Creato da namy0000 il 04/04/2010

Un mondo nuovo

Come creare un mondo nuovo

 

Messaggi del 22/01/2021

Vaccinarsi è un dovere di carità

Vaccinarsi è un dovere di carità per difendere noi e gli altriNon ha senso protestare per un rimedio tanto atteso. Accanto ai diritti, ci sono doveri. Bisogna essere responsabili per tutelare il bene nostro e di tutti. L’attesa collettiva della soluzione, a volte, si trasforma stranamente in perplessità diffusa e confusa. È il caso del vaccino per il Covid-19. Dopo averlo invocato, e pure aver pregato per trovarlo il prima possibile, essendo in gioco la vita di tutti, ora che finalmente c’è, fioccano attacchi da tutte le parti. Ben venga il dibattito, la critica, l’informazione e quant’altro serva a spiegare e a chiarire, quando, però è frutto di vera intelligenza, di sicura scienza e di corretta coscienza. Ma si dà il caso, come è accaduto in questo tempo di pandemia, e soprattutto per questa pandemia, che si dica tutto e il contrario di tutto, ma spesso senza argomenti o fondamento. Non è una bella deriva se diventa stile di una comunicazione aggressiva, improvvisata e interessata, che proprio questo virus sembra avere generalizzato e consolidato nel dibattito pubblico.Ora che il vaccino c’è, con dispendio di ingenti risorse, e mentre è in corso la vaccinazione, invece di gioire, monta la protesta dei negazionisti: del Covid, del vaccino, della sua efficacia, evocando paure ancestrali e complotti terribili non bene identificati e identificabili. Salva la libertà di tutti a dire tutto quello che è ragionevole, fondato, scientifico e costruttivo, penso si debba solo correre verso la conclusione di questa pandemia e non cadere nella confusione di una nuova babele scientifica e culturale che penalizzi tutti.Richiamerei alcuni valori urgenti e prioritari. Partirei dal buon senso di ciascuno per utilizzare ogni mezzo e soprattutto il vaccino per sconfiggere questo virus, che da oltre un anno ci tiene tutti in ostaggio con milioni di morti e una catastrofe economica, sociale e psicologica mondiale. Invocherei il ritorno dell’etica in cima al comportamento di tutti: nella politica, nella finanza, nella sanità, nella vita dei popoli e nel cuore di ogni uomo. Accanto ai diritti c’è prima il dovere, senza il quale come uomini perdiamo la nostra umanità. E questo virus ci ha ricordato che siamo uguali, tutti fragili e indifesi, sulla stessa barca e nella tempesta, dove la differenza la fanno i buoni marinai. C’è una carità sanitaria universale con cui tutelare e curare noi stessi e gli altri, specialmente i più vulnerabili, ma senza egoismi, altrimenti periamo tutti. È necessario essere responsabili per rispondere del bene nostro e di tutti: il bene se non è comune non è bene. Il tempo si è fatto breve e non se ne può più perdere. Voglio ricordare che subire questo virus non è una passeggiata. Parlo per esperienza personale. Vaccino sì o no? Alternativa o opportunità? Chiedilo a chi, in questo momento, angosciato e nella solitudine, rischia di non farcela (Calogero Peri, vescovo di Caltagirone, sopravvissuto al Covid-19, FC n. 4 del 24 gennaio 2021)

 
 
 

La collina su cui saliamo

Post n°3514 pubblicato il 22 Gennaio 2021 da namy0000
 

La collina su cui saliamo

di Amanda Gorman

Amanda Gorman, poetessa, 22 anni. Poesia recitata il 20 gennaio 2021 in occasione dell’insediamento di Joe Biden a presidente degli Stati Uniti d’America

 

Viene il giorno in cui ci domandiamo: dove troveremo la luce in questa tenebra infinita?

Il lutto dentro di noi. Un mare da attraversare.

Abbiamo sfidato il ventre della bestia.

Abbiamo imparato che la tranquillità non sempre è pace, e che le norme e le nozioni di ciò che è “giusto” non sempre sono giustizia.

E tuttavia l’alba è sorta prima che ce ne accorgessimo.

In un modo o nell’altro, eccoci qui.

In un modo o nell’altro sosteniamo e testimoniamo una nazione che non è spezzata, ma soltanto incompleta.

