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FINALMENTE UN EDITORE CHE NON HA PAURA DI RISCHIARE!

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Post N° 135

Post n°135 pubblicato il 08 Ottobre 2007 da Vincanto_Editions
 

os|ses|sió|ne 
s.f.
1. psic., turba
psicopatologica dell’ideazione caratterizzata essenzialmente da rappresentazioni coatte di idee, immagini, parole, impulsi motori o inibizioni
2.a 
estens., pensiero fisso, preoccupazione assillante, incubo
2.b  estens., cosa che ossessiona, che tormenta | persona particolarmente molesta e importuna

Non sembra finire mai questa pioggia. Quanti miliardi di gocce dovranno ancora cadere, prima che i cieli si asciughino e si annacqui del tutto la voglia di uscire? Perché son tre giorni che piove e son tre i giorni che Claudia se ne sta in casa, senza mettere fuori né il naso né un pensiero. Nascosta dietro quel velo di mattoni e calce, gli occhi socchiusi su un dolore tutto aperto nel petto.

La musica, nel cullare ondeggianti memorie, apre scenari profondi di tristezza. E sono silenziose quelle scene vuote, dove mondi interi sembrano fissati in un attimo e pochi isolati personaggi se ne stanno immobili e silenziosi. Essi prendono a muoversi e a parlare solo quando vengono illuminati dal posarsi dello sguardo già sapiente di lei. E sono movimenti e dialoghi, quelli che si producono, che hanno il sapore delle movenze di marionette ammuffite, scosse a mezzo dei nervosi e sempre maldestri fili di situazioni già riviste troppo ripetute volte.

È lei quella donna dal vestito viola e le scarpe aperte. E sono i suoi quei capelli neri, lunghi e lisci. E suo è anche l'aspro riso che le attraversa come una furia le labbra.

Lui invece, l'uomo nel completo marrone, già impeccabile, e con lo sguardo altrove, in uno sforzo di un'espressione superiore, è Aureliano.

 

 

<Stai zitta, per carità! Non aggiungere altro...

<No, hai ragione, non dirò più niente... È proprio come sostenevi tu, Aureliano. Le parole non costruiscono un bel nulla. Servono solo a coprire i silenzi, i vuoti, quelle terribili incertezze che ci trasciniamo dietro. Ma anche se lo sappiamo, ogni volta ci lasciamo incantare dalle loro rassicuranti menzogne, e finiamo per consegnarci al loro tradimento... Ti ricordi? Avevamo promesso di darci solo amore, e invece!... E poi, dopo ci siamo ripromessi almeno di non ferirci più, e nemmeno ciò siamo stati capaci di darci. Perché, e lo sai bene, troppo spesso i pensieri e le azioni corrono ben veloci e così distanziano di gran carriera tutte le promesse e le accortenze, che per contro han bisogno d'essere sospinte ad ogni passo da una volontà costante e sorda al richiamo potente dei momenti...

<Siamo essere umani, Claudia, siamo fatti di sangue e misere bugie, non certo di assoluti intendimenti... Possiamo sbagliare, a volte pure dobbiamo, ma l'errore, la distanza da un'assoluta forma è parte di noi, non possiamo pretendere di rispecchiare la perfezione delle stelle...

Aureliano le prende le mani.

<Ecco, è vero, non son di certo perfette queste mani in cui accolgo le tue, né per la forma e nemmeno per le gesta, ma possono dare comunque calore e sensazioni...

<Non so che farmene di queste mani, così imperfette! Non capisci?

<Ma cos'è che vuoi? Almeno lo sai? Sei troppo presuntuosa, Claudia. Presuntuosa e quanto patetica nella tua ossessione che ogni cosa rasenti la perfezione o è meglio che non sia.. Da qui le tue terribili crisi, quelle scatenate da un nonnulla, come può esserlo una linea che d'improvviso si spezza, o un evento che si realizza in parte mancato oppure un momento che si sflilaccia d'imperfetto sul bordo... ... Ma guardati, fai pena! Ed io non tollero più di starti accanto, a costringere la vita mia allo stesso scomodo... Eh sì, m'arrendo! Mi do per vinto! Ma sappi che è alla tenacia di quel turbamento che cedo, ed è ad essa, e non a te, che pago il sofferto pegno.

<Si, forse è vero, ho vinto io... Ma tu hai contribuito di molto alla mia vittoria... Tu che non hai fatto nulla...NULLA!

<Come puoi dire questo! Io che ho solo cercato di esserti vicino in ogni modo.. No, la verità è che io non ho armi né amore a sufficienza per combattere una follia, la tua dannata ossessione di riprodurre in ogni aspetto di te e di quanto ti circonda ciò che dovrebbe essere, ed invece non è e forse mai potrebbe essere...

<Perché, dimmi, perché dovrei accettare ora i biancoscuri, i compromessi, le mezze tinte, se non l'ho fatto mai...

<Perché ora non hai più nulla da perdere, perciò vale la pena di provare...

<Si hai detto una cosa che mi risponde al vero. Nulla più da perdere ho oramai..



E lì distoglie il pensiero Claudia. Che non ha voglia di vedere ancora dolore crescere sopra la montagna dello stesso dolore. E così si spengono di nuovo tutte le luci in scena, e i ricordi tornano a farsi roccia, troppo pesante da trasportare fuori di sé.






Da quanto tempo piove? Da quanti giorni Claudia non esce di casa? Nessuno lo sa.

E nessuno lo saprà per molto tempo ancora, almeno fino a quando il mondo non verrà risvegliato all'attenzione da un olezzo ammorbante.

E quando qualcuno entrerà, e porterà un po' di luce in quelle stanze smorte, gli si parerà dinanzi una scena dove ogni dettaglio sarà fissato nell'immoto. E dove pure il corpo di Claudia non si muoverà più, nemmeno sotto i lampi frenetici della luce dei flash.

Nessuno, però, potrà mai far luce sull'ombra che continuerà a gravare, in ogni tempo a venire, come sulla vita così sulla morte di lei.

Quell'ombra intessuta dalla verità di un'ossessione assoluta, così rispondente, è pur vero, ad un anelito di perfezione estrema.

The Fray  - " How to save a life "

 
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