Di solito non parlo del mio "sporco lavoro" - tra l'altro poco sporco e pochissimo lavoro, anche.Però a volte succedono cose che fanno riflettere sull'incapacità dei giornalisti di fare un passo indietro. E questo mi fa incazzare.
Gravina di Puglia. Sono stati trovati dentro un pozzo i corpi dei due bambini, Ciccio e Tore, scomparsi da mesi. Questo è successo il 25 febbraio. Dall'autopsia si è scoperto che i due bambini erano vivi almeno nelle 24, forse 48 ore precedenti. Nel frattempo il padre era stato messo in carcere con l'accusa di omicidio sulla base di prove alquanto fragili. La stampa lo aveva dipinto come un mostro, un "padre padrone".Nemmeno di fronte al lutto la stampa ha indietreggiato.Ancora sento parlare in tv di un "padre indifferente" di fronte al ritrovamento dei corpi. Ancora si cercano fantasiose ricostruzioni, per cui il padre avrebbe potuto gettare i bambini nel pozzo. Ancora si menziona quel bambino che vide il signor Pappalardi sgridare i figli, la sera della scomparsa.
La stampa ha creato un mostro e vuole alimentarlo. Senza nessun rispetto per i sentimenti delle persone, per quello che ha tutta l'aria di essere stato un tragico incidente.Una volta costruita la storia, non si torna indietro.Passiamo a un'altra storia. Più piccola, direi insignificante. Una storia che mi riguarda. La storia di un articolo scritto con le pinze e poi rimaneggiato in redazione, incorniciato da un titolo pessimo, con un incipit diverso dall'originale. E i dati oggettivi che avevo pubblicato sono stati sostituiti con altri, arbitrari. Ma con i numeri non si scherza, mai. Infatti il pezzo è saltato agli occhi di troppa gente.Pubblicheremo un errata corrige sui dati. Benissimo. Però c'era la mia firma sotto l'articolo sbagliato e su questo non ci saranno correzioni. Ho fatto la figura di merda e non mi resta che chinare il capo. Funziona così, o meglio: "è la stampa bellezza, e tu non puoi farci niente".