Era il 27 novembre di un anno fa. Un incontro non programmato, un appuntamento, tante parole davanti a una pizza fumante. Un bacio. Una porta aperta e subito richiusa. Il giorno dopo un
post brevissimo. Tutto è cominciato così... chi l'avrebbe detto che poi...Poi abbiamo cominciato a vederci. Eri un uomo, mi sembrava di aver avuto solo ragazzini prima, ragazzini anche più vecchi di te. Ma non
grandi come te. Con te sapevo di stare semplicemente bene, ed era più di quanto potessi immaginare di chiedere. Eravamo indefinti e illimitati. Il tempo passato insieme era
intenso, il tempo che ci separava ti rendeva
sfuggente. Ma per arrivare a toccarti dovevo superare molti dei miei limiti, fidarmi di te e perdere la
fiducia molte volte. Era il nostro
minuetto. Io continuavo a guardare i
segni sulla nostra strada e a crederci. Mi
ubriacavo di te e poi ti non ti sentivo svanire. E nonostante cercassi semplicemente di viverla, ero terrorizzata all'idea di perderti davvero.E poi c'è stato il trasloco, le vacanze di Pasqua.
Dubbi,
paure,
inquietudini, la mia partenza a Londra. E mentre ero lì hai mollato la presa, sei tornato sui tuoi passi, hai fatto a pezzi tutto quello che eravamo.
Divisi. Credevo fosse finita davvero, la vita dirompeva e io non avevo più voglia di vivere nient'altro.
Ti aspettavo. Sono passati quindici giorni, più o meno. Abbiamo ricominciato, titubanti, vibranti, sinceri e fragili.E poi, era maggio ormai, mi hai fatto la grande domanda: "Vuoi essere la mia ragazza?" Non aspettavo altro. E non è stato facile per me
fare i conti col passato. Ma non si può odiare
il sole dopo un lungo inverno. Amarsi va
oltre tutto il resto, oltre le
distanze. E adesso è un anno. Un anno di cose per cui continuare a
ringraziarti, perché sei perfetto per me.