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Messaggi del 16/03/2020

La Grecia scoppia

Post n°3276 pubblicato il 16 Marzo 2020 da namy0000
 

2020, FC n. 11 del 15 marzo. EMIGRANTI.

La Grecia scoppia. ‹‹I migranti vogliono scappare via da qui, ma le frontiere sono chiuse››, allarga le braccia padre John Luke Gregory, francescano della Custodia di Terra Santa e parroco della chiesa di Santa Maria della Vittoria di Rodi, una delle isole più orientali dell’Egeo dove la presenza francescana risale a ottocento anni fa. La Turchia è a circa 17 chilometri e le forze di polizia greche vigilano sul confine per evitare che altri profughi in fuga dai campi della Turchia arrivino nel Paese. Il cessate il fuoco siglato da Putin ed Erdogan per il nord ovest della Siria non cambia di molto la situazione.

‹‹Da mesi viviamo in emergenza, siamo il primo paese d’Europa, ma nessuno vuole fermarsi qui››, dice Gregory. Le condizioni degli hotspot e dei centri d’accoglienza di Lesbo, Chios, Samos, Kos e Leros sono altamente inadeguate. È vero che gli arrivi in Europa dal Mediterraneo sono crollati rispetto alla crisi del 2015, ma quelli in Grecia sono aumentati lo scorso anno, peggiorando il cronico affollamento delle isole. Rodi compresa. ‹‹Qui non c’è nessun centro ufficiale finanziato dal governo, ma ugualmente accogliamo grazie alla generosità della Custodia e le offerte dei turisti, centinaia di profughi che arrivano soprattutto da Siria, Iraq, Gaza, Afghanistan, Somalia. Ci sono anche molti curdi››, spiega padre Gregory. Idlib è solo l’ultima emergenza capace di far deflagrare una situazione già esplosiva.

L’hotspot dell’isola di Leros (54.000 chilometri quadrati per 7.900 abitanti), sud dell’Egeo, può ospitare al massimo 700 persone. ‹‹Ce ne sono più di 3.500››, dice padre Luke, ‹‹ammassati in edifici fatiscenti, senza letti, acqua, servizi igienici, elettricità, assistenza sanitaria e riscaldamento››. Sull’isola di Kos è stato aperto da poco un centro d’accoglienza e ci sono già 4.000 persone. ‹‹Dall’altra parte del mar Egeo, nei campi profughi della Turchia, ci sono 2.000.000 di persone››, spiega, ‹‹ma non abbiamo né foto né numeri ufficiali anche perché i giornalisti non possono andare a verificare. Dobbiamo credere a Erdogan››. Oltre a quelli via terra, gli arrivi via mare non si arrestano e Rodi è uno degli avamposti più delicati: ‹‹In questo periodo il mare è sempre molto mosso, però i migranti rischiano lo stesso pur di venire qui e scappare dall’inferno di Idlib››, sottolinea Gregory, che spiega come funziona: ‹‹gli scafisti si fanno pagare anche fino a 1.000 dollari a viaggio. Su un piccolo gommone mettono 30 persone e la benzina appena sufficiente per uscire fuori dalle acque territoriali turche. Poi loro tornano in Turchia e lasciano i profughi in mezzo al mare sperando che intervenga la Guardia costiera greca per portarli a terra››.

A Rodi padre Gregory distribuisce cibo, medicinali, shampoo e bagnoschiuma grazie alle offerte dei fedeli raccolte da ATS (Associazione Terra Santa): ‹‹Gli italiani sono molto generosi, lo scriva, grazie a loro riusciamo ad aiutare tanta gente qui››, precisa. Tra le tante storie raccolte da padre Gregory c’è quella di un bimbo di due anni di Damasco che mimava come erano state uccise la madre e la sorella in un raid. ‹‹Ora è rimasto solo e non sappiamo se c’è qualche familiare che possa prendersi cura di lui››.

 
 
 

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