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Messaggi del 19/06/2024

Da Venezia a Genova

2024, FC n. 24 del 16 giugno

GIRO L’ITALIA IN CANOA PER SALVARE IL MARE

Da Venezia a Genova, circumnavigando l’Italia in canoa. È questa l’impresa del giovane Leone Ortega, partito a maggio da Venezia destinazione Genova, a fine luglio. L’obiettivo del ventiseienne di Prato e del progetto da lui creato Wind of Change non è solo sportivo, ma anche culturale e soprattutto ambientale: «»Il nome dell’iniziativa si rifà alla canzone degli Scorpions che mi ha ispirato la voglia di comunicare un “vento di cambiamento” coinvolgendo più persone possibili per contrastare insieme la crisi climatica del mare, spiega mentre riprende le forze a Gallipoli, in Salento, dopo una giornata passata a pagaiare.

Da dove arriva la passione per il mare?

«Da mio nonno che aveva una barchetta a Cecina e mi portava ogni estate a fare immersioni».

E per la canoa?

«Pagaiare tra le onde è stato un amore sbocciato in fretta per come mi consentiva di vivere il mare. Un giorno con la barca sono andato a Livorno, poi giù fino a Piombino e, dopo diverse ore da solo in mezzo al Tirreno, sono tornato a Cecina. È stato faticoso, ma mi sono divertito molto».

È lì che ha preso forma Wind of Change?

«Esatto. Poi il primo a crederci, insieme alla mia famiglia, è stato Giacomo Arrighini che ora mi sta seguendo in van, tappa dopo tappa. Sono state molte le porte che abbiamo ricevuto in faccia. E proprio quando stavamo per mollare, abbiamo trovato il supporto dell’associazione ambientalista Plastic Free e dei suoi migliaia di volontari che ci aiutano a pulire i litorali e il mare».

Ci porta in una sua giornata tipo di queste ultime settimane?

«La sveglia suona presto, prendo la canoa e pagaio fino alla tappa prefissata. A volte mangio in mezzo al mare. È una meraviglia essere circondati da pesci colorati e dal suono delle onde. Ma spesso capita di trovare isolotti di plastica e meduse morte».

Questo la fa arrabbiare?

«Sì. Ma mi fa anche capire che quello che sto facendo assume ancor più senso e urgenza».

E quando approda, cosa succede?

«Insieme a Plastic Free puliamo le spiagge, incontriamo le comunità locali per raccontar loro il progetto, suggerire buone pratiche per cambiare i comportamenti quotidiani ed essere più rispettosi dell’ambiente e, quindi, del nostro futuro».

Tra gli obiettivi del viaggio c’è anche salvare le tartarughe marine del Mediterraneo…

«Ogni anno, oltre 40 mila esemplari muoiono intrappolati nella plastica. Abbiamo attivato una raccolta fondi per aiutare Plastic Free a recuperare gli esemplari in difficoltà, curarli e liberarli in mare come abbiamo fatto a Castro. È stata un’emozione fortissima».

Lei cosa riporta in barca da questi incontri?

«L’affetto e il sostegno delle persone. Da chi aiuta a raccogliere i rifiuti ai curiosi che poi iniziano a seguire il viaggio sui nostri canali. Alcuni ci hanno anche ospitati per la notte».

Un calore che riceve dalle persone di ogni età?

«I giovani sono in prima fila quando c’è da rimboccarsi le maniche, ma in questo tour sto coinvolgendo tutti: in una tappa un gruppo di anziani pescatori ha raccontato che negli ultimi anni devono andare sempre più al largo per pescare a causa dell’innalzamento delle temperature. Nelle Marche, invece, una rappresentanza di agricoltori ci ha portato un pacco con i prodotti delle loro terre e hanno testimoniato l’impegno di chi lavora nei campi, come in mare, per proteggere il Creato».

In Wind of Change c’è anche tanta tecnologia…

«Ogni risultato della raccolta rifiuti viene riportato sulla Blockchain, ovvero in un registro digitale consultabile da chiunque e immodificabile, che permette la condivisione trasparente delle informazioni. Questa tecnologia è la prima volta che viene applicata in un’iniziativa ambientalista».

Questo è possibile grazie al supporto del Cnr, il Consiglio nazionale di ricerca?

«Assolutamente. Avere il loro contributo scientifico è fondamentale perché oltre a misurare l’inquinamento e la temperatura dei mari italiani, il nostro passaggio attiva persone che supportino i ricercatori con i rilievi».

Pensa già alla prossima avventura?

«Mi godo il viaggio fino a Genova. Però vorrei raggiungere l’isola di plastica che si è formata tra l’Elba e Corsica e contribuire a pulirla».

 
 
 

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