Si ricomincia sul serio - i
giorni rosa di puro romanticismo non possono durare per sempre, anche se sarebbe bello.
Si ricomincia a trottare tra la casa e l'università, a cercare libri, a studiare, a trovare il borsellino vuoto quando sarebbe ora di fare un po' di spesa, ad accettare incarichi per lavorare in un campo che forse non mi interessa più. Oggi ho verbalizzato il primo esame della sessione. Altri due sono in preparazione. Sono una studentessa universitaria, che altro dovrei fare? L'aspirante giornalista squattrinata, of course. Senza troppo entusiasmo sto facendo un sondaggio tra studenti della specialistica per il giornale (messaggio promozionale: a proposito, accetto candidature - fine del messaggio promozionale). Forse se sarò in gamba, svelta e pronta al sacrificio, per i 35 anni avrò uno stipendio vero.Bene, scusatemi, tutti sanno con certezza quale sia il mio ruolo e magari la mia strada. Io mica tanto. Mi viene voglia di defilarmi dalla porta posteriore. Senza inquietudine, sento che è arrivato il momento di muoversi, di fare dele scelte. Non credo sia un momento di crisi, perché mi sento estremamente serena. Credo che possa essere un momento di svolta - o forse un altro modo per mettermi alla prova. Studiare a tempo pieno e lavorare saltuariamente comincia a starmi stretto da un bel po'. Voglio iniziare a ballare. Voglio che la mia vita cominci. E per smettere di rimandare il mio ingresso nel mondo degli adulti, devo passare dall'autonomia all'indipendenza. Rispondere ai miei bisogni materiali. Un lavoro al tempo pieno. Che ritardi la conclusione degli studi, ma che mi faccia cadere con i piedi per terra quando gli studi saranno finiti (tra un'anno e mezzo? di meno? di più?). Perché non voglio essere lì a chiedermi "e adesso cosa faccio?" quando avrò in mano il fatidico (e inutile?) pezzo di carta.Ne ho parlato con chi mi poteva ascoltare. Per avere pareri contrastanti. Non so se sia la scelta giusta, ma almeno è una scelta.