Un mondo nuovo

Condannate di nuovo al silenzio


2021, FC n. 36 del 5 settembreL’accorato appello di Sahraa Karimi: «Non lasciateci sole»In una lettera inviata alle comunità del mondo la regista, rimasta nel suo Paese, prefigura il terribile destino delle donne, condannate di nuovo al silenzioDall’inferno afghano arriva il grido di aiuto della regista Sahraa Karimi, prima presidente donna dell’Afghan Film Organization, in fuga dai talebani: «Io resterò a combattere per il mio Paese, ma da sola non ce la faccio. Ho bisogno di alleati e alleate. Per favore, aiutateci a fare sì che il mondo si preoccupi di quello che sta succedendo. Siete le nostre voci fuori dall’Afghanistan. Il mondo non dovrebbe voltarci le spalle e stare in silenzio». Così nella lettera inviata a tutte le comunità del mondo «con il cuore spezzato», mentre con il cellulare riprendeva quanto accadeva nelle strade: «Stanno massacrando il nostro popolo, hanno rapito molti bambini, hanno venduto bambine come spose minorenni ai loro uomini, hanno assassinato donne per il loro abbigliamento, hanno torturato e assassinato uno dei nostri poeti storici e il capo dei media per il governo, hanno impiccato pubblicamente alcuni dei nostri uomini, hanno sfollato centinaia di migliaia di famiglie». Le donne sono le prede di guerra contro le quali i talebani agiscono con maggiore ferocia e accanimento. In questi vent’anni molte ce l’avevano fatta a uscire dalla loro secolare condizione di proprietà degli uomini: oggi sono il 40% degli studenti e un quarto dei parlamentari, hanno aperto conti in banca, posseggono 2.500 aziende, sono professioniste e leader. «I talebani spoglieranno le donne dei loro diritti, le nostre voci saranno cacciate nell’ombra delle nostre case, il nostro diritto a esprimersi è condannato al silenzio. Quando i talebani erano al potere, a scuola non c’erano ragazze afghane. In queste settimane hanno distrutto molte scuole e 2 milioni di ragazze sono di nuovo costrette a lasciare le classi», scrive Sahraa Karimi, mentre denuncia il periodo che, con i talebani al potere, saranno vietate tutte le opere d’arte: «Io e altri registi potremmo essere i prossimi sulla loro lista». La lettera di Karimi ha suscitato un’ondata di commozione, in particolare fra le associazioni femminili italiane, e più di ottanta hanno rivolto un appello al Governo italiano per chiedere un impegno a favore del popolo afghano. Ma è anche urgente scendere in campo con iniziative concrete per non abbandonare le donne afghane al loro martirio. Il comitato scientifico dei “Dialoghi a Spoleto”, la manifestazione internazionale sull’empowerment (rafforzamento) femminile, creata e guidata dalla giornalista Paola S., si è resa disponibile ad allestire una rete che coinvolga tutte le persone di buona volontà, le istituzioni del Terzo settore, le associazioni delle donne: «Non possiamo fermarci alla riprovazione, dobbiamo agire subito, attraverso la costruzione di una rete internazionale che veda le donne italiane protagoniste di salvezza per le loro sorelle afghane». Non lasciamo cadere queste opportunità, non voltiamo la testa dall’altra parte. L’Afghanistan siamo tutti noi, nella vergogna e nella complicità indiretta.