Nugae

Notturno


Ho un brutto rapporto con il telefono... Quella voce che viene fuori dalla cornetta e che è sempre un po' diversa. Un po' più grave. O un po' troppo da ragazzino. O semplicemente così lontana. Quando devo chiamare qualcuno, mi viene una strana ansia. Rimando, vado in bagno. Immagino la conversazione. Mi comporto come se il telefono mordesse, o come se l'altro, dall'altro capo, potesse non riconoscermi. In genere preferisco gli sms: che il tono di voce te lo fai tu, che non ha sbavature, ma parole precise incise sul mini-schermo, che puoi rileggerlo e mandarlo avanti e indietro. In cerca di nuovi significati che non ha. Poi quando si sta insieme e ci si deve allontanare il telefono si trasforma in una bilancia: quanto mi chiami... ma quanto mi ami? Con Federico era stato noioso: solo SMS, ma continui, insistenti... fino a che non mi ha ricaricato il cellulare perché non rispondevo. Lì mi sono sentita una merda perché già pensavo di lasciarlo. Poi con Giancarlo era come un appuntameno fisso... era solo una persona in più a cui far sapere come stavo, oltre la famiglia. E non era per quello che riuscivamo a dirci e per quello che non ci dicevamo: si scherzava parecchio, si giocava e ogni tanto si faceva sul serio. Era perché a volte rispondere sembrava un obbligo, era perché chiamarsi in certi momenti, farlo quasi tutti i giorni era più una consuetudine che un puro piacere. L'ultimo è stato Cristiano, con lui è stato facile e indolore, asettico come tutto l'insieme. Bastavano un po' di SMS (davvero molto) sporadici. E qualche e-mail. M'infastidivo al solo pensiero di ricevere telefonate, ma non ho dovuto fare niente per evitarle. E poi c'è il mio uomo, il mio Mr. Big, l'uomo che è anche lui allergico al telefono. Che dosa con cura le comunicazioni, che mi fa sciogliere con un sms, magari...  Ma cazzo... quanto vorrei che il telefono suonasse... magari adesso...