Messaggi del 11/02/2026
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Post n°4211 pubblicato il 11 Febbraio 2026 da namy0000
2026, FC n. 6 del 8 febbraio Susanna, pellegrina tra i drammi dimenticati Da anni trascorre le ferie con popolazioni vittime di persecuzioni e ingiustizie Gaza non fa più notizia, all’Ucraina ci siamo rassegnati, il dramma del Sud Sudan è del tutto dimenticato, sull’Iran è sceso un velo funebre, come su tante altre crocifissioni mondiali. In questa tragica epopea dell’indifferenza ha acceso una luce una donna, una cara e indomita amica, rientrata di recente dalla Cisgiordania, Susanna B., 72 anni, laureata in Lingue, docente negli Istituti Superiori di Imperia e Cavaliere al merito della Repubblica. La sua vita è cambiata da quando, nel 2009, ha scoperto, attraverso un “pellegrinaggio di giustizia” di Pax Christi, le continue violazioni dei diritti umani che il popolo palestinese subisce dal 1948, quando più di 700 mila persone persero tutto. Dal 2014, più volte all’anno, è ritornata come attivista in Palestina per vivere accanto a quella che è diventata la sua famiglia allargata. «Nell’agosto scorso sono stata nella Valle del Giordano con i pastori palestinesi, terrorizzati e depredati delle loro terre, pascoli, greggi da parte dei coloni estremisti sionisti e dell’Esercito israeliano di occupazione. Da quel tragico 7 ottobre, i loro attacchi hanno assunto proporzioni insostenibili che godono di totale impunità e mirano alla pulizia etnica dell’intera Cisgiordania, nonostante la Corte internazionale di giustizia dell’Aia abbia dichiarato illegale l’occupazione israeliana dei Territori palestinesi». A novembre vi è ritornata con attivisti di tutto il mondo, anche israeliani, per aiutare i contadini nella raccolta delle olive. «La distruzione di questi preziosi alberi (secondo i dati Onu più di un milione) da parte dei coloni e dell’esercito, l’incendio di case, auto e mezzi agricoli, sono la principale arma di guerra per raggiungere l’obiettivo di indurre il popolo palestinese ad abbandonare l’intera Cisgiordania, privandola di ogni risorsa. I momenti più drammatici che ho vissuto sono stati quelli in cui ho assistito impotente alla distruzione di case, scuole, pozzi d’acqua e coltivazioni, all’arresto di bambini, appena usciti da scuola, o di adulti che non avevano altra colpa se non quella di essere palestinesi». La testimonianza di Susanna è l’approdo di un percorso esistenziale che ha posto al centro delle proprie sfide «l’altro che diventa noi», sostenuta dal figlio Davide, «partito per il cielo a 21 anni a causa di un incidente e che continua a vivere dentro di me». Pellegrina del mondo, ha sempre dedicato le ferie a esperienze in luoghi, come il Sud Sudan, dove ha condiviso i drammi di un popolo vittima di un olocausto taciuto e dimenticato. È stata in Amazzonia, accanto ai malati di lebbra, in Egitto al lebbrosario del Cairo e a Calcutta nelle case di Madre Teresa, dove ha avuto il dono di starle accanto. È andata in Cina, Myanmar, Pakistan, Isole Comore, Gaza, inviata dall’Aifo (Associazione Amici di Raoul Follereau) per verificare alcuni progetti. Quando rientra in Italia, nella sua Imperia, porta la sua testimonianza nelle scuole e offre sostegno ai migranti, fra cui mamme con bambini e giovani in fuga dal loro Paesi che ospita nella sua casa, in quella condivisione che è dono reciproco di amore e di speranza. |
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Post n°4210 pubblicato il 11 Febbraio 2026 da namy0000
Tag: aggressività, canzoni, discorsi, educare, gelosia, idee, immagini, infelicità, mente, paura, rabbia, radio, ragionamenti, rete, social, televisione, tristezza Testo letto. “L’aggressività nasce prima nella nostra mente e poi si sviluppa nel nostro cuore, generando sentimenti di tristezza, rabbia, paura, gelosia, infelicità (tutti i nemici dell’uomo). La mente è come il pilota che orienta i nostri sentimenti e le nostre azioni, in senso positivo o negativo. Dice Gesù: «Dal cuore degli uomini escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adulteri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza». Le cause? Bisogno di autoaffermazione, di compiacere, mancanza di autostima, incapacità di affermare sé stessi, insofferenza verso le situazioni… Sono tante e per questo è necessario educare la mente. Ecco, allora, la vera domanda: di cosa la nutri? Quali immagini, discorsi, idee, ragionamenti, lasci entrare attraverso la Rete, i social, la televisione, la radio, gli amici? È importante lasciar passare solo quei pensieri che esercitano un’influenza costruttiva sulla tua persona. Anche qui ci soccorre san Paolo: “Tutto ciò che è vero, nobile, giusto, sincero, amabile, onorevole, quanto è virtù, lode, sia oggetto dei vostri pensieri”. Ci aiuta molto in questo la sera fare l’esame di coscienza. Fai silenzio, mettiti in contatto con il tuo cuore e con la tua mente ed esamina i sentimenti e i pensieri della giornata. Ringrazia Dio per quelli buoni e chiedigli perdono per quelli cattivi. Svilupperai un senso di gratitudine e sarà più naturale accettare le tue fragilità e accrescere la fiducia nelle tue capacità”. |
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Post n°4209 pubblicato il 11 Febbraio 2026 da namy0000
2026, don Antonio Mazzi, Avvenire, 7 febbraio Il bullo è un ragazzo che non sa più sognare Il 7 febbraio si celebra la Giornata nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo. Ma diciamocelo chiaramente: una data sul calendario non basta se il giorno dopo torniamo a ignorare il grido silenzioso dei nostri ragazzi. Il bullismo non è una bravata, ma non è nemmeno un destino segnato. Spesso mi chiedono perché un adolescente si trasformi in un carnefice digitale o da corridoio. La risposta è amara: il bullo è un ragazzo che non sa più sognare. La violenza, quella fisica o quella spietata di un clic, nasce dal vuoto educativo che abbiamo creato noi adulti. Abbiamo riempito i giovani di oggetti, lasciandoli soli davanti agli schermi. Il cyberbullismo è figlio di questa assenza, di questa solitudine: è facile colpire quando non vedi le lacrime della vittima. Il bullo non è un leader; è un fragile che urla il suo bisogno di essere visto. Dobbiamo tornare a educare ai sentimenti. Ai genitori dico: non regalate smartphone per tappare i buchi del silenzio. Alle scuole: meno programmi, più ascolto. Solo ridando un sogno a questi giovani trasformeremo la rabbia in energia pulita. Ma attenzione: io non cerco colpevoli. Non servono solo punizioni, serve una comunità che sappia ancora guardare nel cuore dei ragazzi. |


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il 28/07/2025 alle 13:38
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il 13/08/2024 alle 15:52
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