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Riparare per rinascere
Post n°4182 pubblicato il 23 Novembre 2025 da namy0000
Tag: abiti, inclusione, laboratorio, milano, moda, progetto, riciclo, rinascere, riparare, sprechi, terzo settore, tessuti 2025, FC n. 46 del 16 novembre Riparare per rinascere: la moda che cuce insieme persone e ambiente A Milano è nato il Primo Centro Italiano del Riciclo Tessile, dove la moda incontra l’inclusione C’è un filo che cuce insieme la terra ferita e la dignità delle persone. Quel filo passa da una macchina per cucire, in un laboratorio milanese dove ogni giorno rifugiati, migranti e persone fragili rimettono a nuovo giacche, jeans e cappotti. Non solo vestiti: rammendano un’idea di mondo più giusta. È così che Giovanni Lucchesi, 33 anni, fondatore di Prism, ha creato il primo centro italiano di riparazione e riciclo della moda alle porte di Milano. Un hub unico in Italia – gli altri sono a Londra e Amsterdam – dove la sostenibilità ambientale incontra l’inclusione sociale. «Riparare è un atto d’amore verso i vestiti, le persone e il Pianeta», dice Lucchesi. La sua non è la storia di un imprenditore della moda, ma di un ex cooperante internazionale. Dopo un periodo in Zambia, ha scelto di portare nel cuore del sistema produttivo occidentale ciò che aveva imparato in Africa: la logica del riuso, la cura delle cose, la dignità del lavoro. Così è nata Prism, società benefit che offre ai grandi marchi servizi di riparazione, cioè trasformazione creativa dei capi invenduti in nuove collezioni. Tra i partner ci sono Ovs, Save the Duck, Yamamay, Leroy Merlin, aziende che affidano a Prism la manutenzione dei propri capi: una zip sostituita, un orlo rifatto, una tenda sistemata invece che gettata via. «Allungare la vita di un capo significa ridurre l’impatto ambientale e contenere gli sprechi», spiega Lucchesi, che ha anche collaborato con la Bocconi per misurare quanta CO₂ si risparmia riparando i capi. Nel laboratorio di Prism lavorano persone provenienti da percorsi migratori o fragili, segnalate da Caritas, Comune di Milano e realtà del Terzo settore. Molti di loro hanno mani esperte, allenate fin da giovanissimi nei Paesi d’origine dove la sartoria è mestiere e tradizione. In Italia però quelle competenze rischiavano di perdersi in magazzini e consegne a domicilio. «Abbiamo voluto dimostrare che si può fare impresa e fare bene», racconta Lucchesi. «Non siamo un progetto assistenziale, ma un’azienda che compete sul mercato con gli stessi standard di tutti: contratti nazionali, nessuna agevolazione. La differenza è che mettiamo le persone al centro». Per questo Prism lavora anche con università e scuole di moda, coinvolgendo studenti e designer nell’immaginare collezioni nate dall’invenduto. «L’upcycling è un modo di pensare: dare nuova vita a ciò che sembrava finito. Come facciamo con i tessuti, così possiamo fare con le persone». Il progetto di Giovanni Lucchesi ha una peculiarità: unisce moda, ambiente e riscatto umano in un’unica filiera virtuosa. La sfida ora è culturale: abituare le persone a riparare, non a sostituire. «Serve tempo, ma vediamo che qualcosa si sta muovendo. I marchi ci cercano, e sempre più clienti scelgono di aggiustare anziché buttare. Forse è da questi gesti che può cominciare una rivoluzione gentile: un’economia che non lascia indietro nessuno, neppure un bottone». |


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