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Messaggi del 10/03/2026

"Eccomi"

2026, Lettera di don Massimo Donghi, parroco di Limbiate, FC n. 10 del 8 marzo

Un sacerdote nella malattia

Mese di agosto. Un dolore persistente per giorni al fianco. Chiami il medico. Ti fa una ecografia. E ti dice: «don Massimo, facciamo delle Tac». Esito: una lesione all’esofago. Un tumore avanzato e una serie di linfonodi sparsi nell’esofago e al fegato. Fulmine a ciel sereno. La rabbia, i pensieri, il pianto… Mi sono anche arrabbiato col Signore: «Cosa ho combinato in questi 30 anni che sono prete?». Nella mente un interrogativo: «Perché?». Inizia il mio percorso di terapia. Due chemio al mese, poi subentrano altri problemi. Cambio di terapia. Una più incisiva e aggressiva. Da due a tre chemio al mese. Quella che porto avanti oggi. Da prete, dopo la rabbia, come ho reagito a questa sorpresa della vita? Anzitutto ho comunicato alla mia comunità parrocchiale la mia malattia, senza silenzi o giri di parole. Come avviene in ogni famiglia. Sperimentando subito profonda vicinanza e affetto. Poi, alla festa della Città, chiedo al mio Vicario episcopale di essere lui ad amministrarmi l’Unzione dei malati. Un momento davvero vissuto e partecipato. Per me, un momento di grazia. Perché è stato un segno di fede nella presenza del Signore accanto alla mia vita fragile e un gesto di condivisione profonda con la mia comunità, che è la mia famiglia. Da prete malato scopro dei doni in questo cammino in salita. Anzitutto la pace nella preghiera. Tra pensieri e paure ho riscoperto la preghiera come vero dono di pace e di consolazione. Ora, nella mia preghiera di abbandono è forte e presente il dono della Vita eterna. Un altro dono sono i frutti del ministero, dell’essere prete. Messaggi, telefonate, visite da persone che da anni e anni non sento più, che ti incoraggiano a camminare. Ti promettono una preghiera. Ti offrono la disponibilità e il tempo per accompagnarti o darti una mano. Davvero una sorpresa per me. E qui non posso non ricordare la promessa di Gesù del centuplo (Marco 10,29-30). Infine, la fraternità sacerdotale. È un dono grande essere prete in un presbiterio, non solo ma con altri confratelli che si fanno presenti, ti chiamano, vengono a trovarti e pregano per te. C’è una immagine biblica che mi accompagna: l’Annunciazione. Sperimento che la vita è piena di annunciazioni, di sorprese che ti lasciano al momento senza parole, timoroso, pensieroso, sorpreso. Ma di fronte a queste ultime annunciazioni del cammino, il dono che chiedo e cerco di portare avanti è il mio “Eccomi”. Sì, semplicemente, compiere un passo al giorno, sapendo che non si è soli, ma che c’è una comunione profonda col Signore e con la comunità che, in modi diversi, ti accompagna e cammina insieme. Un desiderio che mi accompagna da mesi e che ora riuscirò a realizzare, grazie anche al consenso dell’équipe di medici che mi segue, è andare in pellegrinaggio a Lourdes per chiedere semplicemente, per l’intercessione di Maria, di custodire la pace nel cuore in questo tratto di strada del mio cammino e di confermare il mio sereno “Eccomi”.

 
 
 

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