Articolo pubblicato su Il Sole 24 Ore del 24 Dicembre 2007Cifre di rilievo, a volte anche troppo consistenti, che arrivano in unica soluzione da un privato. Sono il frutto di eredità, legati e grandi donazoni, considerati dalle associazioni del non profit come un’unica grande area tematica. Sebbene le grandi donazioni non siano collegate alla morte del donatore e all’esecuzione delle sue volontà, la ricerca, l’acquisizione e la gestione richiedono comunque grandi sforzi, attenzione e risorse e la costruzione di una forte relazione. Elemento chiave della beneficenza, infatti, è la fiducia che, per ottenere un lascito o una grande donazione, deve essere massima. E anche se eredità e legati, data la loro particolare natura, rappresentano una voce di entrata non regolare, tutte le principali associazioni del terzo settore guardano alla loro acquisizione e a quella dele grandi donazioni come a una fonte di entrata destinata a diventare sempre più importante: basti pensare che – secondo le statistiche – nel 2005, in Italia, rispetto a oggi ci sarà un 30% in più di cittadini over 60. Oggeto di un lascito possono essere una somma di denaro, beni mobili (gioielli, opere d’arte), immobili, titoli, azioni e fondi di investimento, polizze vita ed eventualmente anche l’intero patrimonio del donatore. Per la beneficenza in denaro, invece, è difficile stabilire in criterio condiviso di “grande donatore”. Secondo la Fondazione Rotary, si rientra nella categoria se si elargisce un contributo equivalente a 10mila dollari. La letteratura del non profit attribuisce il “titolo” di grande donazione a un contributo che sia almeno cinque volte maggiore rispetto alla donazione annuale del donatore fedele, mentre altre interpretazioni attribuiscono la qualifica di “grande” a una donazione di 50mila euro o più. Una cifra decisamente alta, cui si contrappongono i 350 euro sufficienti per etrare nel club «Parteners for Children», cui Save the Children ammette quelli che definisce grandi donatori. In ogni caso è bene ricordare che a un alto potenziale di donazione, in termini di reddito, non necessariamente corrisponde un’elevata attitudine a donare.Una ricerca condotta negli Stati Uniti sulle motivazioni alla beneficenza stabilisce che nel 26% dei casi i grandi donatori sono ispirati da spirito comunitario, nel 21% da fattori religiosi, mentre per il 15% si tratta di un investimento. Dall’esame dei bilanci 2006 di grandi rganizzazioni italiane, emerge – come si vede nella tabella – che Airc e Firc (Associazione e Fondazione per la ricerca sul cancro) hanno ricevuto beni per successioni, donazioni, legati ed eredità pari a 14,9 milioni di euro, circa il 20% delle entrate totali rispetto all’anno precedente. I beni ricevuti sono costituiti da 14 lasciti immobiliari, sette polizze vita per 850 mila euro, una grande donazione per 3,3 milioni di euro e una per 1,5 milioni di euro, entrambe con vincolo di destinazione.Anche per la Lega del Filo d’Oro eredità e lasciti sono cresciuti del 50% e superano i 3 milioni di euro. Per il WWF, che nel 2006 registra legati e grandi donazioni per 5,5 milioni di euro, questa forma di entrata rappresenta ormai da qualche anno una fonte pari a un quarto di tutti i proventi. Unicef, con 4,8 milioni di euro, scende del 23% rispetto al 2005, in linea con una generale flessione delle entrate nel 2006. Medici Senza Frontiere cresce invece del 125%. Particolare è il caso della Fondazione piemontese per la ricerca sul cancro: nel 2005 aveva ricevuto un’eredità di oltre 18,3 milioni di euro, con relativa impennata nelle entrate, ridiscese l’anno dopo al livello medio di 12,5 milioni di euro. Se si cerca, poi, di individuare chi sono i singoli donatori, nei bilanci delle principali onlus disponibili su internet è rintracciabile il nome di un solo grande filantropo: è quello di Alfredo Paudice, del quale si parla nell’articolo a fianco.
