Creato da namy0000 il 04/04/2010

Un mondo nuovo

Come creare un mondo nuovo

 

Messaggi di Febbraio 2022

La musica perduta

Post n°3712 pubblicato il 25 Febbraio 2022 da namy0000
 

2022, FC n. 8 del 20 febbraio

BACH MI HA RESTITUITO LA MUSICA PERDUTA

Bionda, bella e di gentile aspetto. Passionale al piano, ma anche autoironica, divertente, sfuggente al cliché che vuole i musicisti classici compìti nel senso del ruolo. A Pavia, città in cui da pochi anni vive, terra di regine longobarde dalla personalità forte, direbbero che Maria Cefalà è una «sagoma», qualifica che gli si dà agli originali simpatici e intelligenti.

Il suo Discovering Bach, omaggio al compositore con cui è in simbiosi dal primo ascolto, folgorante, a sette anni, quand’era ancora pianista in erba e per caso, inaugura la collana di Classica della Tük Music di Paolo Fresu: «Ma la contaminazione finisce qui, nel fatto che l’etichetta è fondata da un jazzista che non ha mai pubblicato classica finora, ma il contenuto è classica pura».

La chiamata venuta da Fresu accende l’alba di un nuovo mattino dopo la notte in cui Maria avrebbe potuto precipitare: per certi versi la conclusione della storia esemplare di chi non perde il sorriso davanti agli sgarbi del destino: «In una casa in cui nessuno suonava, a cinque anni ho iniziato a prendere lezioni su suggerimento di un’amica di mamma, perché la musica forma. Stregata dall’ascolto dei Concerti brandeburghesi di Bach, a sette anni ho detto “voglio fare la musicista”, senza un’idea di che volesse dire».  che

È andata così davvero, con Bach a battere sempre la strada, più tortuosa di come l’aveva immaginata. «Diplomata in Pianoforte a Genova, milanese di nascita e formazione, nel mondo accademico mi ripetevano tutti che avevo talento, sentivo pressione e studiavo, studiavo, dieci ore al giorno, in maniera ossessiva. Sono esplosa come un tacchino farcito troppo». A 21 anni, tutto si è fermato all’improvviso. «Mi sono infiammata un nervo: tre anni senza suonare, il vero lockdown della mia vita. Quello del Covid l’ho passato da sola con il piano, lo strumento della mia felicità, che avevo creduto perduta per sempre».

E invece? «Invece pian piano, a 24 anni, ho ripreso: 10 minuti al giorno, tentativi grotteschi, non mi ricordavo niente, le dita non funzionavano, un anno per arrivare a due ore – dopo tre anni di faticosissima riabilitazione -, eppure quel Bach lentissimo mi faceva bene. Sono caotica dentro, con la testa che frulla sempre, l’ordine della sua musica mi ha sempre dato pace, anche da bambina. Sento in lui, da non credente, una spiritualità che ha pacificato i momenti difficili della mia vita. Negli anni senza piano sono andata in depressione senza sapere che cosa fosse, ma non ho mai pensato di poter vivere lontana dalla musica. Mi sono iscritta a Musicologia, insegnare ai bambini mi ha ridato passione per la vita».

Ma tutto doveva ancora venire: «Quando ho ripreso, ho mandato dei video ai conservatori per capire se ci fosse ancora una possibilità: un amico mi ha convinto a tentare anche Lugano, dove pensavo di non avere speranze e invece Anna Kravtchenko, la pianista più importante di quella scuola, ha voluto sentirmi e mi ha invitata a un master. Mi diceva: “Non capisco, suoni Bach in modo strano, diverso, più romantico, ma anche troppo ridondante”. Mi ha aiutata a ripulirlo senza togliermi quello che lei chiama il mio Bach italiano».

Nel 2018 è nato il progetto Discovering Bach. Nel 2019 una serie di concerti nelle carceri a partire da San Vittore, di grande valore umano: «Lì faceva la volontaria mia madre, che avevo perso un anno prima: ho vissuto quell’esperienza come un tributo a lei». Al centro di tutto sempre lui, Bach, la passione secondo Maria: «A forza di frequentarlo ne ho percepito l’umanità, la sintesi perfetta di ragione e sentimento in cui cerco il mio equilibrio». Il pamphlet che ha scritto, Farcitura eccessiva di un tacchino e sue conseguenze, pensato per giovani musicisti e distribuito via newsletter, fa pensare che l’abbia trovato: «Ovviamente il tacchino sono io».

