sfatte, utilizzate solo per lavori pesanti, con buchi regolamentari e macchie di grasso sul ginocchio; felpa degli Eagles, "LIVE", ormai sbiadita dal rosso vivo al rosa Paris Hilton, che non posso buttare perchè ritrae la copertina del miglior disco di sempre. Scarponcini simil-Lumberjack con più di tre viaggi in Irlanda sulla suola, ancora coperti di fango di Galway, ma tanto piove per cui me li infilo. L'unico cappello a portata di mano è quello della banca arrivato con i gadget. Meglio, così finisce nella spazzatura anche quello. Sono un incrocio tra un clochard parigino e un boscaiolo di ritorno dal turno semestrale in Wyoming ! Entro in ascensore con le mie tre valigie di rifiuti, un sacchetto di immondizie che sono riuscito a chiudere solo minacciandolo di tenerlo per altre tre settimane nel sottolavello, al che si è arreso, e in mano una bottiglia (vuota, ma lo sapevo solo io) di VOV, terminata venerdì con i compagni di videogiochi dopo aver segnato una punizione con Pirlo nella finale contro la Francia. Al primo piano, si apre la porta ed entra la nuova ragazza che abita lì da un paio di mesi ma che non avevo mai incontrato. Forse andava ad una festa perchè era elegante, profumata e con un'aria sbarazzina...l'esatto contrario del sottoscritto. Sudato, puzzolente e devastato dal lavoro domestico.Ora il bello non è solo la scena in cui mi presento alla ragazza nelle condizioni peggiori degli ultimi vent'anni, ma per stemperare il clima butto lì una battuta da gran simpaticone: -Ciao, Sono Rudi. ...scusa sai...stavo lavorando, sono conciato come un pregiudicato albanese.... (Vabbè non era gran che e anche razzista, ma la situazione non mi permetteva di fare di meglio). Lei - Piacere, io vengo da vicino Tirana. Mi chiamo Anna. Ora, se avessi avuto un solo desiderio in tutta la vita, uno di quelli che devi conservare per i casi di assolutissima emergenza, avrei detto: Ecco. Lo voglio usare oggi. Torniamo indietro di venti minuti ed evitiamo questa colossale figura di merda. Ma non esistendo questa possibilità, ho potuto solo tossicchiare e buttare lì che dei miei amici sono stati in vacanza in Albania ed è molto bella. Poi per fortuna la porta si è aperta e l’ho lasciata uscire per prima per non costringerla a sorbirsi anche la scia di odore delle mie immondizie, oltre alla mia idiozia. Mi sembrava che stesse ridacchiando.Almeno in un modo o nell'altro (era meglio nell'altro) ho conosciuto finalmente la nuova arrivata.(ovviamente continua)
Lunedì 11 gennaio (3)
Entro nel palazzetto del centro storico che ormai è una banca dal 1902 e prendendo la penna in mano sospiro, pensando a quante volte dovrò leggere il giornale on-line prima che arrivino le tredici e trenta. Mi ributto nella mischia. Per pranzo, come faccio spesso, preferisco nutrire l’anima che il corpo e mi siedo sul divanetto della libreria vicina alla banca. Per fortuna si possono sfogliare i libri con tutta calma e nessuno ti chiede di smettere. Se avessi comprato tutti i libri che ho letto di straforo, sarei sul lastrico.Esco con un’edizione economica dei Miserabili in mano e incrocio il mio capo.- Ma lo vuoi leggere tutto quel libro ? butta lì sogghignando, tutto tronfio per la sua battuta. Vabbè, per lui i miserabili sono quelli che non hanno l’Iphone con centoventi giga, la fotocamera da trenta megapixel con controllo vocale e applicazioni indispensabili come la bussola (come ignorare da che parte è il nord ?), la bolla (come hanno fatto finora a montare le mensole dritte senza telefonino), i dadi (quante volte al giorno vorreste poterci giocare anche in macchina) e il fuso orario (a chi non è capitato che ti fermino per strada chiedendoti che ore sono a Shangai ?) Pensando alle rate del mio mutuo che scadono nel 2021, non lo mando dove meriterebbe e noto che lui ha una borsa da cui spuntano i jeans del momento. “WATERFOD i jeans made in Italy per chi ha un gusto mondiale”. Costo 240 euro. Lui ovviamente non può non averli. Nota orgogliosamente il mio sguardo sulla borsa coperta dal marchio di lusso. - Tu che jeans usi ? Mi chiede- Ah…ogni tanto viene a casa mia un volontario della Caritas e mi lascia qualcosa da vestire, sai, con il mio stipendio non posso comprare roba nuova.Spiazzato, ha un attimo di esitazione e accenna un’aria compassionevole quasi pentito per la brutta figura. Per capire che lo sto prendendo in giro ci impiega quasi dieci secondi in cui il silenzio cala impietoso. Senso dell’umorismo: ZERO. E’ fondamentale per fare carriera. E lui non fa eccezione. - Beh, per fortuna che hai voglia di scherzare. Ti aspetto nel mio ufficio per firmare il programma settimanale di vendita. Ti ho anche mandato