Restando sempre sul tema della scrittura, ho scoperto che una recente ricerca ha dimostrato che siamo più propensi a scrivere quando proviamo sentimenti negativi, quali il dolore, l’odio, la malinconia, la rabbia, piuttosto che quando siamo pervasi da sentimenti positivi. Perché attraverso la scrittura tentiamo di metabolizzare, anestetizzare i nostri malesseri interiori, trovando il modo di esternare, vomitare ciò che ci logora dentro, permettendoci di guardarlo dal di fuori, esorcizzandone in parte gli influssi negativi.Facendo una rapida e per quanto possibile obiettiva autoanalisi, devo dire che in parte devo convenire con quanto messo in luce da questa ricerca. Quando sono triste o straziato da un dolore emotivo, trovo rifugio nella scrittura, riuscendo a scavare e a portare alla luce, attraverso di essa, parti di me molto intime e profonde, che in casi normali non sarei neanche riuscito a sfiorare. L’aver poi dato forma, attraverso le parole al dolore mi permette di leggerlo e rileggerlo come se fosse una cosa esterna, lontana da me. Questo mi da l’opportunità di ragionare sul mio stato d’animo in maniera meno emotiva, più razionale, di vedere e vivere ciò che mi assilla in maniera meno angosciante, come se ne fossi meno coinvolto. Di conseguenza avverto che il dolore inizialmente provato si attenua e a volte comincio a vedere una soluzione per un problema che prima mi appariva senza vie d’uscita. Lo stesso non si verifica quando invece sono pervaso da sentimenti quali l’odio o la rabbia, che invece offuscano la mia mente, mettendo a tacere la mia voce interiore, ecco perché in quei momenti non provo l’esigenza di scrivere. Voi invece quanto vi riconoscete in quello che affermano i risultati di questa ricerca?