 
 
 

Lettere di ragazzi adolescenti a Biden e a Putin: No alla guerra

2022, Avvenire 24 febbraio

La guerra è caos totale, la pace è rispetto, amore, collaborazione, fiducia, sostegno e tante emozioni e sentimenti... È tutto più bello se le persone si amano e si rispettano.

Cari presidenti, Biden e Putin, credete che la guerra sia sempre la soluzione? la risposta è no! La guerra non è mai e poi mai la soluzione, anche se come dice con dolore papa Francesco, «purtroppo la guerra è sopra ogni cosa, è al primo posto». Io ho 13 anni e vorrei un futuro come tanti altri e voi non potete di certo rovinarcelo! Siamo da due anni in pandemia Covid e l’economia non è nelle condizioni migliori, ma con la guerra la fate a pezzi! E i monumenti del patrimonio dell’umanità Unesco non li considerate? E tutte le meraviglie che ci offre il mondo? È inutile fare la guerra! So che tutti e due insistete molto, ma la verità è che la guerra non serve. E dovete accettarlo. Vi prego non fatela scoppiare, vorrei un futuro.

Con le guerre non si risolve nulla. Parlatevi! Vi do un consiglio: pensate a quanti bambini nei vostri Paesi vorrebbero vivere una vita felice e spensierata, magari alcuni padri di questi bambini sono militari e quindi devono andare in guerra. Se dovessero morire, e ne moriranno, i parenti, e soprattutto i piccoli, ne sarebbero distrutti. Pensate alle mie parole mentre prendete le vostre decisioni.

La guerra creerebbe solo problemi a tutta l’Europa e metterebbe a rischio il futuro di molti ragazzi anche non coinvolti e questo li segnerebbe molto anche in futuro. Deve sapere che io sono una tra quei ragazzi che ne rimarranno segnati e noi non ci meritiamo tutto questo.

Egregio presidente Putin, sono venuta a conoscenza, tramite il telegiornale, della situazione che vede coinvolti lei, gli Usa e altri Paesi per una questione territoriale riguardante l’Ucraina. Non sono esperta di politica, ma a parer mio sarebbe più opportuno incontrarsi e confrontarsi in modo civile cercando una soluzione che non preveda lo scoppio di una nuova guerra. Mi aspetto che sia una sua responsabilità collaborare alla pace nel mondo, affinché non muoiano tante persone, che non si vedano più profughi alle frontiere e soprattutto non voglio vedere quello che fino a oggi ho studiato nei libri di storia. Lei è il Presidente di una grande nazione, rifletta e decida per il meglio.

noi non vogliamo la guerra! Non la vogliamo per non danneggiare la nostra Terra e anche per non fare andare noi giovani in battaglia come nelle guerre precedenti. Noi vorremmo continuare la nostra vita per creare un nuovo futuro e andare sempre avanti.

 

meglio ragionare con il cervello che con le armi, magari facendo un trattato di pace potreste ottenere le stesse cose che si possono ottenere in guerra e questo senza perdere militari e quindi persone innocenti. E poi con un trattato non c’è chi vince o chi perde, vincerete entrambi. Se proprio volete combattere, perché non lo fate voi due? Così almeno vi renderete conto di ciò che significa andare in guerra e rischiare la propria vita per seguire le idee di altri.

Salve signor Putin, volevo chiederle: per lei è indispensabile creare tutto questo scompiglio? Non penso di essere l’unica persona che ha paura e pensa al proprio futuro, so che lei essendo importante non può riuscire ad ascoltare le richieste di tutti, soprattutto di chi non la pensa come lei. Eppure credo che anche lei abbia familiari e amici con tutto il futuro davanti, non pensa almeno a loro? Io non so che cosa lei abbia passato nella sua vita, cose belle o cose brutte, ma non penso le convenga sfogarsi su un itero mondo e soprattutto su un’itera popolazione. In ogni modo, spero lei cambi idea e, se le viene più facile, pensi a qualcuno a lei caro.