una mail per avvisarti. E ricordati che domani hai un corso sulla comunicazione costruttiva. - Come no. Lo aspetto ansiosamente da mesi. E’ la mia ragione di vita.Lui crede che dica sul serio e si incammina verso il suo ufficio. Il pomeriggio si trascina quieto. La filiale è quasi vuota e le cinque meno un quarto arrivano abbastanza in fretta. Mi fiondo verso casa dove mi aspettano la spesa, le pulizie e una meritata serata di relax. Mi cambio e comincio con una passata di aspirapolvere. Ci dev’essere ancora qualche patatina della sfida di venerdì scorso a PES. E’ l’unico calcio che gioco, e modestamente me la cavo. Il venerdì è la serata delle partite con l’X-Box con gli amici. Due contro due. La cosa più divertente è lo sfottò a fine serata. Spesso stiliamo anche le pagelle via mail dove i perdenti vengono massacrati senza pietà. L’ultima volta sul filo delle tre partite pari abbiamo fatto le due e mezza. Quando mi sono reso conto che urlavamo come allo stadio a quell’ora, ho cacciato tutti fuori e sono andato a dormire. Motivo per cui oggi devo sbrigare il casino di bicchieri, briciole e sacchetti di patatine vuoti che giacciono in salotto. Per fortuna l’appartamento è piccolo e in un’ora faccio tutto. Secchio e straccio compresi Ore ventuno circa. Mentre frugo nel mio armadio che funge da ripostiglio-scarpiera-portadetersivi-angolodelbricolage-tohguardac'èancheunpeperonedellapizzamangiatavenerdì, mi prende il sacro fuoco dell'ordine e decido che è ora di smetterla di chiuderlo a spallate, sapendo che chi lo aprirà (IO, ovviamente, vivo da solo !) rischia che gli finisca in testa ogni cosa.Mi armo di sacchetti per eliminare quello che non serve più (e blocca il circolo dell'energia dice il Feng-Shui), di stracci per pulire i ripiani e di olio di gomito. Tempo un'ora e ho risistemato in modo che anche la Signora Rottermeier sarebbe contenta. (Forse anche la mia vecchia coinquilina, ma questa è un'altra storia). E' tutto ordinato, a portata di mano e pulito. Mi sono rimasti tre sacchetti di rifiuti. (sono patito della raccolta differenziata) e decido pertanto di scendere a buttarli. Abbigliamento del sottoscritto: Braghe in felpa grigie, sfatte, utilizzate solo per lavori pesanti, con buchi regolamentari e macchie di grasso sul ginocchio; felpa degli Eagles, "LIVE", ormai sbiadita dal rosso vivo al rosa Paris Hilton, che non posso buttare perchè ritrae la copertina del miglior disco di sempre. Scarponcini simil-Lumberjack con più di tre viaggi in Irlanda sulla suola, ancora coperti di fango di Galway, ma tanto piove per cui me li infilo. L'unico cappello a portata di mano è quello della banca arrivato con i gadget. Meglio, così finisce nella spazzatura anche quello. Sono un incrocio tra un clochard parigino e un boscaiolo di ritorno dal turno semestrale in Wyoming ! Entro in ascensore con le mie tre valigie di rifiuti, un sacchetto di immondizie che sono riuscito a chiudere solo minacciandolo di tenerlo per altre tre settimane nel sottolavello, al che si è arreso, e in mano una bottiglia (vuota, ma lo sapevo solo io) di VOV, terminata venerdì con i compagni di videogiochi dopo aver segnato una punizione con Pirlo nella finale contro la Francia. Al primo piano, si apre la porta ed entra la nuova ragazza che abita lì da un paio di mesi ma che non avevo mai incontrato. Forse andava ad una festa perchè era elegante, profumata e con un'aria sbarazzina...l'esatto contrario del sottoscritto. Sudato, puzzolente e devastato dal lavoro domestico.Ora il bello non è solo la scena in cui mi presento alla ragazza nelle condizioni peggiori degli ultimi vent'anni, ma per stemperare il clima butto lì una battuta da gran simpaticone: -Ciao, Sono Rudi. ...scusa sai...stavo lavorando, sono conciato come un pregiudicato albanese.... (Vabbè non era gran che e anche razzista, ma la situazione non mi permetteva di fare di meglio). Lei - Piacere, io vengo da vicino Tirana. Mi chiamo Anna. Ora, se avessi avuto un solo desiderio in tutta la vita, uno di quelli che devi conservare per i casi di assolutissima emergenza, avrei detto: Ecco. Lo voglio usare oggi. Torniamo indietro di venti minuti ed evitiamo questa colossale figura di merda. Ma non esistendo questa possibilità, ho potuto solo tossicchiare e buttare lì che dei miei amici sono stati in vacanza in Albania ed è molto bella. Poi per fortuna la porta si è aperta e l’ho lasciata uscire per prima per non costringerla a sorbirsi anche la scia di odore delle mie immondizie, oltre alla mia idiozia. Mi sembrava che stesse ridacchiando.Almeno in un modo o nell'altro (era meglio nell'altro) ho conosciuto finalmente la nuova arrivata.(ovviamente continua)