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Messaggi del 24/09/2020

Europarlamentare

Post n°3413 pubblicato il 24 Settembre 2020 da namy0000
 

Magid Magid, europarlamentare britannico, nonché ex sindaco di Sheffield, rifugiato nel 1994.

Io, rifugiato nero vi spiego perché vince il populismo

Arrivato dalla Somalia in Inghilterra a 5 anni, è stato eletto sindaco di Sheffield per i Verdi. ‹‹Molte persone si sentono dimenticate e trovano un capro espiatorio negli stranieri. La destra, semplicemente, sfrutta tutto ciò. È pericoloso. La Brexit? Credo che alla fine non si farà››.

‹‹Oggi la mia storia non sarebbe possibile››.

Magid Magid è somalo e britannico. È nato in Somalia nel 1989. È africano ed europeo. È un rifugiato ed è un europarlamentare per la regione dello Yorkshire e The Humber. Ed è tutte queste cose insieme perché, nel 1994, quando aveva 5 anni, insieme alla madre e ai fratelli, e nel suo Paese natale infuriava la guerra civile, un piano di ricollocamento l’ha portato da un campo profughi in Etiopia fino a Sheffield. In aereo. Qui Magid dice di aver conosciuto razzismo e discriminazione, ma anche di essersi innamorato di una città che ‹‹ha nel suo Dna accoglienza e rispetto››. Dopo aver studiato zoologia, aver lavorato nel marketing e con gli homeless, nel 2016 viene eletto consigliere comunale di Sheffield per i Verdi. Due anni dopo diventa Lord Mayor. Il ruolo è simile a quello del sindaco in Italia, ma con poteri minori. Nel 2019, sempre per i Verdi, viene eletto parlamentare europeo.

A differenza di quanto è successo a lui e alla sua famiglia, oggi, la stragrande maggioranza di chi vuole chiedere asilo in Europa è costretto a mettere a repentaglio la sua vita in lunghi e pericolosi viaggi. Secondo Magid, le condizioni di migranti e rifugiati sono peggiorate così tanto negli ultimi 25 anni, perché c’è troppa poca compassione, ‹‹un sentimento potentissimo di cui non dovremmo mai dimenticarci, anche nei momenti più difficili››.

E, invece, di compassione ne trovano ben poca gli stranieri che provano ad attraversare il Sahara, che si imbarcano sulle coste della Libia, che percorrono a piedi la rotta balcanica e finiscono incarcerati in un hotspot come quello di Lesbo, sovraffollato e indegno.

Magid tutto questo, per sua fortuna, non l’ha vissuto.

Come ha iniziato a fare politica?

Ho iniziato perché ero stufo di lamentarmi: non aveva senso continuare a chiedere alle persone sbagliate di fare le cose giuste. E così ho deciso di dare il mio contributo. Mi sono iscritto al partito Verde britannico dopo che, nel 2014, alle precedenti elezioni Ue, i partiti di estrema destra avevano avuto dei buoni risultati. Ho pensato che era urgente fare qualcosa. Credo sia fondamentale avere dei giovani che fanno politica, ma credo anche che non possiamo aspettare che siano loro ad appassionarsi: dobbiamo agire, dal basso, per coinvolgerli il più possibile.

Ma perché, secondo lei, l’estrema destra è cresciuta in questi anni in molte parti d’Europa e anche all’interno del Parlamento Ue?

È mancata un’alternativa. Nel Regno Unito, molte persone si sentono dimenticate, disilluse, pensano che il governo non le ascolti e vedono i servizi pubblici peggiorare. Trovare un capro espiatorio negli stranieri, come fa l’estrema destra, è una risposta semplice a questa situazione. E così i migranti vengono disumanizzati. L’estrema destra fa esattamente questo e, ormai, il suo tremendo linguaggio è stato normalizzato. È pericoloso.

Lei, invece, è andato nella direzione opposta, scrivendo su una maglietta che indossa spesso “Gli immigrati hanno fatto grande il Regno Unito”. Come mai?

Quando mi sono candidato per la prima volta a Sheffield, volevo mandare un messaggio forte: ho voluto sottolineare il contributo che gli immigrati, di ogni nazionalità e provenienza, hanno dato al Regno Unito, giocando tra l’altro con uno dei più celebri slogan di Donald Trump (Make America Great Again). Allo stesso modo, nella campagna elettorale per le europee, che ha toccato anche parecchie località rurali molto conservatrici e favorevoli alla Brexit, non ho mai nascosto le mie idee. Non ho fatto compromessi per piacere alle persone e questo è stto apprezzato.

Ue, non riflettono ancora la diversità che caratterizza gran parte del Continente. Le minoranze sono ancora poco rappresentate. È un problema?

È una situazione preoccupante, da un punto di vista sia morale sia politico. Il Parlamento Ue dovrebbe riflettere al meglio l’Europa, minoranze comprese. È molto importante che tutti i cittadini possano sentirsi rappresentati. Oggi non è così. E credo sia uno dei motivi per cui le persone non sono legate ai loro parlamentari. Sono stato di recente ad Anderlecht, un quartiere di Bruxelles, e quasi nessuno sapeva chi erano i loro rappresentanti in Europa. E stiamo parlando di persone che abita a qualche chilometro dalla sede del Parlamento Ue. Figuratevi cosa accade nel resto del Continente.

Qual è stato il momento migliore del suo anno da Lord Mayor di Sheffield?

Quando ho deciso di vietare al presidente Trump l’ingresso in città. È stato un gesto simbolico, ma per me, in quel momento, era un segnale importante. Ce ne sono stati anche altri, di segno diverso. Per esempio, ad ogni consiglio comunale di quell’anno ho invitato un artista locale ad esibirsi. Volevo che tutti i cittadini considerassero il Municipio come qualcosa che appartenesse a tutti loro.

Brexit: come è possibile essere arrivati fino a questo punto? Cosa succederà?

In Inghilterra, a Natale, si usa mangiare il tacchino. Ecco, per noi britannici, aver votato per la Brexit è stato come per un tacchino votare a favore del Natale. Significa peggiorare le cose. Eppure molte persone, pur non conoscendo come funziona l’Unione europea né quello che fa per loro, pensano sia la causa di tutti i loro guai. Io resto ottimista. Più il processo si allunga e meno probabile è la nostra uscita dall’Ue. Sono convinto che i miei connazionali si stuferanno. Anche perché la Brexit non rappresenterebbe la fine di tutti i problemi, ma l’inizio.

Dove pensa di essere fra 5 anni?

Qui, senza dubbio. Sono convinto, come dicevo, che la Brexit non sarà attuata mai, quindi, potrò completare tutti e cinque gli anni da europarlamentare. Poi però non penso di ricandidarmi. Fare politica, per me, non è mai stata un’ambizione o una necessità. Finché sentirò che sto imparando e dando un contributo positivo alle cause che mi stanno a cuore, continuerò a fare politica. Poi, chissà… (Scarp de’ tenis, Gennaio 2020).

 
 
 

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