Un mondo nuovo

Dittatura del denaro


Scarp de’ tenis, Estratto da una Intervista a Vittorino Andreoli, aprile 2024La dittatura del denaro. Contro le menzogne dell’economiaSaggio scritto dallo psichiatra e saggista Vittorino Andreoli. Svela come nella società attuale si sia giunti al paradosso in cui il denaro, non più inteso come strumento per dare risposta alle necessità primarie – cibo e sopravvivenza -, e più tardi come misura della qualità della vita, sia diventato un bisogno di per sé. È l’accumulo della ricchezza, dunque, il desiderio. Un desiderio senza limite, inappagabile. Da qui la dittatura del denaro. “Tutto parte dall’esaltazione dell’Io e questo è un aspetto psichico che si intravede sempre dove c’è una ricchezza esasperata. Ovvero tutto è centrato su Io Io Io, c’è una progressione del proprio ego che sfocia nella dimensione del narciso, della persona che si innamora di se stessa. Un’eccessiva attenzione all’Io porta naturalmente all’uso del mio, e mie sono le cose che si acquistano con il denaro. Oggi è diventato simbolo di tutte le cose perché per esaudire i desideri dell’Io bisogna avere il denaro, che però non è mai abbastanza…”.Il denaro ha anche un valore positivo?“Il denaro nasce nella Grecia antica e aveva una funzione per i commerci. E questa funzione serve anche oggi, da questo punto di vista il denaro è senz’altro uno strumento utile. Non ho niente contro la ricchezza, a condizione che il denaro rimanga uno strumento, non un valore su cui si misurano tutte le cose e, più grave, si misura anche lo stesso uomo… Non è accettabile: legare il valore di un uomo a quanto denaro accumula”.Nel suo libro dice che è dimostrato che ricchezza e povertà siano collegati, e più concretamente che la povertà è generata dalla ricchezza.“… L’inutile accumulo dei ricchi potrebbe sanare la lotta per la sopravvivenza dei poveri… I ricchi spendono sempre più denaro proprio per difendere le loro proprietà“. Passare dalla dittatura del denaro all’economia del bene. È un passo lunghissimo, oggi.“Dall’Io nasce il mio, allora oggi è tempo di passare da questa economia del mio, a una economia del bene che non riguarda il singolo, ma il noi. Va fatta crescere un’economia della cooperazione – che è già presente nella società – e non del potere: noi guardiamo ancora l’Io nell’accezione del potere, della forza, affermo che la grandezza dell’Io è invece la fragilità”. Infatti nel libro esalta la fragilità.“… All’interno di un’economia del bene è diverso il punto di vista, il rapporto non è di forza – Io Io Io – con l’altro inesistente, ma è un rapporto dove c’è il noi. In quel noi ritroviamo la fragilità dell’uomo: è la sua condizione umana…Uno deve tenere conto dell’altro, in questa reciprocità c’è un dono di sé. Quando parlo di fragilità non intendo debolezza… La fragilità è la condizione umana, e non va curata, perché essa permette l’economia del bene… L’uomo che ha interiorizzato la dittatura del denaro e del mio, va in paranoia. Il suo è un vero e proprio delirio di onnipotenza”.