Egregio presidente Putin, la vera domanda è: la vita è fatta solamente di guerra? E mi dica: che cos’è per lei la guerra? Ci sono due risposte: 1) la guerra è un modo per risolvere i problemi in modo aggressivo senza pensare a ciò che si fa, causando migliaia di morti e feriti; 2) non fare la guerra, ma discutere da veri civili. Queste due varianti sono le stesse dell’Italia nella Prima guerra mondiale, quando c’erano gli interventisti, a favore dell’entrata in guerra e tanta opinione pubblica contraria... Sa com’è finita? Che anche l’Italia entrò in guerra, dove trovò anche la sua Russia... E lei sa molto bene che cosa successe: milioni di morti e di feriti e anche l’economia peggiorata. Vale la pena di far guerra in Ucraina? Dialogare non fa male a nessuno. Le mie umili parole sono queste: pensi per un solo minuto a ciò che sta facendo, pensi alle tragedie delle guerre passate...

Signori presidenti Biden e Putin, questa lettera e rivolta a voi, per il semplice fatto che se scoppiasse una guerra, ci andranno di mezzo migliaia di persone innocenti come bambini, donne e giovani ragazzi come me, quindi provate anche a mettervi nei nostri panni e anche in quelli delle persone dell’Ucraina. Ragionate con il cuore anziché con una mente sopraffatta dal pensiero di volere più potere e più territorio.

le guerre sono un concetto talmente egoista e assurdo che chiunque arriverebbe alla conclusione che sono atti inutili e insensati. La guerra e la violenza non sono mai le soluzioni a un problema, non bisogna per forza combattere ma basta anche semplicemente parlarne per trovare un accordo.

Egregio presidente Putin, le scrivo nella speranza che possa ascoltare le mie parole. Sono passati precisamente due anni da quando tutto il mondo è stato travolto da questa terribile pandemia e tutti i Paesi, di conseguenza, sono stati colpiti da una grande crisi economica. In questa situazione l’ultima cosa di cui avremmo bisogno è una terza guerra mondiale. La guerra è sempre una cosa orribile e stupida, ma oggi, con tutte le nuove tecnologie, sarebbe molto più disastrosa, rispetto alle precedenti, e soprattutto chi ci rimetterà saranno i civili.

Egregio presidente Putin, le chiedo possibilmente, sempre se lei vuole, di non scatenare un’altra guerra, perché per me siamo troppo giovani per morire. Siamo il domani del futuro e possiamo salvare il mondo fermando l’inquinamento.

 

Carissimi presidenti, potreste cortesemente ricordarvi che questa non è una partitella a Risiko, ma la vita vera in un mondo già distrutto dalla pandemia? Potreste cortesemente ricordarvi che non siete bambini, ma adulti e Capi di Stato, che portano sulle spalle ognuno una Nazione e che la gente è già allo stremo per via della pandemia e non vuole la guerra? Potreste cortesemente pensare ai possibili risultati di una guerra? Un numero incredibile di morti e un’economia dilaniata. Carissimi Presidenti, se volete fare i bambini, potete andare al parco, prendervi un gelato, discuterne e riderci su.

Ciao Putin, noi ragazzi al giorno di oggi stiamo cercando di passare a fronte alta questa epidemia, che ha quasi tolto l’ossigeno da questo mondo. Perché mettere un altro peso? La guerra porta l’odio non solo di una piccola parte ma di tutto il mondo, ed è la stessa cosa di quel che accade con amore. Anche a noi ragazzi questo ci interessa, perché il mondo è anche nostro. Noi ci vogliamo prendere cura gli uni degli altri e portare tutto l’amore, così che la guerra non esista.

Egregi presidenti, siamo tutti a conoscenza della situazione attuale in Ucraina, vi preghiamo di risolvere in maniera pacifica senza fare guerre perché il futuro è nostro. Voi (senza offesa) non farete parte del futuro quindi con una guerra rovinate il futuro a noi. Poi una guerra non farebbe piacere a nessuno, perché se vi mettete nei panni delle persone comuni come noi, capirete che ci rimettiamo soltanto. Quindi una guerra sarebbe un atto molto egoista. Con essa rovinate la storia delle famiglie, delle città e paesi.

