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Un Natale che non fa rumore

Post n°3696 pubblicato il 07 Gennaio 2022 da namy0000
 

Quando il Natale non fa rumore, lì c’è Dio

Ho trascorso il mese di dicembre a progettare le soluzioni migliori per trascorrere il Natale con i parenti. Mi preparo, partecipo alla novena, compro i regali, l’albero di Natale, il presepe.

L’ultimo giorno di novena ascolto bellissime parole su san Giuseppe. La statua nel presepe della parrocchia lo rappresenta mentre porta le braccia al petto, sembra che stia abbracciando il vuoto – queste le parole del parroco. Giuseppe è un falegname, un lavoratore, ha sempre le mai occupate a far qualcosa. Ma adesso, in questo presepe, non abbraccia nulla di visibile, perché sta abbracciando il progetto di Dio. Abbraccia qualcosa che non viene da lui, dal suo lavoro, dalle sue capacità, dal suo carattere. Abbraccia qualcosa che non capisce, qualcosa che a breve piangerà, riderà, che avrà bisogno di tutto. Abbraccia quel fuori schema che tanto ci spaventa, che tanto mi spaventa.

Questa immagine mi riempie di speranza, mi conferma che non devo capire sempre tutto nella vita, perché Egli passa attraverso strade secondarie. E arriva la notizia. La quarantena, per il contatto con un bambino positivo al Covid. Un Natale da sola. Il pensiero è istantaneo, lo abbraccio questo tempo o lo rifiuto? Allora penso a san Giuseppe, se l’ha abbracciato lui, posso farlo anche io.

Accendo la televisione la sera della Vigilia con il cuore in attesa, un po’ dolente, forse scoraggiato, forse vuoto, come la mangiatoia del mio presepe, e arrivano con forza queste parole: a Betlemme di grande non c’è nulla, solo un povero bambino avvolto in fasce, con dei pastori attorno. E lì c’è Dio, nella piccolezza. Subito il mio sguardo cerca il presepe, le candele che ho acceso intorno creano la suggestione della notte. Eccola lì, una mangiatoia vuota dove tra meno di un’ora troverà posto un Bambino, Gesù. Guardo la pila di regali pronti che non saranno scartati, i dolci sotto l’albero di Natale, la casa vuota, le parole di papa Francesco in sottofondo e il mio cuore che ripete: Lì c’è Dio.

Arriva il giorno di Natale e quello che attendo è la videochiamata con la mia famiglia, con i miei amici, le parole del sacerdote della Messa in streaming, infine, quella mangiatoia piena. Resta la paglia, cibo degli animali, resta la stalla, luogo di seconda mano, resta tutto, ma c’è un silenzio che mi parla di altro, non è un Natale che fa rumore questo, è un Natale che dal mio piccolo presepe grida nel silenzio, nell’incomprensione, nella solitudine: Qui c’è Dio! – Elisa (Natale 2021, FC n. 2 del 9 gennaio 2022)

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