Un mondo nuovo

Juliette è la Primavera


…“Soprattutto ai tempi del coronavirus. Se nella Parigi multitasking delle “mille e più” cose da fare si corre sempre e comunque, quando inserisco le chiavi nella serratura  della porta ho l’impressione di entrare in un altro spazio temporale la rapidità dei gesti rallenta, la velocità dei passi si adatta alla lentezza della camminata d Juliette, la celerità della parola si accorda al suo orecchio dal tenue udito. Eppure, Juliette è la Primavera. Nel salone che dà sul Boulevard, le pietre, i colori, i dipinti, i soprammobili, tutto respira di spiritualità e testimonia la vita di questa donna: l’arte, i suoi viaggi, il suo cammino interiore. E quando vi ho messo piede la prima volta sono stata come investita da un’aura di luce e quiete: un’isola di pace al secondo piano di un bȃtiment parigino. Eppure Juliette ha sofferto molto nella sua vita. E molto soffre ancora. Non parla della sua famiglia e quando vi accenna la voce si fa preoccupata, la fronte si corruga. Ma non si lascia andare. E per sopravvivere riveste la parola di una sottile e piacevole malinconia che richiama i bei momenti del passato. Juliette è la Primavera. È una donna di una forza d’animo eccezionale, saggia, determinata, che da tutta una vita lavora sul suo Io più profondo: qui suis-je? Mi ripete spesso che ciò che conta nella vita è trovare un asse in sé, un asse per tenere, un asse che si piega ma non si spezza, un asse capace di far fronte alla vita. Mi ricorda che è pericoloso vivere di sogni, si rischia di farsi molto male. E il sorriso le diviene di colpo triste. Lei a sognare deve essersi fatta parecchio male. Mi incoraggia nei momenti di difficoltà, mi invita ad avere fiducia in me stessa. A rimanere salda in me, a prendere una direzione e perseguirla. Quando dunque l’emergenza coronavirus arriva infine anche a Parigi, il mio primo pensiero va a lei. Juliette non esce quasi mai, e nel suo appartamento è al sicuro. Il suo maggior rischio consiste nell’ospitare me. Io ho continuato a prendere la metro, a recarmi alla scuola e al lavoro fino allo scorso sabato. Sono dunque il principale vettore di virus per lei. Ho condiviso con lei questa mia inquietudine e per precauzione abbiamo smesso di darci il bacio del buongiorno e della buona notte. Cerco sempre di conservare un minimo di distanza per proteggerla. Io sono giovane, abbastanza in buona salute e rischio meno, ma lei? Domenica durante la colazione le ho posto per l’ennesima volta la domanda: ‹‹Non hai paura di contrarre il virus a causa mia?››. Mi guarda negli occhi con il suo sguardo limpido come un cielo di primavera, trasparente e sincero e mi risponde che non è per nulla preoccupata, che ci sono cose che non dipendono da noi ma da qualcuno che è al di sopra di noi e che il virus appartiene all’ordine della cose naturali: ‹‹Va bene che colpisca soprattutto gli anziani anziché i giovani. È la natura››. Juliette è la Primavera e io sono in quarantena con lei – Eleonora F.” (FC n. 14 del 5 aprile 2020).