Noi, gli eredi di un paese e di un tempo in cui una minuta ragazzina nera, discendenti di schiavi e cresciuta dalla sola madre, può sognare di diventare presidente e intanto ritrovarsi a recitare davanti a un altro presidente.

E sì, siamo tutt’altro che rifiniti, tutt’altro che intatti, ma questo non significa che stiamo anelando a un’unione che sia perfetta.

Aneliamo forgiare la nostra unione dandole uno scopo.

Per dare vita a un paese che abbia a cuore ogni cultura, ogni colore, ogni carattere e condizione umani.

Ed è così che alziamo lo sguardo, per guardare non ciò che si frappone tra noi, ma ciò che sta di fronte a noi.

Superiamo le divisioni perché sappiamo che, per mettere il futuro al primo posto, dobbiamo anzitutto mettere da parte le nostre differenze.

Deponiamo le armi per poterci abbracciare.

Non vogliamo agonia per nessuno, ma armonia per tutti.

Facciamo in modo che il mondo, se non altro, dica che è vero.

Che abbiamo pianto, ma siamo cresciuti.

Che abbiamo sofferto, ma abbiamo sperato.

Che siamo stati stanchi, ma ci abbiamo provato.

Che saremo sempre uniti tra noi, vittoriosi.

Non perché non conosceremo più la sconfitta, ma perché non semineremo più discordia.

Le Scritture ci dicono di sognare un mondo in cui ciascuno possa sedere all’ombra della vigna e del fico, senza più avere paura.

Se vogliamo essere all’altezza del nostro tempo, allora dobbiamo fare in modo che la vittoria non venga dalla spada, ma dai ponti che costruiamo.

Questa è la promessa da celebrare, è la collina su cui saliamo, se solo ne abbiamo il coraggio.

Perché essere americani è molto più dell’orgoglio che abbiamo ereditati.

È il passato che attraversiamo, è il modo in cui ce ne prendiamo cura.

Abbiamo visto una forza capace di mandare in pezzi la nostra nazione, anziché permetterci di condividerla.

Capace di distruggere il nostro paese se adoperata per ostacolare la democrazia.

E poco è mancato che questo tentativo riuscisse.

La democrazia può essere ostacolata, di tanto in tanto, ma non può essere sconfitta per sempre.

In questa verità, in questa fede che ci sostiene, adesso volgiamo gli occhi verso il futuro, mentre la storia tiene gli occhi fissi su di noi.

Questa è l’era del giusto riscatto.

Ne abbiamo temuto l’avvento.

Non ci sentiamo pronti a essere gli eredi di un’ora così terribile.

Ma è qui che troviamo il potere per scrivere un nuovo capitolo, per offrire speranza e risate a noi stessi.

Dunque, se una volta ci domandavano come saremmo sopravvissuti alla catastrofe, ora dichiariamo che in nessun modo la catastrofe avrebbe potuto prevalere su di noi.

Non retrocederemo a quel che è stato, ma procederemo verso quel che sarà: un paese ammaccato ma intero, benevolente ma prode, fiero e libero.

Non ci lasceremo distogliere o intralciare dalle intimidazioni.

Ci faremo carico dei nostri errori.

Ma una cosa è certa.

Se uniremo la misericordia alla forza, e la forza alla giustizia, allora l’amore sarà il nostro lascito e darà ai nostri figli un nuovo diritto di nascita.

Su, lasciamo dietro di noi un paese migliore di quello che ci è stato lasciato.

Con ogni respiro del mio petto scolpito nel bronzo, trasformeremo questo mondo ferito in un mondo felice.

Sorgeremo dalle colline dorate dell’Ovest.

Sorgeremo dal Nordest sferzato dal vento, dove i nostri antenati per primi misero a segno la rivoluzione.

Sorgeremo dalle città del Midwest, affacciate sui laghi.

Sorgeremo dal Sud inondato di sole.

Ricostruiremo, ci riconcilieremo, guariremo insieme.

E da ogni angolo della nazione, da ogni parte del paese, il nostro popolo così magnifico e vario riemergerà, malconcio e magnifico.

Viene il giorno in cui usciamo dall’ombra e dal fuoco, ne usciamo senza paura.

L’alba nuova è come un pallone che sale mentre lo lasciamo libero.

Perché c’è sempre luce, se solo abbiamo il coraggio di vederla.

Se solo abbiamo il coraggio di essere luce.

 
 
 

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