Nugae

Le palle piene... quasi quasi vado a fare la shampista!


Questo post ce l'ho in mente già da qualche giorno, insomma a linee generali. E adesso ne ho le palle piene... quindi lo butto giù d'un fiato! Io non credo che l'università debba essere facile. Io credo che l'università debba formare professionisti e persone competenti. Credo che l'università debba avere degli ostacoli ed essere molto selettiva. Far emergere chi ha carattere, inventiva e capacità di apprendere. Molto bene... ora vorrei spiegare meglio il termine "ostacoli". Ostacolo sarebbe una difficoltà dovuta all'effettiva complessità dei programmi studiati e degli esami. Ostacolo sarebbe mettere i giusti voti e sapere quando sia il caso di rimandare qualcuno a casa. Ostacolo sarebbe chiedere agli studenti di interiorizzare quello che studiano e rifiutarsi di ammettere chi memorizza e dimentica a una velocità da record. (E qui mi viene in mente che ci sarebbe da fare tutto un discorso sul rapporto tra quantità e qualità degli asami, che per ora tralascio). Molto selettiva, quindi, a casa mia non significa che: fa emergere e andare avanti quelli che sopravvivono a una serie di assurde difficoltà dettate di volta in volta dalla burocrazia, dalla disorganizzazione o dagli arbitrari movimenti intestinali di questo o quel professore. Non è detto che i migliori non coincidano con i frequentanti, ergo si deve permettere anche a chi non frequenta di parificare le proprie conoscenze con quelle di chi ha frequentato (vada quindi per un libro o un mazzo di dispense in più per chi non ha seguito le spiegazioni, ma anche per un lunga lista di film da vedere). Tutto questo lungo preambolo per dire che mi sono stancata dei professori che non hanno rispetto per il mestiere che fanno, o che semplicemente non vivono abbastanza dal di dentro l'ambiente universitario da capire il senso del percorso degli studenti che frequentano anche i loro corsi. Professori che sono anche professori, in coda a una lunga lista di impegni, che fanno esami e lezioni all'arrembaggio. Dura? Mai troppo. Ecco due esempi di situazioni girapalle:1. "Per l'esame dovete portare una tesina su uno degli argomenti affrontati durante il corso". Molto bene. Adoro i lavori pratici, le ricerche, produrre qualcosa. Si fa la tesina, superando qualche difficoltà organizzativa. Il giorno dell'esame i prof. aggiungono: "Vi faremo qualche domanda anche sul resto del programma". Perché no? Ci sta. Anzi, ci starebbe se anche i non frequentanti fossero messi in grado di affrontare la temuta domanda: ma non c'è una dispensa e non esistono libri in italiano di questa materia. Che si fa? E chi c'era sa che non mi sto lamentando per l'esito dell'esame, ma del metodo. 2. Altra materia. Anche qui tesina, da consegnare, questa volta, 20 giorni prima dell'esame. Questo significa che per fare l'esame nella seconda metà di luglio dovrei consegnare entro il 27 giugno. I tempi si restringono, ma se le regole sono queste, ci sto. "Si consiglia" leggo sulla webcattedra "di concordare la tesina con il professore". Ci penso un po', non voglio buttarmi su un'idea a caso. Poi su un paio di idee scelgo l'ultima che mi è venuta, perché la ritengo stimolante.  Il 14 giugno faccio la mia proposta. So che i tempi sono ristretti, quindi comincio a documentarmi, procurarmi libri e film, leggiucchiare qua e là. A distanza di 4 giorni ricevo il rifiuto del mio progetto, per ragioni opinabili. Ma va bene, lungi dallo scoraggiarmi mi rimbocco le maniche, riciclo due delle altre idee che mi erano venute e, in giornata, le propongo al professore e alla sua assistente. L'assisente dopo poche ore mi risponde che ritiene adeguati entrambi i progetti, così scelgo quello che mi piace di più e ricomincio a cercare materiale... etc. Lo scheletro del mio lavoro comincia a strutturarsi nella mia mente, quando ricevo (questa sera) una e-mail del professore che mi dice che avrebbe bisogno di un progetto più definito, ma non me lo chiede perché non ha ancora riaperto la finestra di accettazione delle tesi. Finestra? Tesi? Ma che pena è? Io sto cercando soltanto di concordare un microbico progettino per una brevissima tesina per un esame e la consegna della tesina dovrebbe essere il 27 giugno, ho iniziato a contattarvi 15 giorni prima... è possibile che debba penare più di quanto ho fatto per ottenere la mia tesi di laurea??? Non so se fare buon viso a cattivo gioco e concordare una merdosissima tesina che consegnerò a settembre o fare la faccia da culo, presentare un progetto più dettagliato e poi consegnare la tesina finale comunque il 27 giugno! E sono troppo incazzata per fare una scelta ponderata. Questo corso di laurea era iniziato molto bene: pochi studenti, relazioni dirette con i professori, lezioni stimolanti e orientamento alle professioni. Organizzazione e ordine che facevano emettere un sospiro di sollievo a chi era uscito vivo e indenne dalla baraonda della triennale. Adesso che le cose si stanno capovolgendo, comincio a sentirmi delusa: non volevo che anche la specialistica si trasformasse in un mezzo gioco a premi per arrabattare più punti in meno tempo. Pensavo che potesse essere una scelta culturale consapevole. Pie illusioni con cui si comincia qualcosa in cui credere. Detto ciò. Cambiamo città (forse anche mentalità) e cambiamo i ruoli. In veste di giornalista contatto via e-mail il preside (sì il Preside, mica cazzi) della facoltà di architettura delle IUAV di Venezia (e ancora, mi consenta: mica cazzi, una facoltà che sforna architetti dal 1926). Mi serve un'intervista per una guida pubblicata del giornale con cui collaboro: 2200 battute, una cosina così. A poche ore dalla mail vengo richiamata sul cellulare: è la segretaria del preside. Mi dice che il preside è disponibile per un'intervista telefonica, immediatamente. Richiamo dal fisso, in modo che la linea sia meno disturbata. L'intervista dura 10 minuti, un quarto d'ora... non so bene. Disponibile e molto cortese il preside risponde a tutte le mie domande e mi racconta la sua idea di università, le difficoltà con gli studenti, i progetti innovativi della sua facoltà. E va bene, un articolo su una guida nazionale fa sempre pubblicità... ma cazzo, quest'uomo era davvero cortese, disponibile, autentico e cordiale. Quest'uomo amava la sua disciplina, amava l'università, amava insegnare: e si sentiva. Devo esplicitare il confronto o basta così? Non è il mio stile abituale. Sono avvelenata. E si legge molto bene.