Creato da Vasilissaskunk il 16/06/2008

ALIVE IN THE NIGHT

(foto di viaggioMIE)

 

 

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WHOsaid?

Post n°358 pubblicato il 09 Novembre 2021 da Vasilissaskunk

 

 

Che cosa mai  poteva  esserci  di buono nel vivere nella paura ...se non di non vivere per la paura . se il "diritto a fare cose " passava per il rovescio dell'inganno incanalato ed uncinato alla  paura di morire preferiva sinceramente non fare cose ...

Lontana dalla grande frittata..  la frontiera tra il mare verticale e il bosco ornamentale era assai selvaggia... vi giungeva in autunno quando le foglie oniriche crollavano per terra decomponendosi in oblio ancestrale ...

Una di esse richiamo' la sua attenzione... Si chiedeva come poteva essere stato  il suo  ultimo respiro ... lo sguardo rivolto alla volta stellata  ...un ultimo sbuffo animale ..e poi il cuore si era rotto per sempre, inclinato irrimediabilmente ... solo su un prato costeggiato dalle grandi mura medioevali ... vicinissimo eppure nel cosmo dilaniato  ... nemmeno innestando i cavi dei cateteri para sensoriali riusciva a sentire i brividi che aveva provato quando un ventennio prima aveva fatto l'amore con lui ... ricordava di fatto sotto l'evento per se ... e che lui fu l'unico a chiederle di sposarla...

Nel bosco non era certo facile sopravvivere però tutto era pace e sereno equilibrio... pulsava forte  la consapevolezza di avere un ciclo vitale  così come le foglie...  d'altronde l'insopportabilità di morire era poi dettata dal fatto che la qualità della vita stessa nella grande frittata fosse resa a prigionia ...

 

Insorgeva dunque la forte esigenza di spingersi oltre la  frontiera dell'anima,   di rimanere in contatto soltanto con i propri simili ed escludere gli strapazzati dalla grande frittata piu' per tutela che per cattiveria ... si stava delineando  l'esigenza di creare una nuova umanità ...ballava Domitilla,  come le veniva assai bene fare,  la nuova insoppordanza .. braccia ondulate come i salici al vento e girotondi cascava la terra e quelli della frittata tutti con l'animo in guerra ... nel frattempo dietro le orecchie le crebbero nuove branchie emozionali e i buchi dei cavi neurali si chiusero in segno di rinnovata ed ipotetica liberanza ...

The Prodigy - Wild Frontier (Official Video) - YouTube

 

 

 

 

 

Commenti al Post:
misteropagano
misteropagano il 09/11/21 alle 23:02 via WEB
liberanza credo che nell'animo restiamo sempre la stessa cosa che non ha età... che non sarà mai messa sotto un coperchio, perché nello spirito resta ..
 
 
Vasilissaskunk
Vasilissaskunk il 10/11/21 alle 08:44 via WEB
è la materia e tutto il resto che creano prigioni ... un abbraccio a te cara
 
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Piccole storie e riflessioni ed immagini bucoliche di viaggi di una piccola impiegatina aSburgica che all'occorenza puo anche diventare  ...

 

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(CXX DEL CANZONIERE CINIANO)

Signor, e’ non passò mai peregrino,
o ver d’altra manera viandante,
cogli occhi sì dolenti per cammino,
né così greve di pene cotante,
com’i’ passa’ per lo mont’Appennino,
ove pianger mi fece il bel sembiante,
le trecce biond’e ’l dolce sguardo fino
ch’Amor con l’una man mi pone avante;
e coll’altra nella [mia] mente pinge,
a simil di piacer sì bella foggia,
che l’anima guardando se n’estinge.
Questa dagli occhi mie’ men’ una pioggia,
che ’l valor tutto di mia vita stringe,
s’i’ non ritorno da la nostra loggia.

 

CANZONIERE DI CINO DA PISTOIA

(CXII canto)
Oimè, lasso, quelle trezze bionde
da le quai riluciéno
d’aureo color li poggi d’ogni intorno;
oimè, la bella ciera e le dolci onde,
che nel cor mi fediéno,
di quei begli occhi, al ben segnato giorno;
oimè, ’l fresco ed adorno
e rilucente viso,
oimè, lo dolce riso
per lo qual si vedea la bianca neve
fra le rose vermiglie d’ogni tempo;
oimè, senza meve,
Morte, perché togliesti sì per tempo?
Oimè, caro diporto e bel contegno,
oimè, dolce accoglienza
ed accorto intelletto e cor pensato;
oimè, bell’umìle e bel disdegno,
che mi crescea la intenza
d’odiar lo vile ed amar l’alto stato;
oimè lo disio nato
de sì bell’abondanza,
oimè la speranza
ch’ogn’altra mi facea vedere a dietro
e lieve mi rendea d’amor lo peso,
spezzat’hai come vetro,
Morte, che vivo m’hai morto ed impeso.
Oimè, donna d’ogni vertù donna,
dea per cui d’ogni dea,
sì come volse Amor, feci rifiuto;
oimè, di che pietra qual colonna
in tutto il mondo avea
che fosse degna in aire farti aiuto?
E tu, vasel compiuto
di ben sopra natura,
per volta di ventura
condutta fosti suso gli aspri monti,
dove t’ha chiusa, oimè, fra duri sassi
la Morte, che due fonti
fatt’ha di lagrimar gli occhi miei lassi.
Oimè, Morte, fin che non ti scolpa
di me, almen per li tristi occhi miei,
se tua man non mi colpa,
finir non deggio di chiamar omei.

 

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