Biden e Putin ragionate prima di far scoppiare quella che potrebbe diventare la terza guerra mondiale. Milioni di famiglie soffriranno, perché guerra significa morte. La guerra non sarà una soluzione ma un problema, non ci saranno vinti né vincitori.

 

Cari capi di Stato, la mia lettera probabilmente non vi influenzerà, ma credo che vi interessi sapere che cosa pensano le persone della situazione che si sta creando in Ucraina.

 

Carissimo presidente Putin, la guerra è sempre sanguinaria, e non penso che lei ne voglia provocare un’altra, invadendo l’Ucraina. Mi domando inoltre, perché lei sia così ostinato, anche perché l’Onu le darà molteplici sanzioni come: 1) sanzioni dirette a lei e soci; 2) Limitazione nell’acquisto di componenti elettronici; 3) Blocco definitivo del Nord Stream 2; 4) Restrizioni alla conversione del rublo in altre valute; 5) Disconnessione del sistema bancario russo dal Sistema Internazionale di Trasmissione Swift. Presumo che sarebbe svantaggioso anche per lei, e soprattutto, le chiedo di pensare a tutti coloro che potrebbero soffrire a causa della guerra: bambini, segnati per sempre dal tragico evento, ragazzi che perderebbero la possibilità di frequentare le scuole, famiglie spezzate, imprese che farebbero davvero molta fatica ad andare avanti.

Caro Putin, vorrei un mondo normale. Già c’è stata una guerra contro il Covid 19 e non vorrei un’altra guerra soprattutto mondiale. Poi se inizia una guerra le persone dell’Ucraina faranno resistenza e moriranno, soffriranno e piangeranno per i loro cari. Lei ci rimetterà e andrà in crisi economica perché tutta l’Europa non importerà il gas, ma anche l’Europa soffrirà e pure noi in Italia. Riguardo, l’ambiente perderemmo una chance per cambiare direzione perché la guerra porta tantissimo inquinamento e distruzione nel mondo. Seriamente, lei vuole questo? Io no, non voglio e aspetto una risposta.

Queste parole, che condivido con molti miei coetanei, vengono dai nostri cuori.

Nel caso iniziaste una guerra, sarete ricordati malissimo. Biden come uno dei peggiori presidenti degli Stati Uniti, che ha abbandonato l’Afghanistan, prima, e poi ha iniziato una guerra. Putin come il più folle presidente della Russia moderna, che ha causato la morte di milioni di vite umane innocenti. E ci sarebbe una reazione a catena, peggio che con le altre guerre.

Che senso ha sprecare le vite delle persone per una stupida guerra?! Voi state sprecando le vite di milioni di persone per una causa economica e politica! Dopo tutti gli scontri e il dolore che abbiamo provocato nella storia, voi pensate che causare una terza guerra mondiale sia giusto?! Buttate via le vite delle persone per i vostri affari. Il mondo dovrebbe essere un posto migliore, ovviamente non sarà mai rose e fiori, ma noi esseri umani dovremmo fare piccoli, decisi passi verso la pace.

 

Mi riferisco a voi, egregi Putin e Biden, voi che avete così tanto e volete ancora di più. Secondo me non pensate ai nostri futuri, ai futuri dei ragazzi, delle ragazze, di qualunque persona. Continuando ad agire così in Ucraina scoppierà una terza guerra mondiale, però voi questo non riuscite a capirlo, o forse, sì, lo capite anche però non ve ne frega niente. Non vi importa se moriranno tante persone, civili e soldati che hanno una famiglia. Perché voi, presidenti, avrete tutta la difesa possibile e immaginabile... Noi invece... Dovreste pensare di più anche a noi, continuando così non ci sarà niente di ciò che immaginiamo.

Una guerra tra i colossi del mondo provocherebbe danni irreparabili al pianeta che è già ferito da tutto l’inquinamento da noi prodotto. … Questa è una supplica. Ne vale la pena? Uccidere migliaia e persino milioni di persone? Per potere e per controllo economico? Ci pensi, prima di agire.

