Virtualità, quante volte abbiamo usato questa parola per descrivere varie peculiarità del mondo internettiano, dai social, ai blog, ai veri e propri giochi basati su realtà virtuali, tanto che ognuno di noi si è costruito una propria concezione della virtualità, un proprio modo di interagire con essa, di viverla, di usarla. Anche perché spesso, più spesso di quanto molti di noi sono disposti a credere, il confine tra virtuale e reale è molto flebile, quasi evanescente. Virtualità, un’altra maschera, forse la più potente, dietro cui nascondere le nostre paure, le nostre debolezze? Oppure grazie alla quale costruire immagini di noi alternative estremizzando alcuni particolari della nostra personalità, attenuandone e smorzandone altri? Fingere di essere quello che in realtà non si è ma si sarebbe voluti in qualche modo essere? O più semplicemente tentare di trasporre integralmente ciò che siamo nella vita di tutti i giorni qui in questo mondo virtuale, facendolo divenire di fatto un’estensione della realtà stessa? Le varianti sono molteplici, direi infinite, come infinite sono le sfaccettature della personalità umana. Comunque sia, in qualunque modo uno decida di utilizzarla, ci mette una parte di se, distorta, contorta, alterata, camuffata, attenuata, amplificata, estremizzata o filtrata che sia poco importa, forse una parte di se, che neanche egli conosce. Per assurdo forse riesce ad essere più vero, più se stesso, qui dove fingere sembra quasi d’obbligo, che nella realtà, perché finalmente libero dai condizionamenti dettati dalla formalità fine a se stessa, libero da chi è abituato a giudicare l’aspetto e non la sostanza, perché qui si può anche essere solo parole senza un volto, qui il linguaggio non verbale non esiste, la gestualità non ci viene in aiuto. Resta solo la determinazione delle idee, l’efficacia nell’esprimerle, resta solo la profondità del pensiero, la concretezza su cui si fonda, il coinvolgimento delle emozioni, la capacità di contaminare gli altri con esse, utilizzando come unico strumento le parole. Qui possiamo entrare in contatto con persone che non sanno niente di noi, che non ci giudicano in base al nostro passato, che non sanno neanche come siamo fatti, come ci vestiamo, possiamo inventarci un nickname, prendere una foto qualsiasi e farla diventare la nostra immagine, possiamo trasformarci in chi vogliamo senza neanche ricorrere a un chirurgo estetico, perché qui non serve neanche una maschera dietro cui nascondersi, basta un monitor. Ecco perché sempre più spesso mi ritrovo a pensare che la virtualità a volte può divenire più reale della realtà stessa, perché essa è solo uno strumento nelle nostre mani, così come lo è un coltello che possiamo utilizzare per tagliare o per spalmare… dipende solo da noi.