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Videogiochi

Post n°4228 pubblicato il 06 Aprile 2026 da namy0000
 

2026, Alberto Pellai, medico, psicoterapeuta, FC n. 13 del 5 aprile

«Ho staccato la presa del videogioco: la sua reazione mi ha fatto paura»

Qualche giorno fa in casa nostra mi sono molto spaventata e preoccupata. Vi scrivo come mamma, ma anche come docente della scuola media che ogni giorno ha a che fare con ragazzi che vedo spesso dotati di scarsissima capacità di autoregolazione emotiva e “scattare” e reagire in modo violento, anche con stimoli minimi da parte di un compagno o di un docente. È successo che in un pomeriggio in cui mio figlio dodicenne stava giocando a un videogioco da più di due ore, nonostante la regola in famiglia consenta al massimo sessanta minuti, sono intervenuta e gli ho staccato la presa della corrente che alimentava la sua console. Non l’avessi mai fatto. È come impazzito. Ha cominciato a tirare pugni contro il muro, a imprecare contro di me e poi ha tirato un calcio fortissimo sulla porta, danneggiandola e facendosi male. Lì per lì, non sono stata in grado di dire e fare niente. Ero spaventata nel vederlo in quello stato di alterazione così intenso. Alla sera ho parlato con mio marito e insieme abbiamo deciso di sospendere l’accesso a quel videogioco per almeno un mese. È stato il papà a comunicargli la decisione alla luce anche del costo significativo che si dovrà spendere per riparare la porta. Ora ci stiamo anche impegnando ad aumentare il suo ingaggio in attività pomeridiane, con l’iscrizione ad un secondo sport e accordandoci con gli zii perché incontri più spesso i cugini, quasi coetanei. Come si spiega la reazione violenta di mio figlio? – Alice

Cara Alice, ciò che racconti accade in molte famiglie. Figli che giocano a videogiochi molto eccitanti e stimolanti faticano a interrompere il gioco stesso, che così viene protratto anche per molte ore. I genitori provano a dare regole, intervengono sgridando, minacciano castighi. Ma il loro vissuto, per quanto constato in molti dialoghi che ho con mamme e papà, è quello di un’enorme impotenza. Sembra che il gioco abbia sempre la meglio sulle regole di famiglie e alla fine mettere limiti di tempo per molti genitori appare come una missione impossibile. Ciò che avete sperimentato, con la crisi di tuo figlio che sembrava impazzito quando gli hai spento il videogioco, è una vera e propria crisi conseguente all’interruzione forzata di un’attività dopaminergica. La dopamina è il neurotrasmettitore del cervello che produce gratificazione istantanea e induce sofferenza quando quell’attività viene interrotta. Insomma, avete visto, nel vostro piccolo, una piccola crisi di astinenza. Fate bene, con un figlio così piccolo, ad avere messo limiti più serrati alla sua attività di videogioco. Leggete Esci da quella stanza (Mondadori) in cui, con Barbara Tamborini, spiego in modo approfondito perché i videogiochi sono un “campo magnetico” che uncina il cervello dei nostri figli e li sregola nei loro funzionamenti emotivi.

 
 
 

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