Cari presidenti, sicuramente ora il vostro maggior pensiero, non è quello di stare ad ascoltare me, un semplice alunno di terza media, che vuole trasmettere i propri pensieri a voi, uomini impegnatissimi in un momento così complicato. Anche perché sapete benissimo che la guerra sconvolgerebe il mondo intero. Milioni di morti. Ma a lei, signor Putin, chiedo di non innescare la guerra, che poi sfocerebbe anche nelle folli idee del presidente della Corea del Nord, che, vista la vostra alleanza, finalmente metterà in atto tutti i suoi piani. Mentre a lei, signor Biden chiedo di non reagire e di cercare un accordo diplomatico, anche per mettere fine a questo divisione tra Est e Ovest, perché il mondo è uno e l’umanità non può essere divisa in due. Non fate scoppiare la terza guerra mondiale. Sarei grato se terrete conto di ciò che ho scritto. Grazie ancora.

 
 
 

Rinuncia a ciò che ama di più

Post n°3710 pubblicato il 24 Febbraio 2022 da namy0000
 

2022, Avvenire 23 febbraio

Lidia, 8 anni, taglia i suoi capelli per donarli ai bimbi malati di tumore

La bambina vive a Cosenza. Conosce la sofferenza della calvizie da chemioterapia attraverso internet e vuole fare qualcosa per aiutare. Così rinuncia a ciò che adora di più: la sua chioma bruna

Ha appena otto anni, ma il suo cuore è già grande. Tanto da voler rinunciare a ciò che ama di più per aiutare i bambini malati di tumore. Lidia a Cosenza frequenta la terza elementare, ama disegnare, la musica e adora i suoi lunghi capelli bruni. Ma da qualche tempo li lascia crescere e poi li taglia per donarli ai bimbi ammalati a cui la terapia provoca la calvizie. A raccontare la sua storia all'Agi è Daniela, la madre, perché lei è timida. «Un giorno eravamo in auto, stavamo per andare a scuola, e all'improvviso lei mi ha detto che voleva tagliare i capelli. Una cosa che non avrebbe fatto mai, perché è sempre stata attaccatissima alla sua chioma.. Poi mi ha spiegato il motivo. E sono rimasta di stucco», racconta la mamma che non riesce ancora a credere alla "strana" idea venuta a sua figlia.

«Mi ha detto che li voleva tagliare per donarli ai bambini che li perdevano - racconta la mamma - perché stavano facendo la chemioterapia. Aveva visto un filmato col telefonino su internet, ed era rimasta colpita dai bambini che stavano male, a quel punto mi sono davvero sentita in obbligo di fare qualcosa». Così ha subito chiesto alla sua parrucchiera se sapesse chi poteva occuparsene e ha avuto l'indicazione di un negozio che è collegato ad un'associazione che raccoglie i capelli per poi fare delle parrucche. E così Lidia si è fatta tagliare i suoi lunghi capelli castani e li ha voluti portare a chi li raccoglieva. «Tutti sono rimasti piacevolmente sorpresi che fosse stata una bimba ad aver pensato ad una cosa tanto nobile», sottolinea ancora Daniela, e anche a scuola il suo è diventato un piccolo caso di solidarietà. Anche la sorellina più piccola adesso vuole seguire le orme di Lidia appena saranno più lunghi i suoi capelli. Ma intanto, anche se timida, Lidia a chi gli domanda se quando ricresceranno, vorrà donare di nuovo i capelli, risponde con un cenno inequivocabile della testa.

 
 
 

Lo studente più anziano del mondo

2022, FC n. 7 del 13 febbraio

SONO LO STUDENTE PIU’ ANZIANO DEL MONDO

A 89 anni Leonardo Altobelli è un plurilaureato che frequenta ancora l’università. Una vita dedicata allo studio e alla scrittura, con impegno e profitto. Si definisce «lo studente più anziano del mondo». Il suo curriculum è quasi da record: finora ha conseguito 13 lauree, 7 diplomi e un titolo accademico di alta formazione, oltre ad aver scritto 9 libri e ben 22 pubblicazioni di medicina e materie sociali su riviste specializzate. La memoria ferrea e la passione inveterata per la cultura gli hanno consentito di affrontare una miriade di esami, tutti superati a pieni voti.

