Un mondo nuovo

Giovani consapevoli


Insegniamo ai giovani ad essere consapevoli. Dietro l’uso di sostanze tra i ragazzi, si cela spesso la semplice incapacità di dire no ai propri coetanei oppure la difficoltà a gestire le proprie emozioni. Samuel, 13 anni. ha di nuovo litigato con uno della sua età e sta per tirargli un cazzotto. Non fuma e neanche beve. È solo prepotente con gli altri, perché serve a renderlo invulnerabile. M prima di far partire il pugno gli viene in mente una scena. È in classe. L’insegnante ha fatto fare a tutti un esercizio strano: descrivimi come ti senti quando sei arrabbiato. Che sintomi fisici avverti? Raccontami che cos’è che ti fa arrabbiare: gli scherzi? La gelosia? Gli insulti? Si ricorda che la prof gli ha detto di respirare. Ci pensa, e il cazzotto non parte. Gira i tacchi, se ne va. Per la prima volta non ha usato le mani. Direte: cosa c’entra questo con la prevenzione all’uso di droghe? ‹‹C’entra eccome – racconta Paola G., educatrice professionale – si pensa che chi usa sostanze ha alle spalle famiglie problematiche. Non è necessariamente così. Dietro ci sono molte ragioni: per esempio l’incapacità di dire di no ai propri coetanei, oppure la difficoltà a gestire le proprie emozioni. Sono arrabbiato, mi faccio una canna per calmarmi. Ho l’ansia, sono triste, mi sento inadeguato, uso la droga per stare meglio››. Non sappiamo se Samuel cederà alla tentazione delle sostanze. Ma sappiamo che quegli esercizi gli insegnano una strada alternativa. ‹‹Nelle scuole secondarie di primo grado si usa un programma americano che si chiama LifeSkills Training Program, che abbiamo portato in Italia proprio noi dell’Uos (Unità operativa semplice)12 anni fa – continua l’educatrice – l’insegnante segue il programma: ogni unità rinforza una abilità di vita del ragazzo. L’obiettivo è essere consapevoli di sé, saper gestire la rabbia, l’ansia, avere buone relazioni con gli altri, saper dire di no››. L’dea è questa: meglio formare un adulto che mostrare immagini truculente sulle droghe. Certamente si parla anche di sostanze, ma in modo diverso: ti sei mai reso conto di quante volte in tv ci sono personaggi che fumano sigarette e bevono? Hai mai guardato con occhi consapevoli le pubblicità online?Ats Milano lavora su un vasto territorio: Milano, provincia di Milano e Lodi. LifeSkills Training è stato realizzato in 50 scuole secondarie di primo grado, sono stati formati in 12 anni 1.300 insegnanti e nell’anno scolastico 2018/2019 sono stati raggiunti 3.657 ragazzi con il lavoro di 35 operatori. Un altro aspetto importate del programma consiste nella simulazione di comportamenti sani. ‹‹L’idea è esercitarsi a dire di no – continua Paola -: un amico magari mi dice “Vieni con me a fumare, se non vieni sei uno sfigato”. A volte un ragazzo o una ragazza non sa resistere alla pressione dei pari, non è allenato a dire di no nelle situazioni che non gli vanno bene. Alcuni comportamenti si possono però imparare a scuola, per esempio in questi esercizi di simulazione››. Questo lavoro su se stessi comincia già dalle elementari: in tutta la Lombardia sono 22 le scuole che lo stanno sperimentando. Si insegna ai bambini a prendere decisioni, gli si chiede che emozione provi? Chi è un amico? Si parla di autostima: quali sono le cose che sai fare? Quali sono gli aspetti che ti piacciono del tuo carattere? E quelle che ami del tuo aspetto fisico? Cosa ti dice lo specchio al mattino? E dopo le medie, si estende alle scuole superiori. In questo caso, gli operatori di ATS usano un programma europeo che si chiama Unplugged. Anche in questo caso si lavora sulla simulazione, su come resistere alla pressione dei pari. ‹‹Il loro compito è di sensibilizzare i compagni a dare informazioni corrette su argomenti che li riguardano da vicino – spiega l’educatrice – proprio perché nell’età adolescenziale è spesso più importante quanto viene detto dagli amici rispetto a quanto viene detto dall’adulto e quindi il messaggio trasmesso da un coetaneo risulta essere più efficace›› (Scarp de’ tenis, Febbraio 2020).