Nugae

L'ora del ritorno


Un mese - anche un po' di più, mi ha ricordato ieri. Mi sono affacciata alla finestra per aspettarlo.
La sua Penelope. L'ho visto arrivare. E forse sembro una quindicenne, forse solo una donna innamorata: sorridevo e mi veniva da piangere, non riuscivo a scegliere tra la paura e la felicità. Avevo aspettato tanto. C'era semplicemente qualcosa che si stava sciogliendo dentro di me: l'attesa riempita di aspettative, di desideri congelati.E dopo, magari, ho pianto davvero.Apro la porta e mi sorride, mi abbraccia, mi bacia. Restiamo in cucina avvinghiati forse per un'ora, forse per un secondo, comunque troppo poco perché basti a riempire tutto il tempo, tutti i chilometri che ci hanno separati. Di nuovo lo ascolto, gli racconto i miei progetti. Proviamo a riempire con le parole gli spazi rimasti bianchi. Mi ricordo che non è un sogno, che è reale. Mi sembra di ricominciare. Eppure ricominciamo da mille. Finalmente riconosco il suo profumo. Non mi sazio di guardarlo.