La prima laurea, in Medicina e chirurgia ottenuta il 21 febbraio del 1969 a Siena, fu il passo decisivo per esercitare la professione del medico di famiglia a Troia (provincia di Foggia) sua città natale dove vive. «Da ragazzo ho fatto tanti sacrifici per poter andare a scuola», racconta. «I miei genitori lavoravano in campagna e non disponevano di molte risorse. Dopo le superiori, mi iscrissi alla facoltà di Medicina a Napoli. Per qualche contrattempo di troppo, cambiai città trasferendomi a Sassari, dove conobbi Gabriella, la mia futura moglie. Tuttavia, per laurearmi andai a Siena nel 1969. Un momento davvero felice, come indimenticabile fu il matrimonio con Gabriella celebrato a Sassari il 29 dicembre del 1971. Una donna veramente esemplare. A Natale ricorrevano le nozze d’oro. La famiglia mi ha sempre incoraggiato, sia mia moglie che i tre figli: Giuseppe, Maria Cristina e Patrizia. La fede in Dio mi ha aiutato molto. Sono un fervente cattolico».

Una fede incrollabile che ha permeato la sua esistenza sin dai tempi della scuola, quando incontrò padre Pio. «Ero studente liceale. Andammo in gita a San Giovanni Rotondo e lo vidi per la prima volta. Con noi giovani era molto comprensivo. Già allora portava i guanti per nascondere le stimmate. Lo salutai qualche mese prima della sua morte per accompagnare un sacerdote di Troia che era molto ammalato. Padre Pio, pur sofferente, lo abbracciò dandogli conforto».

Il signor Leonardo, subito dopo la cerimonia nuziale con Gabriella, professoressa di Lettere, ritornò a Troia. Nonostante la laboriosa attività di ambulatorio e le visite a domicilio, riuscì a far emergere la sua straordinaria inclinazione per lo studio. «Il mio motto è sempre stato leggere, approfondire e conoscere», afferma. «Me lo insegnò un professore di Clinica chirurgica. Sono partito da lì per allargare gli orizzonti del mio sapere, andando successivamente in altre facoltà. La mia proverbiale memoria e la grande forza di volontà sono state fondamentali per preparare e superare gli esami in un tempo più breve rispetto a quanto avviene di solito. Ho raggiunto importanti traguardi, scavando nel profondo dell’animo e ampliando il bagaglio culturale».

Nel 1980 scelse Giurisprudenza, diventando anche sindaco di Troia per un paio d’anni. Esami snocciolati con disinvoltura, tesi preparate con cura e dovizia di particolari. Un percorso universitario senza soste. Dopo la laurea in Medicina, Leonardo Altobelli ne ha messe in fila altre 12: Giurisprudenza, Scienze politiche, Lettere, Filosofia, doppia laurea in Pedagogia, Agraria, Scienze e tecnologie alimentari, Scienze turistiche e sociali, Biotecnologie, Archeologia (l’ultima della serie, nel 2014). Fa parte di quattro ordini professionali in qualità di medico, giornalista, avvocato e agronomo.

Ore e ore passate sui libri, ma poi ne ha scritti anche di suoi. «Ho letto tutta la Bibbia, in particolare il Nuovo Testamento. Inoltre, ho dedicato una pubblicazione ai Vangeli apocrifi, mentre in un altro libro descrivo la storia del Crocifisso di Troia e di un prodigio avvenuto il 2 aprile del 1933 durante la processione, quando i fedeli videro sgorgare dalla mano sinistra della statua un liquido simile al sangue».

L’inossidabile lucidità mentale del signor Leonardo non ha confini. Così nel novembre 2020 è arrivato un altro prestigioso titolo accademico di un master in Criminologia e Psicologia investigativa a Foggia, con una tesi su “L’impiccagione”. La sua carriera universitaria non è per nulla finita: poco più di un anno fa si è iscritto al corso triennale di Scienze investigative. «Purtroppo a causa della pandemia mi sono un po’ fermato. Spero di poter riprendere quanto prima a studiare. Non sento il peso degli anni, la memoria regge. Più che un’altra laurea, ho ancora voglia di apprendere per dare un significato più profondo alla mia vita ed essere di esempio agli altri».

