COMUNICAZIONE INCOMUNICABILEL'estetica crociana è superata si ma rimane come un punto fermo nella speculazione letteraria e in un modo e in un altro non si può fare a meno i conti con essa.L'arte come comunicazione è un po’ riduttivo, ma è indubbio che ha un'intrinseca verità, perché presuppone sempre un interlocutore: comunque fondamentale èl'espressione dell’artista che cerca attraverso vari canali di raggiungere il pubblico, anche se talvolta questa sete di esternare il proprio pensiero si involge in panni volutamente assurdi per non permettere una facile interpretazione. L'autore insomma scrive con l'intenzione chiara di essere inaccessibile, indecifrabile quasi per giocare a rimpiattino con i lettori. Lo sa solo lui il vero senso di ciò che scrive e gli altri si arrangino pure. E' insomma una comunicazione incomunicabile, un messaggio intraducibile o pieno di opposti significati, simile all'oracolo della sibilla con diverse interpretazioni buone per tutti i gusti.La vetrina dell'arte è aperta, contiene tutto e niente, ti da' qualche emozione se tu hai dentro fantasia e sensibilità, ti delude se tu cerchi a priori una sua ragione. L'autore ha raggiunto il suo obiettivo creando qualcosa che abbia a posteriori una carica provocatoria, ricca di stimoli, ma che è neutra in sé e per sé. Allora se il fine dell'arte è di lasciarti libero e incerto, di abbandonare più i deboli per la vie della comprensione sarebbe bene non scrivere opere non-sense, non costruire installazioni che vanno bene per le mostre e non per il salotto di casa tua.Purtroppo il paradosso di un'arte che esaurisce la sua sete di comunicazione in quadri con tele nere e in libri dalle pagine bianche non può essere liquidata con la ragionevolezza. Anzi più l'arte si allontana dalla razionalità e si tuffa nell'assurdo, nella creatività fine a se stessa più bisogna cullarla e proteggerla. Come un matto che può guarire e ritrovare la sua splendida salute. E ciò che sembrava declino si trasforma nell'inizio affascinante di nuovo modo di fare arte.MARIA ARRIGO