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Un angelo vicino ai suoi pazienti fino alla fine
Post n°4179 pubblicato il 23 Ottobre 2025 da namy0000
Tag: ammalati, malessere, Medici, medicina, medico di base, missione, pazienti, professione, sanità, turni 2025, FC n. 42 del 19 ottobre Maddalena, un angelo vicino ai suoi pazienti fino alla fine Maddalena Carta, 38 anni, medico di famiglia, morta a Dorgali, Nuoro, il 26 settembre 2025 per non lasciare senza cure i pazienti che avevano bisogno di lei. Dopo l’ondata di commozione, suscitata dalla sua scomparsa, non deve rientrare nell’ombra in cui ha lavorato per anni, dedicandosi senza risparmi. Con quel suo sorriso luminoso che arrivava al cuore e conquistava i bambini che da lei andavano volentieri, con quello sguardo che guardava oltre, quasi a chiedere una complicità, un’amicizia. «Ha vissuto il suo essere medico non come una professione, ma una missione, sino a trascurare se stessa per amore dei pazienti», ha sottolineato don Pino Moro, celebrando i suoi funerali dinanzi a una folla commossa, molti in lacrime. Per amore, Maddalena, dottoressa di base per 1.800 pazienti, se ne era presi in carico altri 3.200, cinquemila in tutto, perché i due colleghi erano in malattia. Anche lei da qualche giorno non si sentiva bene, ma ha voluto essere presente nello studio, nonostante i familiari avessero insistito perché rimanesse a casa a riposarsi, stressata com’era da giornate che iniziavano la mattina presto e terminavano la sera tardi. Al fratello, Gian Maria, che continuava a insistere, aveva detto: «Non posso abbandonare i miei ammalati, se io mi fermo cosa faranno, dove andranno?». E ora lui dice: «Faceva turni disumani, spesso arrivava dopo le due di notte, viveva per i suoi ammalati, era un angelo». Così è andata incontro a una nuova giornata pesante con la fila delle persone che l’aspettava. Il suo malessere era sempre più forte, ma non si è arresa. Si è iniettata un antidolorifico, non è servito. Quando è crollata, ha chiamato il 118, non sono riusciti a salvarla. È morta per una sospetta polmonite bilaterale, troppo tardi per gestirla. Non ricordiamola soltanto per il suo eroismo quotidiano, lei che sin da bambina voleva fare il medico e aveva scelto la medicina di base «perché lì c’è molto bisogno di aiuto», aveva confidato alla mamma. Il suo sacrificio richiama la sempre più difficile situazione della sanità. «Abbiamo affidato alle sue fragili spalle, come alle fragili spalle di tanti suoi colleghi, un carico di lavoro insopportabile», ha detto Angela Testone, sindaca di Dorgali. «A Maddalena va la nostra riconoscenza per avere incarnato, oltre ogni limite, i principi del codice deontologico. Non possiamo però tacere una ferma condanna per una situazione che vede sempre più territori sguarniti dei più essenziali presidi di assistenza, in primis il medico di famiglia con conseguenti sovraccarichi di lavoro per chi resta. Una situazione che per molte zone della Sardegna, ma anche in tutta Italia, sta diventando una dramma quotidiano… Lo Stato e le regioni hanno il dovere di intervenire, perché nessun medico deve più morire per il suo lavoro», ha commentato Filippo A. presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici. Ma la vicenda di Maddalena ci dice anche come in una sanità in disarmo e traballante ci sono ancora medici che continuano con dedizione totale a lottare per i loro ammalati, come al tempo del Covid, mettendo a rischio la propria vita. |


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