 
 
 

Maschile, Femminile

2022, Fiorenzo Facchini, Avvenire 29 gennaio

La visione profetica di Paolo VI. Transumano e transgender una deviazione dalla natura

Mezzo secolo fa l’enciclica Octogesima adveniens di Paolo VI richiamava l’attenzione sul pericolo delle ideologie nelle soluzioni dei problemi sociali (in particolare l’ideologia marxista e l’ideologia liberale) e sulla rinascita delle utopie per i problemi del futuro. «L’appello alla utopia è spesso un comodo pretesto per chi vuole eludere i compiti concreti e rifugiarsi in un mondo immaginario. Vivere in un futuro ipotetico rappresenta un facile alibi per sottrarsi a responsabilità immediate» (n.37). Mi viene da pensare a quanto siano attuali queste riflessioni, quando sento parlare di scelta nella propria identità sessuale o di decostruzione della differenza sessuale per scegliere ciò che si vuole essere. Ma anche la prospettiva del superamento di ogni limite umano, sostenuta dalla concezione del transumanesimo, si allinea su una posizione decisamente ideologica.

Questi modi di vedere e di realizzare la cultura rappresentano una deformazione nel rapporto dell’uomo con la natura, una forzatura sulla natura, che non ha senso, non porta da nessuna parte, e anzi, se realizzata, può portare a un’autodistruzione della specie umana. Tutto quello che si distacca o nega il dato biologico nell’uomo, ispirandosi a una ideologia, rappresenta una oggettiva deviazio- ne nel rapporto con la natura. Non è una semplice variante della specie umana che, se non vantaggiosa, nel lungo tempo potrà essere eliminata per selezione naturale.

La prospettiva transumanista, che si propone di realizzare un 'transumano', in vista di un 'postumano', con miglioramenti genetici e applicazioni dell’intelligenza artificiale (sostituzioni di parti malate o difettose dell’organismo umano, miglioramenti di funzioni biologiche meccaniche, circolatorie, intellettive, con microchip e microprotesi...) al fine di prolungare la vita in modo indefinito, viaggia nel mondo dell’utopia. Ma c’è chi la sostiene, pur dando l’impressione di essere fuori dal tempo. Secondo Bostrom (2007) un transumano sarebbe un essere umano in transizione verso il postumano.

«Nella ideologia transumanista c’è una fantasia di 'Homo novus' che abbiamo visto nei totalitarismi del passato (il lavoratore, l’ariano) », ha notato Giulio Meotti (Il Foglio, 20-21 febbraio 2021). A questo mondo del transumano viene accostata da Bruno Chaouat «la tendenza alla decostruzione della differenza sessuale a livello globale». Secondo alcuni essa potrebbe essere una risposta a situazioni di disforia di genere. In realtà, se c’è una ricostruzione dell’identità in base a scelte soggettive si scivola nella ideologia del gender. La disforia di genere, ancora non ben conosciuta nelle sue cause, viene considerata una situazione disarmonica della personalità con carattere patologico. I fattori che la determinano possono essere diversi e complessi. Ma con le terorie 'gender' si va ben oltre, perché si sostiene una fluidità del genere.

L’identità che si vuole raggiungere con interventi di cambiamento a livello biologico può avere un senso se corrisponde all’effettivo benessere della persona, a un equilibrio biopsichico della persona. Ma nella prospettiva ideologica decostruzionista ispirata al 'gender' non c’è un punto di arrivo, ci si muove in una sfera che non è quella scientifica, oggettiva, sostenuta dalla razionalità, ma in una sfera ideologica, ispirata dalla soggettività delle scelte (che sono di per sé provvisorie), cioè dal principio che si vuole essere quello che ci si sente nel momento, senza chiedersi il significato o le cause dell’eventuale disagio della persona. Si parla di fluidità del genere. È un fraintendimento, anzi un tradimento della natura, la quale deve essere alla base nella costruzione della persona. L’accostamento del transgender al transumanesimo non è senza senso.

Entrambi, quando il cambiamento è ispirato o governato da un distacco o dal superamento del dato biologico, e affidato alle scelte soggettive, sostenute dalla utilizzazione di biotecnologie di cambiamento, sono ispirati da modi di vedere che allontanano dalla realtà delle cose e tendono a falsificarla. L’elemento che li accomuna è la visione materialista, e quindi riduttiva, della persona umana.

Antropologo e paleontologo professore emerito nell’Università di Bologna

 
 
 

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