Onlus, ricco ma oneroso il piatto delle eredità
Articolo pubblicato su Il Sole 24 Ore del 24 Dicembre 2007Cifre di rilievo, a volte anche troppo consistenti, che arrivano in unica soluzione da un privato. Sono il frutto di eredità, legati e grandi donazoni, considerati dalle associazioni del non profit come un’unica grande area tematica. Sebbene le grandi donazioni non siano collegate alla morte del donatore e all’esecuzione delle sue volontà, la ricerca, l’acquisizione e la gestione richiedono comunque grandi sforzi, attenzione e risorse e la costruzione di una forte relazione. Elemento chiave della beneficenza, infatti, è la fiducia che, per ottenere un lascito o una grande donazione, deve essere massima. E anche se eredità e legati, data la loro particolare natura, rappresentano una voce di entrata non regolare, tutte le principali associazioni del terzo settore guardano alla loro acquisizione e a quella dele grandi donazioni come a una fonte di entrata destinata a diventare sempre più importante: basti pensare che – secondo le statistiche – nel 2005, in Italia, rispetto a oggi ci sarà un 30% in più di cittadini over 60. Oggeto di un lascito possono essere una somma di denaro, beni mobili (gioielli, opere d’arte), immobili, titoli, azioni e fondi di investimento, polizze vita ed eventualmente anche l’intero patrimonio del donatore. Per la beneficenza in denaro, invece, è difficile stabilire in criterio condiviso di “grande donatore”. Secondo la Fondazione Rotary, si rientra nella categoria se si elargisce un contributo equivalente a 10mila dollari. La letteratura del non profit attribuisce il “titolo” di grande donazione a un contributo che sia almeno cinque volte maggiore rispetto alla donazione annuale del donatore fedele, mentre altre interpretazioni attribuiscono la qualifica di “grande” a una donazione di 50mila euro o più. Una cifra decisamente alta, cui si contrappongono i 350 euro sufficienti per etrare nel club «Parteners for Children», cui Save the Children ammette quelli che definisce grandi donatori. In ogni caso è bene ricordare che a un alto potenziale di donazione, in termini di reddito, non necessariamente corrisponde un’elevata attitudine a donare.Una ricerca condotta negli Stati Uniti sulle motivazioni alla beneficenza stabilisce che nel 26% dei casi i grandi donatori sono ispirati da spirito comunitario, nel 21% da fattori religiosi, mentre per il 15% si tratta di un investimento. Dall’esame dei bilanci 2006 di grandi rganizzazioni italiane, emerge – come si vede nella tabella – che Airc e Firc (Associazione e Fondazione per la ricerca sul cancro) hanno ricevuto beni per successioni, donazioni, legati ed eredità pari a 14,9 milioni di euro, circa il 20% delle entrate totali rispetto all’anno precedente. I beni ricevuti sono costituiti da 14 lasciti immobiliari, sette polizze vita per 850 mila euro, una grande donazione per 3,3 milioni di euro e una per 1,5 milioni di euro, entrambe con vincolo di destinazione.Anche per la Lega del Filo d’Oro eredità e lasciti sono cresciuti del 50% e superano i 3 milioni di euro. Per il WWF, che nel 2006 registra legati e grandi donazioni per 5,5 milioni di euro, questa forma di entrata rappresenta ormai da qualche anno una fonte pari a un quarto di tutti i proventi. Unicef, con 4,8 milioni di euro, scende del 23% rispetto al 2005, in linea con una generale flessione delle entrate nel 2006. Medici Senza Frontiere cresce invece del 125%. Particolare è il caso della Fondazione piemontese per la ricerca sul cancro: nel 2005 aveva ricevuto un’eredità di oltre 18,3 milioni di euro, con relativa impennata nelle entrate, ridiscese l’anno dopo al livello medio di 12,5 milioni di euro. Se si cerca, poi, di individuare chi sono i singoli donatori, nei bilanci delle principali onlus disponibili su internet è rintracciabile il nome di un solo grande filantropo: è quello di Alfredo Paudice, del quale si parla nell’articolo a fianco.