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Quando il senso del vivere si fa pericolante
Post n°4183 pubblicato il 27 Novembre 2025 da namy0000
2025, Scarp de’ tenis, ottobre Quando il senso del vivere si fa pericolante, travolto da una bufera Si chiama Alba R. il nome è una finta e il fingere qui ha una sua importanza. Alba – un nome che indica un inizio, una ripartenza, quella luce magnifica che apre il giorno nuovo – ha cercato il buio. Ha tentato di morire. È stata salvata. Ci ha riprovato. È viva. E siccome i segni del destino rilasciano sempre qualche significato, un insegnamento, ha imparato ad accettare ciò che è capitato, accade, le spetta. Alba ha 34 anni adesso. Da molto tempo si allena ad ascoltare, a decifrare, a resistere. Ha studiato come guardarsi dentro e poi attorno, a scorgere con perizia e dunque con anticipo, quelle nuvole nere che compaiono tra il sonno e la veglia come annunci di un disastro. Le tratta, le scompone, si prepara. Nella tempesta entra, naviga, ragiona, tiene duro. Una gran fatica, si capisce. Una fatica talvolta insopportabile. Da contrastare con qualche sistema appreso, collaudato. Alba legge. Legge poesie. Quelle di Wislawa Szymborska soprattutto perché – dice – contengono la leggerezza che avvolge il peso dell’esistenza. Alba sente. Ogni piccolo suono che emana la sua anima vibrante; ciò che nell’anima dell’altro guizza, convinta che sempre valga la pena accogliersi e accogliere. Soprattutto, ha scoperto come imbrogliare se stessa quando ‘ste nuvole nere proprio non se ne vanno e avanzano con una forza oscura che riconosce all’istante. Così, si imbroglia, cambia il percorso della propria giornata: individua un desiderio e lo asseconda. Un luogo remoto da visitare? Un dipinto di Francis Bacon in vendita? Un viaggio sopra un cargo attraverso l’oceano? Cerca e trova; scrive, telefona, domanda. Come se fosse pronta a partire, ad acquistare. Il prezzo? Non c’è problema. Può e dispone. Insegue il proprio sogno, ci entra dentro, lì resta per qualche giorno, una settimana. Sino a quando compare quella luce benefica da cielo sgombro. Al che, molla, si dilegua, torna alle sue cose, chissenfrega della galleria, del resort, della compagnia di navigazione che attendono conferme. Alba ha trattato dipinti celebri e viaggi interminabili; fotografie vintage e case magnifiche. Imbrogliando se stessa, visto che alla fine, per i suoi interlocutori, resta una cliente che ha rinunciato, nulla di che. Depistaggi. Straniamenti. Con dentro un suggerimento formidabile per ciascuno di noi. Quando viene da vomitare, quando salta fuori quel malessere da cronaca quotidiana, quando il senso del vivere si fa pericolante, travolto da una bufera. Alba ha ricominciato a sorridere. Persino di se stessa, della ragazza che è stata. Sa che non è in salvo. Che tocca trovare in continuazione qualche sistema per conservare un gusto, per cacciar via l’amaro. Che serve, altroché, imbrogliarsi un poco, facendo finta di imbrogliarsi per davvero. Il sistema, in fin dei conti, è semplice. Ma va applicato con una assoluta, reiterata serietà perché serva allo scopo. A correggere una rotta disgraziata, ogni orribile prospettiva. A mettere in scacco la nostra ombra. |


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