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Messaggi del 16/09/2022

La Speranza

Post n°3771 pubblicato il 16 Settembre 2022 da namy0000
 

La Speranza è sempre lì accanto a noi, dobbiamo solo essere capaci di riconoscerla

La Speranza è la sola, vera, formidabile compagna di banco di tutta la nostra vita. Quella che divide la sua merenda con noi. Quella che, quando siamo dentro al buio del più difficile dei problemi di algebra della nostra vita, metaforicamente parlando, quando diciamo non ci riesco, ci dà un piccolo colpetto al gomito e scopre con la mano la pagina del suo quaderno dove c’è scritta la soluzione.

La Speranza me l’ha insegnata mia madre, mio eroe, mio respiro: non smetteva mai di dire «forza, speriamo senza perdere mai la speranza!», sottolineando quel “mai”.

Non era un gioco di parole: era luce che tornava, ogni volta, a cancellare qualsiasi buio avesse invaso il mio cuore. Speranza è quella che porta Giulia a risorgere dalla sua notte e dalla sua cella. Quella che Chicca possiede nello sguardo e nei suoi passi, dentro e fuori San Vittore.

La Speranza è sempre maiuscola, perché è indistruttibile, umile, tenace, cammina controvento, resiste come un faro davanti alle onde dell’oceano in qualsiasi spaventoso inverno della nostra anima. Resiste, ci aspetta, sorride. Siamo noi, a volte, a non vederla. Lei, figurati, non ci lascia un solo istante. Ed è quando incrociamo il suo sguardo, che capiamo di aver camminato uno accanto all’altra. La Speranza, pensateci, non si perde mai; perché lei, la strada, la conosce. Poi ci sono, come in tutte le cose, gli spigoli da smussare: a volte, la persona che spera sempre (ovvero senza se e senza ma), genera stupore e anche fastidio. “Parli bene tu, spera anche per me visto che te ne avanza tanta”, l’ho sentito non so quante volte questo discorso. La Speranza, di fatto, è cugina della Pazienza; ne serve parecchia, perché chi critica ha (spesso) tutte le ragioni per farlo. Bisogna non convincere, ma ascoltare; non insegnare ma dimostrare. La Speranza ha ambasciatori perfetti e meticolosi in persone che non penseresti mai poter ricoprire questo ruolo.

Ambasciatori senza baffi e doppiopetto blu. Persone, che hanno la Speranza scritta nello sguardo, capaci di parlare in silenzio.

Sperare ha un vantaggio, impossibile da cancellare: ti fa percorrere in equilibrio il lungo cammino che hai davanti. È qualcosa o qualcuno che ti sorregge, fisicamente. Tu non lo vedi, ma senti quell’abbraccio che ti solleva da terra, ti mette di nuovo in piedi. Tu avverti l’aria più leggera intorno a te. E avverti una inattesa, splendida voglia di sorridere (Scarp de’ tenis, Dic. 2021)

 
 
 

Uno sgargiante turbante

Post n°3770 pubblicato il 16 Settembre 2022 da namy0000
 

2022, FC n. 37 dell’11 settembre

Nadima Noor, l’influencer che sogna di “convertire” i talebani

La 39enne afghana-canadese ha scelto la strada del dialogo con gli uomini del regime per convincerli a rispettare i diritti femminili

Nell’inferno in cui le donne afghane sono state ricacciate dai talebani, private dei diritti che erano riuscite a conquistare negli ultimi vent’anni, perseguitate, obbligate a vivere in clandestinità, si è accesa una luce. Che ha un nome, Nadima Noor, 39 anni, un sorriso che le crea un alone luminoso, uno sgargiante turbante color zafferano, elegante negli abiti tradizionali, famosa in Afghanistan per i suoi video ironici e comici su TikTok, dove interpreta una donna pashtun, Pantigalla Kalai, che cerca di risolvere i difficili problemi familiari di ogni giorno. Ma anche perché ha creato una Ong che aiuta migliaia di persone a sopravvivere e che lei incontra di persona.

Una donna che parla per la gente che non ha più voce e sta tentando una missione che può parere impossibile. Non per lei, che ha deciso di rischiare la vita. Vuole “convertire” i talebani a rispettare le donne, a riconoscerne i diritti, a esprimersi e affermarsi nelle loro professioni. Vuole avviare un dialogo di riconciliazione perché l’Afghanistan ha bisogno di amore e di luce. «Sono qui per fare la differenza. L’approccio con i talebani è sbagliato, queste persone spesso sono state strappate alle loro famiglie, sono state plagiate, violentate, bullizzate. Sono dei bambini soldato diventati adulti, avrebbero bisogno di un sostegno psicologico e invece gestiscono uno Stato. A maggior ragione bisogna percorrerela via più difficile per aiutarli a rinnovarsi», ha detto nelle interviste che ha rilasciato a Barbara Schiavulli, che ha il merito di aver fatto esplodere la sua vicenda sui media internazionali.

Lei ci prova ogni giorno, nascondendo le paure che di notte diventano un incubo. Quando la fermano per strada, sfodera la sua innata gentilezza e abilità tutta femminile, ricorda loro che un uomo pashtun rispetta la propria madre e sorella, e lei è loro sorella. Presi in contropiede e sorpresi dal suo piglio deciso, la lasciano andare.

Cresciuta in Canada, nel 2019 è ritornata in Afghanistan per ritrovare la sue radici ed essere pienamente se stessa. Un anno fa avrebbe potuto, con il passaporto internazionale, lasciare Kabul. Ha scelto di rimanere. Parlare la stessa lingua dei talebani è stato il suo nuovo passaporto, anche quando fu arrestata per aver ospitato un inglese, sospettato di spionaggio, e rimase in carcere per 29 giorni. Quando i pashtun entravano nella sua cella, li invitava a togliersi le scarpe e a pregare, poi gli offriva il tè. Se ne andavano pacificati.

A chi le rimprovera di cercare il dialogo con il nemico, risponde: «Adesso la gente ha fame, e bisogna che l’economia riprenda; dobbiamo trovare un modo perché tutto si rimetta a funzionare, portando luce e non altra miseria, essendo migliori, dando l’esempio. Noi donne dobbiamo usare la nostra vulnerabilità per trasformarla in forza. Le donne sono forti, qui in Afghanistan e nel resto del mondo, con il tempo le cose cambieranno, gli uomini cambieranno».

Riuscirà Nadima a realizzare il suo sogno di pace e di amore nel martoriato Afghanistan? Dipenderà molto anche dal sostegno che le verrà dalle tante donne che si riconoscono in lei e che decideranno di non lasciarla sola.

 
 
 

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