L'avere (O haver) di Vinícius de Moraes Resta, al sommo di tutto, questa capacità di tenerezza Questa perfetta intimità con il silenzio Resta questa voce intima che chiede perdono di tutto: - Pietà! perché essi non hanno colpa d'esser nati... Resta quest'antico rispetto per la notte, questo parlar fioco Questa mano che tasta prima di stringere, questo timore Di ferire toccando, questa forte mano d'uomo Piena di dolcezza verso tutto ciò che esiste. Resta quest'immobilità, questa economia di gesti Quest'inerzia ogni volta maggiore di fronte all'infinito Questa balbuzie infantile di chi vuol esprimere l'inesprimibile Questa irriducibile ricusa della poesia non vissuta. Resta questa comunione con i suoni, questo sentimento Di materia in riposo, questa angustia della simultaneità Del tempo, questa lenta decomposizione poetica In cerca d'una sola vita, una sola morte, un solo Vinícius. Resta questo cuore che brucia come un cero In una cattedrale in rovina, questa tristezza Davanti al quotidiano; o quest'improvvisa allegria Di sentir passi nella notte che si perdono senza memoria... Resta questa voglia di piangere davanti alla bellezza Questa collera di fronte all'ingiustizia e all'equivoco Questa immensa pena di se stesso, questa immensa Pena di se stesso e della sua forza inutile. Resta questo sentimento dell'infanzia sventrato Di piccole assurdità, questa sciocca capacità Di rider per niente, questo ridicolo desiderio d'esser utile E questo coraggio di compromettersi senza necessità. Resta questa distrazione, questa disponibilità, questa vaghezza Di chi sa che tutto è già stato come è nel tornar ad essere E allo stesso tempo questa volontà di servire, questa contemporaneità Con il domani di quelli che non ebbero ieri né oggi. Resta questa incoercibile facoltà di sognare Di trasformare la realtà, dentro questa incapacità Di non accettarla se non come è, e quest'ampia visione Degli avvenimenti, e questa impressionante E non necessaria prescienza, e questa memoria anteriore Di mondi inesistenti, e questo eroismo Statico, e questa piccolissima luce indecifrabile Cui i poeti a volte danno il nome di speranza. Resta questo desiderio di sentirsi uguale a tutti Di riflettersi in sguardi senza curiosità e senza storia Resta questa povertà intrinseca, questa vanità Di non voler essere principe se non del proprio regno. Resta questo dialogo quotidiano con la morte, questa curiosità Di fronte al momento a venire, quando, di fretta Ella verrà a socchiudermi la porta come una vecchia amante Senza sapere che è la mia ultima innamorata. postuma, in Poesie e canzoni, 1981 (traduzione di Piero Ceccucci) Vinícius de Moraes (poeta e musicista brasiliano, 1913-1980). Pubblica il suo primo libro di poesie O caminho para a distância nel 1933, e nel 1938 parte come borsista per Oxford dove studia lingua e letteratura inglese. Qui si verifica l'incontro con la lirica di Shakespeare, determinante per il raggiungimento di quella maturità poetica che lo porrà all'attenzione della critica più qualificata. Entra poi nella carriera diplomatica avendo così la possibilità di fare amicizia con jazzisti e cineasti di fama, tra cui Louis Armstrong e Orson Wells, che lo proietta nel mondo dello spettacolo. Vinicius de Moraes è inventore con João Gilberto della bossa nova, diventando divulgatore straordinario della musica popolare e della cultura brasiliana nel mondo.
Post N° 1398
L'avere (O haver) di Vinícius de Moraes Resta, al sommo di tutto, questa capacità di tenerezza Questa perfetta intimità con il silenzio Resta questa voce intima che chiede perdono di tutto: - Pietà! perché essi non hanno colpa d'esser nati... Resta quest'antico rispetto per la notte, questo parlar fioco Questa mano che tasta prima di stringere, questo timore Di ferire toccando, questa forte mano d'uomo Piena di dolcezza verso tutto ciò che esiste. Resta quest'immobilità, questa economia di gesti Quest'inerzia ogni volta maggiore di fronte all'infinito Questa balbuzie infantile di chi vuol esprimere l'inesprimibile Questa irriducibile ricusa della poesia non vissuta. Resta questa comunione con i suoni, questo sentimento Di materia in riposo, questa angustia della simultaneità Del tempo, questa lenta decomposizione poetica In cerca d'una sola vita, una sola morte, un solo Vinícius. Resta questo cuore che brucia come un cero In una cattedrale in rovina, questa tristezza Davanti al quotidiano; o quest'improvvisa allegria Di sentir passi nella notte che si perdono senza memoria... Resta questa voglia di piangere davanti alla bellezza Questa collera di fronte all'ingiustizia e all'equivoco Questa immensa pena di se stesso, questa immensa Pena di se stesso e della sua forza inutile. Resta questo sentimento dell'infanzia sventrato Di piccole assurdità, questa sciocca capacità Di rider per niente, questo ridicolo desiderio d'esser utile E questo coraggio di compromettersi senza necessità. Resta questa distrazione, questa disponibilità, questa vaghezza Di chi sa che tutto è già stato come è nel tornar ad essere E allo stesso tempo questa volontà di servire, questa contemporaneità Con il domani di quelli che non ebbero ieri né oggi. Resta questa incoercibile facoltà di sognare Di trasformare la realtà, dentro questa incapacità Di non accettarla se non come è, e quest'ampia visione Degli avvenimenti, e questa impressionante E non necessaria prescienza, e questa memoria anteriore Di mondi inesistenti, e questo eroismo Statico, e questa piccolissima luce indecifrabile Cui i poeti a volte danno il nome di speranza. Resta questo desiderio di sentirsi uguale a tutti Di riflettersi in sguardi senza curiosità e senza storia Resta questa povertà intrinseca, questa vanità Di non voler essere principe se non del proprio regno. Resta questo dialogo quotidiano con la morte, questa curiosità Di fronte al momento a venire, quando, di fretta Ella verrà a socchiudermi la porta come una vecchia amante Senza sapere che è la mia ultima innamorata. postuma, in Poesie e canzoni, 1981 (traduzione di Piero Ceccucci) Vinícius de Moraes (poeta e musicista brasiliano, 1913-1980). Pubblica il suo primo libro di poesie O caminho para a distância nel 1933, e nel 1938 parte come borsista per Oxford dove studia lingua e letteratura inglese. Qui si verifica l'incontro con la lirica di Shakespeare, determinante per il raggiungimento di quella maturità poetica che lo porrà all'attenzione della critica più qualificata. Entra poi nella carriera diplomatica avendo così la possibilità di fare amicizia con jazzisti e cineasti di fama, tra cui Louis Armstrong e Orson Wells, che lo proietta nel mondo dello spettacolo. Vinicius de Moraes è inventore con João Gilberto della bossa nova, diventando divulgatore straordinario della musica popolare e della cultura brasiliana nel mondo.