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«Fabio Sassi», il disavanzo sale a quota 150mila euro


Articolo pubblicato su Il Sole 24 Ore del 25 Febbraio 2008Con lo scioglimento delle Camere si sono interrotti i lavori della Commissione sulla terapia del dolore, le cure palliative e la dignità del fine vita, istituita al ministero della Salute. La commissione aveva presentato il documento sulle cure palliative rivolte a neonati, bambini e adolescenti e si accingeva a pubblicare un piano nazionale. La medicina palliativa interviene quando la guarigione o il prolungamento della vita non sono più obiettivi realistici, per combattere il dolore e la sofferenza e migliorare per quanto possibile la qualità della vita dei alati terminali. In Italia le cure palliative sono soprattutto domiciliari, ma si sta affermando anche nel nostro Paese la convinzione che occorra un numero sempre maggiore di strutture di ricovero apposite, i cosiddetti hospice.         Secondo la prima rilevazione ufficiale degli hospice in Italia, relativa al 2006 e realizzata su iniziativa del ministero della Salute, le strutture operative di questo tipo sono 105, di cui 38 in Lombardia, per un totale di 1.229 posti letto. Il 60% degli hospice fa capo al settore pubblico, il 33% a organizzazioni del terzo settore e il rimanente 7% è interamente gestito da privati. Oltre al Piano Nazionale, nella rilevazione sugli hospice era prevista, entro la fine del 2008, l’attivazione di 138 nuove strutture, garantendo – tra l’altro – la presenza di almeno una di esse in ogni regione italiana.         L’Assocazione Fabio Sassi di Meate, in provincia di Lecco, garantisce assistenza agli ammalati di patologie inguaribili e alle loro famiglie. Nata nel 1989, a metà degli anni Novanta ha avviato la progettazione di un hospice, «Il Nespolo», realizzato ispirandosi più al concetto di casa che a quello di struttura ospedaliera. Gli hospice, infatti, più che garantire la disponibilità di sofisticate dotazioni terapeutiche, devono assicurare la presenza di personale specificamente preparato ad affrontare le ultime fasi della malattie. A questo proposito l’associazione si occupa anche della formazione, con corsi e master per il personale medico e i volontari durante i quali si affronta anche il tema del sostegno ai familiari in lutto.         Dall’esame di bilancio, relativo al 2006, emerge che nell’anno in questione l’associazione ha raccolto circa 1,3 milioni di euro, di cui il 60% (770mila euro) è rappesentato da rimborsi della Regione Lombardia. Le uscite sono superiori a 1,4 milioni di euro: il sodalizio dedica all’attività di missione praticamente il 100% degli impieghi. Rispetto al 2005, entrate e uscite sono diminuite, mentre il disavanzo è salito fino a sfiorare i 150mila euro.         Per sostenersi l’associazione aveva proposto a tutti i Comuni della provicia di Lecco un contributo su base capiatle di 0,5 euro all’anno: iniziativa non recepita, anche se numerosi enti locali contribuiscono comunque al finanziamento dell’organizzazione, che può contare sull’appoggio di 148 volontari. Di questi, nel 2006, 92 erano impiegati nell’assistenza ai malati, mentre gli altri si sono occupati delle attività di amministrazione e raccolta fondi.         Nel corso dell’anno in esame «Il Nespolo» ha ospitato 212 pazienti, per oltre 3.500 giornate di degenza, con una netta diminuzione dei ricoveri di breve durata. Sono invece 246 i malati terminali assistiti a domicilio e più di 4.300 le visite mediche garantite.         Il bilancio e la relazione del consiglio di amministrazione sono disponibili online sul sito www.fabiosassi.it. Attualmente l’associaizione – che risulta tra i fondatori della Federazione cure palliative – sostiene anche il progetto Hakun Matata, «non ti preoccupare» in lingua swahili, per dare sostegno a bambini e adolescenti che subiscono il tragico evento della morte di un familiare.