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Messaggi del 23/03/2020

Ai tempi del coronavirus

Post n°3286 pubblicato il 23 Marzo 2020 da namy0000
 

2020, FC n. 12 del 22 marzo.

Oggetto: Rivolte nelle carceri dopo lo stop ai colloqui disposto dal governo a causa del coronavirus.

Don Raffaele Grimaldi, ispettore generale dei cappellani delle carceri, ha chiesto a tutti senso di responsabilità ‹‹in questo momento di grande smarrimento per il nostro Paese››. In una lettera aperta ai ristretti delle carceri italiane ha provato a distendere gli animi dopo le violente proteste che nei giorni scorsi hanno portato a 13 morti e a otre 1.500 trasferimenti negli istituti di pena. Certo, in questi luoghi tutto viene amplificato e l’annuncio dello stop ai colloqui con le famiglie ha fatto da detonatore a un’insofferenza che da sempre serpeggia tra i detenuti. ‹‹Sicuramente alla base delle violenze››, dice don Grimaldi, ‹‹ci sono delle valide ragioni, richieste che da tempo non vengono ascoltate››, il sovraffollamento in primo luogo, però nelle carceri ci sono anche tantissimi volontari, operatori, cappellani ‹‹che lavorano per voi, per il vostro bene, che aiutano ad affrontare il vostro disagio››, che sono lì ‹‹per donarvi la carezza di Dio Padre che non giudica, ma guarisce e perdona››.

Proprio pensando a questo, mentre il Garante per i detenuti chiarisce all’amministrazione penitenziaria che ‹‹la possibilità di video-telefonate, in quanto sostitutiva di colloqui visivi diretti, è estesa a tutte le persone detenute indipendentemente dal livello di sicurezza del circuito di appartenenza››, l’ispettore delle carceri chiede, anzi urla a chi ha causato macerie e morti: ‹‹Ritornate sui vostri passi! Siate uomini e donne responsabili, attendete le risposte con pazienza. Superate questo momento di delusione e di sconforto per tutti con un gesto di vera riconciliazione, offrendo la vostra volontà, la vostra disponibilità anche a riparare ciò che avete distrutto››. Intanto ringrazia i ‹‹tanti reclusi che non si sono lasciati contagiare dal “virus” dei disordini››.

‹‹In tanti hanno compreso il momento che vive il Paese e le misure da seguire per non contagiare sé stessi e le proprie famiglie››, sottolinea anche don Marco Pozza, teologo e cappellano della Casa di reclusione Due Palazzi di Padova. Il sacerdote, nonostante tutto, resta convinto che ‹‹anche dietro la sofferenza più nera si cela la speranza››. Una speranza che lui e la giornalista e volontaria Tatiana Mario hanno raccolto e offerto al Papa per la Via Crucis di quest’anno. Le meditazioni, che collegano tutte le voci, da quelle delle vittime a quelle degli agenti di Polizia penitenziaria, a quelle dei volontari, hanno profondamente commosso il Papa. ‹‹Mi sono sentito fratello di chi ha sbagliato››, ha scritto Francesco quando gli sono state consegnate, ‹‹e anche fratello di chi accetta di mettersi accanto a loro per riprendere la risalita della scarpata››.

 
 
 

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